Ticino

La testimonianza di Roberta Moriani, docente di istruzione religiosa scolastica

«Insegnare è la mia passione!» ci dice con grinta e positività Roberta Moriani, docente di istruzione religiosa cattolica dal 2001, anno nel quale dopo aver frequentato un triennio di scuola diocesana, ha conseguito il certificato di abilitazione all’insegnamento nelle scuole elementari. Sposata dal 1997, una figlia di 14 anni, dal 2009 vive a Mezzovico dove, in accordo col parroco, insegna ai bambini dalla prima alla terza elementare. Dal 2016 frequenta la Facoltà di teologia di Lugano con l’obiettivo di conseguire un Bachelor in studi teologici per insegnare anche alle scuole medie.

«Questa pandemia – ci racconta Roberta – mi ha colto alla sprovvista, come tutti del resto, e all’inizio non sapevo come fare a mantenere un legame con i miei alunni. Desideravo garantire una mia presenza e un sostegno morale in un periodo così difficile. Normalmente quando con i bambini affronto il tema della Pasqua, sottolineo il fatto che Gesù era un uomo tra gli uomini, camminava con loro, li accompagnava e sosteneva, dava un senso e un valore alle loro sofferenze, li esortava a rivolgere lo sguardo oltre la realtà di questo mondo. Avrei voluto poter parlare in classe di questa imprevista situazione di dolore, per ascoltare le paure, le domande e lo smarrimento dei bambini di fronte alle tante vittime del covid-19. Trovo sia davvero un tempo prezioso quello trascorso in classe all’ascolto dei tanti interrogativi che emergono, soprattutto su un tema così delicato come quello della morte, argomento che cerco di affrontare con molta cautela e con una modalità istruttiva e non catechetica come richiesto dall’ora di istruzione religiosa. Non potendo vedere di persona i bambini, facendo lezioni online a distanza, ho ritenuto meglio non affrontare questi temi non in presenza».

I bambini nei primi anni delle elementari ancora non leggono e scrivono in modo fluido. Le schede didattiche possono risultare complesse e un po’ noiose. Inoltre il contatto visivo a quell’età è fondamentale. «Confrontandomi con altre mie colleghe – prosegue Roberta – ho pensato di fare delle video lezioni. Sono stata incoraggiata e sostenuta anche dall’UIRS (Ufficio istruzione religione scolastica) che si è attivato in questi mesi creando un nuovo sito web dove è disponibile del materiale didattico a cui si può attingere per le proprie lezioni. Nei miei video ho parlato liberamente ai bambini di quello che vivevo, mettendo in evidenza da una parte il dispiacere di non poterli incontrare di persona e dall’altra la gioia di poterli raggiungere virtualmente; poi raccontavo loro qualche argomento previsto dal programma e consegnavo un disegno, un cruciverba o altro da fare per la settimana successiva. Questa modalità è stata molto gradita dai bambini, ai quali sembrava di guardare la TV più che fare la classica lezione di religione. Inoltre con questa didattica ho potuto raggiungere non solo gli allievi, ma anche i loro genitori con cui purtroppo non ho molti contatti».

I bambini inizialmente hanno vissuto il lockdown come una vacanza straordinaria, ma successivamente molti hanno espresso il desiderio di tornare a scuola per riallacciare tutti quei rapporti umani fondamentali per la vita e l’apprendimento. «Purtroppo – sottolinea Roberta – dopo l’11 maggio noi docenti di materie speciali non abbiamo potuto rientrare in classe, in quanto la presenza dimezzata rendeva difficile la gestione delle diverse ore nelle varie sedi.»

L’incertezza su come si riaprirà il nuovo anno scolastico preoccupa molti docenti. «Purtroppo – prosegue Roberta – in questi mesi di lockdown non tutti gli insegnati di religione cattolica hanno avuto la capacità di adattarsi alla nuova situazione, sfruttando al meglio le tecnologie informatiche. Molti si sono semplicemente fermati, forse scoraggiati o poco preparati ad affrontare questa sfida. Non condivido questo tipo di atteggiamento in quanto non garantisce una continuità, non solo al nostro insegnamento, ma soprattutto a quel rapporto personale che cerchiamo di stabilire sia con i bambini che con gli altri docenti, cercando di essere una presenza attenta, attiva e al passo con i tempi. Mi auguro che la scuola possa ricominciare in modalità classica, ma un sano realismo mi porta a considerare e a non escludere anche altri eventuali scenari. Per affrontarli e gestirli al meglio non è possibile improvvisare, pertanto spero si organizzino delle giornate di aggiornamento sull’utilizzo degli strumenti informatici per la gestione delle lezioni a distanza. Oltre all’aspetto pratico vi è anche quello didattico, dove è necessario fissare e monitorare gli obiettivi raggiungibili che non possono essere gli stessi di un insegnamento in presenza. Non è da sottovalutare neanche l’impatto emotivo che una seconda ondata di Covid-19 potrebbe suscitare in allievi e docenti. Solo insieme, unendo le forze, è possibile affrontare le sfide future.

Federico Anzini

30 Giugno 2020 | 07:05
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