Ticino

La Trascendenza (in ricordo di don Sandro Vitalini)

Di fronte all’insondabile profondità della vita divina la ragione umana tace in un’adorazione silenziosa. Ma nella persona del Verbo la trascendenza di questa vita si svela e si esprime in modo umano in un cuore d’uomo. Il Verbo fatto carne partecipa al nostro dramma fino in fondo, condividendo la nostra ignoranza, la nostra sofferenza, la nostra morte.

Nell’abbandono sulla croce la sua kenosi ci si rivela nella sua abissalità. Senza l’Incarnazione la nostra conoscenza di Dio resterebbe radicalmente imperfetta. Nell’Incarnazione Dio ci rivela che la sua vita è amore interpersonale, che si effonde su tutta la creazione.

Il mistero della divinizzazione raggiunge tutti gli uomini; riconoscendosi fratelli, riconoscono il loro unico Padre. Contemplando il mistero dell’Incarnazione che lo divinizza, l’uomo scopre il senso della sua apertura verso l’infinito e si rallegra di sapere che quest’apertura si è pienamente attualizzata nel Verbo incarnato. Facendosi uomo, ci ha reso «dei», aspirandoci verso la pienezza della vita.

L’uomo è chiamato a lasciarsi associare da Gesù ai misteri della sua vita, morte e risurrezione, in modo da potere pienamente realizzarsi. L’uomo si rivela così a se stesso perché, nel Cristo, l’uomo perfetto, egli si rende conto che esiste solo nella misura in cui si dona; la persona umana raggiunge la sua suprema grandezza nel dono totale di se stessa per gli altri; la sua vocazione fondamentale è l’ «essere per».

L’uomo per sua natura, è infinitamente distante dal suo Creatore. Ma nel mistero dell’Incarnazione la vita divina penetra così profondamente la natura umana di Gesù che si può dire che ne riceva una «impronta» umana. Avendo Gesù un cuore d’uomo, la vita divina assume, se si può così esprimersi, delle dimensioni nuove, che sarebbero state a priori impensabili.

La dottrina classica considera l’Incarnazione come una relatio rationis da parte di Dio, nel senso che in Lui non si verifica il minimo cambiamento e l’Incarnazione resta per lui una realtà «accidentale». Ma questa categoria si ispira più ad Aristotele che alla Scrittura.

Mentre Aristotele, infatti, indica la divinità come Motore immobile, la Bibbia le dà cuore, sentimenti, vibrazioni, che noi troppo affrettatamente abbiamo designato come «antropomorfismi». Nella prospettiva biblica l’Incarnazione non si presenta come una realtà puramente accidentale, perché Dio in qualche modo «cambia». Con l’Incarnazione un cuore d’uomo pulsa nell’ambito della comunione trinitaria. Sia la categoria filosofica della «immutabilità» dell’Atto puro sia la categoria biblica della «mutabilità» del Dio Amore non devono essere opposte, ma assunte e riconosciute, integrate nella trascendenza di una Vita che ci sfuggirebbe, se il Verbo incarnato, Gesù, non ci avesse dato la gioia d’esserne partecipi.

don Sandro Vitalini

Tratto da: Credo in Gesù Cristo, Edizioni La Buona Stampa, Lugano 1993, pp. 161-163.

Contributi precedenti:

Il buon senso (in ricordo di don Sandro Vitalini)
La vita eterna (in ricordo di don Sandro Vitalini)
Che cosa è il cristianesimo? (in ricordo di don Sandro Vitalini)
L’accoglienza secondo il Nuovo Testamento (in ricordo di don Sandro Vitalini)

Don Sandro Vitalini foto @osservatore.ch
27 Agosto 2020 | 08:44
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