Internazionale

La storia di padre Angelo Fantacci, missionario «nelle mani dell'Artista»

Quella di padre Angelo Fantacci è una storia di amore straordinario nei confronti di Dio, nei confronti dell’uomo e nei confronti della missione in cui padre Angelo è stato chiamato a spendere l’intera esistenza terminata pochi mesi fa.

Ma andiamo con ordine. Padre Angelo Fantacci è stato un missionario italiano (originario di Frosinone), morto lo scorso dicembre a Nairobi in Kenya all’età di 95 anni, di cui 73 vissuti da «missionario della Consolata» e 69 da sacerdote. Durante la sua lunga missione ha avuto modo di incrociare il suo sguardo di missionario con l’Associazione ticinese «Chid to Child for Africa» che ancora lo ricorda con grande affetto. È proprio da questo ricordo che nasce il desiderio di diffondere la sua storia che qui di seguito raccontiamo, aiutati dalle parole del missionario stesso che pochi mesi prima di morire ha rilasciato in una lunga intervista in cui ripercorre le tappe più importanti della sua vita.

Una vocazione, quella di padre Angelo, nata in tenera età, durante una stagione estiva che, come racconta lui stesso, era solito trascorrere «da una zia a Fiuggi. Tutte le mattine partecipavo alla messa» ed è qui che rimase incuriosito da un sacerdote. «Una mattina, mentre uscivo, lui mi chiamò: ›Conosco tua zia, dille che ti mandi a trovarmi dove io abito’. Ed è così che incontrai monsignor Filippo Perlo che iniziò a parlarmi delle missioni. Da lì nacque la mia vocazione missionaria: a ottobre dello stesso anno decisi di andare nel seminario dei missionari della Consolata. Venni ordinato in Piemonte nel 1950».

L’Arrivo in Kenya

Dopo qualche anno di «tirocinio», padre Angelo sbarca nel continente africano nell’agosto del 1961 e dal 1963 fino al 1971 rimase nel Nord del Kenya, ad Archer’s Post, una località dispersa dove non c’era nulla. Nel 1972 venne poi trasferito come parroco nella missione di Maralal, nella zona del lago Turkana, dove costruì quella che oggi è la Cattedrale dell’omonima diocesi. Lo stesso anno venne eletto consigliere del superiore dei missionari della Consolata in Kenya. Nel 1975, venne aperta una missione sulla costa, nella città portuale di Mombasa, dove la maggior parte degli abitanti era musulmana. «Nessuno però voleva andarci. Io ero del consiglio, uno di quelli che avevano approvato il nuovo progetto; così il superiore e gli altri padri mi dissero «accetta almeno tu che puoi andare e cominciare»». E così fece. A Mombasa, dove rimase fino al 1996, la situazione non era facile a causa delle forti tensioni tra i nativi (islamici) e quelli che venivano da fuori (in maggioranza cristiani). Nel 1992 e nel 1997 gli scontri furono così violenti che la missione si trovò invasa dai rifugiati.

Negli anni, padre Angelo portò avanti la sua missione con grande entusiasmo ed umanità. L’attenzione per i più piccoli rimase sempre nel cuore della sua opera: costruì scuole a Mombasa, ad Archer’s Post e anche a Ukunda, vicino a Diani.

Il lavoro non è nostro, ma di Dio

«Ho sempre notato che la gente, pur vedendo il nostro colore bianco, ci ha sempre accettato con cordialità. Io contrasti duri non li ho mai avuti. Con qualche autorità sì, ma con la gente mai. Sempre in buoni rapporti. E hanno sempre ascoltato e sempre stimato ciò che si faceva per loro e questo ci incoraggiava a continuare a predicare il Vangelo, perché il Vangelo, come dice il Signore, è la parola della vita, la parola della salvezza e anche la parola di tanta gioia. Perché più si ascolta il Vangelo e più si segue Gesù e più uno si avvicina a lui e si avvicina anche all’eternità».

Sull’avviso per il funerale di padre Angelo, avvenuto il 3 gennaio 2020 al cimitero dei missionari della Consolata al Mathari, Nyeri vicino alla chiesa Memoriale degli Italiani, c’era scritto: «Caro padre Angelo, hai dato tutta la tua vita alla missione del Padre, come una matita nelle mani dell’artista: ti sei lasciato affinare e usare liberamente fino alla fine…».

Vedi anche Missioni Consolata

Padre Angelo Fantacci tra la gente della sua missione.
7 Maggio 2020 | 18:44
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