Commento

La spiritualità «nascosta» delle canzoni del 69esimo Festival di Sanremo

«Caratteristica di Sanremo 2019 è una sorta di filo sotterraneo della spiritualità». Lo ha detto il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nell’intervista a Vatican News, sul 69mo Festival della canzone italiana.

Ascolta l’intervista con il cardinale Ravasi.

Le canzoni sembrano avere un respiro più ampio del solito. Che ne pensa?

R. – È vero. Pensiamo al tema dell’educazione, dell’intergenerazionalità, dell’abuso, dell’economia, del denaro, del virtuale… E un altro aspetto che si nota è una sorta di filo sotterraneo della spiritualità. Io, ad essere sincero, non ho ascoltato tutte le canzoni dal punto di vista musicale, anche se ho avuto la fortuna di avere dei testi e poterli leggere anche prima. La qualità musicale mi sembra abbastanza minore, ma questa intensità è significativa. Io ho twittato «Argento vivo» di Daniele Silvestri perché c’era questo tema aspro della educazione, del bambino che deve essere plasmato.

Lei però ha twittato anche un passo della canzone di Cristicchi: «Basta mettersi al fianco invece di stare al centro»…

R. – Per questo dico che forse è un elemento più vicino alla nostra cultura e spiritualità, come lo è Cristicchi. Soprattutto, mi pare molto rilevante, anche per noi ecclesiastici, questa idea che noi siamo al centro, che dobbiamo dare un messaggio, che è vero; ma qualche volta perché questo messaggio sia percepito devi stare spalla a spalla con l’altro. Mettersi a fianco. Io ricordo una bellissima poesia di Borges – un autore che amo, questo scrittore argentino, che è caro anche a Papa Francesco – il quale immaginava che il Cristo crocifisso non fosse al centro ma fosse il terzo. Perché era l’ultimo degli ultimi e quindi poteva capire gli altri due. E questo è veramente il messaggio che credo, con la sua sensibilità spirituale, anche Cristicchi abbia proposto.

Una sensibilità trasversale: c’è una richiesta di ascolto ma allo stesso tempo una conferma di come si dovrebbe ascoltare. Anche questo è notevole, in un tempo in cui tutti urlano…

R. – La sua, è veramente una delle considerazioni che avrei voluto fare io! Effettivamente è l’elemento forse nodale, sotterraneo. Siamo in un tempo in cui la politica prima di tutto o comunque la comunicazione di massa è fermamente convinta che quanto più lanci un messaggio centrale, veemente, violento anche, alcune volte, urlato, aggressivo, tu vinci e hai l’ascolto. Purtroppo è anche vero, lo dobbiamo riconoscere perché alla fine c’è un’adesione molto più facile e spontanea con quell’espressione lugubre, che è quella dell’adesione di pancia. Ma dall’altra parte scopriamo che alla fine è proprio il sussurrato, l’intimità, l’interiorità: non della coppia che si ritrova da sola, no, ma l’eco profonda dello spirito, dell’anima. E questo è il bisogno che l’altro ha di dire queste cose che sono sepolte e quindi ha bisogno di un altro tipo di comunicazione e un altro tipo di ascolto.

VaticanNews/red

8 Febbraio 2019 | 10:53
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