Internazionale

La sfida dell'eco-giustizia unisce il Papa e i giovani. Intervista al prof. Simone Morandini

L’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco sull’ambiente non è una meteora nel recente magistero cattolico dedicato al tema. I predecessori di papa Bergoglio, da Paolo VI a Giovanni Paolo II fino a Benedetto XVI si erano espressi sull’argomento, anche se l’Enciclica del 2015 segna il momento in cui la Chiesa cattolica mette al centro la questione ambientale. Ne parliamo con il professor Simone Morandini, laureato in fisica e dottore in teologia, docente di fisica e matematica e di teologia ecumenica, nonché membro del Gruppo di lavoro «Custodia del Creato» dell’Ufficio per il Lavoro e i Problemi Sociali della Conferenza Episcopale Italiana che su questi temi è intervenuto a Giubiasco, ospite dell’Associazione Biblica della Svizzera italiana (ABSI) e di diversi enti solidali cristiani ticinesi.

Prof. Morandini, l’attualità ci ha proposto le immagini degli immensi incendi che hanno distrutto le foreste australiane. Se la Chiesa, con la Laudato si’ considera che tra le cause dei cambiamenti climatici c’è il fattore umano, non tutta la politica è concorde. Nel mondo scientifico hanno ancora un peso sia i rapporti che negano i cambiamenti climatici, sia la responsabilità umana negli stessi, e quanto queste posizioni influenzano la politica? «Il grosso problema è che la politica non ascolta la scienza. Tra gli esperti di clima non c’è più nessun dubbio sui due aspetti citati, a porre domande in materia restano quegli scienziati che non sono climatologi. I maggiori rapporti sul cambiamento climatico, ad esempio lo Special Report on Climate Change and Land by the Intergovernmental Panel on Climate Change, dicono che è impossibile spiegare quello che sta accadendo senza fare riferimento anche al contributo dell’uomo. La politica purtroppo si lascia guidare da altri interessi e non sempre ascolta il discorso scientifico».

Il Papa è molto positivo attorno al movimento giovanile iniziato da Greta Thunberg. Lui stesso ha incontrato Greta e a conclusione del Sinodo sull’Amazzonia ha lodato l’impegno dei giovani in materia di sfida ambientale. Greta Thunberg però viene accusata di usare toni apocalittici e di esprimere argomenti poco scientifici. Qual è la sua opinione? «Greta legge e studia i rapporti internazionali e fonda le sue affermazioni solidamente su questi documenti. Certo, i toni che usa non hanno l’aplomb di uno scienziato, ma si tratta di un’adolescente che vive sulla propria pelle la paura di un futuro che si prospetta poco abitabile per lei e per i suoi coetanei. Quindi manifesta la sua rabbia. L’unica obiezione che si può fare a lei e al movimento Fridays for future è una certa semplicità nelle proposte, una mancanza di articolazione. Va tenuto presente che non siamo davanti a giovani laureati in economia ambientale e che questi ragazzi non hanno neppure una visione complessa della realtà. Tocca ad altri rilanciare in modo strutturato e competente le loro istanze, come – tra l’altro – sta facendo l’Unione Europea».

L’Enciclica Laudato si’ di Francesco è il fiore all’occhiello della Chiesa in materia ambientale. Come è stata accolta e come viene approfondita? «L’Enciclica è stata accolta molto bene sia dalle altre Chiese cristiane, sia all’interno di mondi religiosi completamente diversi. In questo periodo ho lavorato su due testi, uno buddista e l’altro musulmano che citano positivamente e con apprezzamento la Laudato si’. Anche l’accoglienza del mondo scientifico è stata entusiastica al punto che una rivista come Nature ha dedicato un numero online della sua edizione sui cambiamenti climatici proprio all’Enciclica: un fatto senza precedenti».

Professor Morandini, «Giustizia e libertà … e ambiente», è stato il tema della conferenza di Giubiasco. Tre istanze che richiedono un nuovo equilibrio rispetto al passato. Di che tipo? «Tutte le grandi narrazioni del ›900 che hanno messo al centro il tema della libertà, della giustizia, dell’eguaglianza e della promozione degli esseri umani oggi hanno bisogno di essere rimodulate alla luce di questo tempo che stiamo imparando ad abitare e a chiamare «antropocene» (ndr un termine coniato ad inizio anni ’80 che attribuisce all’attività umana le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche). Giustizia e libertà rimangono valori forti, ma vanno riletti: giustizia significa quindi eco-giustizia, non solo giustizia quanto alla disponibilità economica, bensì riguardo all’accessibilità dei beni ambientali e alla non esposizione ai rischi per l’ambiente; anche la libertà deve assumere connotazioni diverse: la consapevolezza di vivere in un pianeta finito chiede di rimodulare alcune prospettive come il consumo, che non può crescere in modo illimitato, se vogliamo che ci sia la possibilità di un benessere anche per le future generazioni».

Il mondo protestante e la Chiesa ortodossa, sia a livello di interventi che dal punto di vista pratico, si sono mossi prima della Chiesa cattolica in campo ambientale. Qualcuno dice che la Chiesa cattolica è arrivata in ritardo, anche se l’uscita dell’Enciclica Laudato Sì di Francesco avrebbe colmato il ritardo. È così?

-Diciamo che papa Francesco non ha cominciato da zero. Da parte cattolica i segnali anche in passato ci sono stati, pur se soprattutto occasionali. Pensiamo alla lettera apostolica Octogesima adveniens di papa Paolo VI (1971), scritta in occasione degli 80 anni dell’Enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII. Poi sono arrivati testi più impegnativi, come il messaggio di San Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale della Pace del 1990 e quello di papa Benedetto, nel 2010. Va anche detto che molti episcopati nazionali, dal Brasile alla Nuova Zelanda, alla Germania, in questi ultimi decenni, sono intervenuti su queste tematiche. La Laudato Si’, tuttavia, ha segnato un salto di qualità, in primo luogo mettendo la questione ambientale al centro della preoccupazione della Chiesa cattolica e colmando così un certo ritardo in rapporto alle altre Chiese cristiane. L’Enciclica, va ricordato che ha rilanciato anche degli spunti di grande competenza elaborati dalle Chiese ortodosse e protestanti e dal Consiglio Ecumenico delle Chiese.

La politica si lascia guidare da altri interessi, diceva sopra. Certa economia fino ad oggi decisiva, ha sfruttato soprattutto la terra. Lo ha fatto notare il prof. Bruni, responsabile del progetto internazionale l’economia di Francesco, in una recente intervista al nostro portale e al settimanale catholica. Qual è il suo punto di vista?

La riflessione economica si sta accorgendo che una strategia di cura dell’ambiente e di presa a carico delle questioni ambientali, risulta essere più lungimirante rispetto ad una strategia di mero sfruttamento. Sono passati ormai 10 anni da quando il rapporto Stern, che ha valutato costi e conseguenze del riscaldamento climatico, è arrivato alla conclusione che investire in ambiente è oggi la miglior strategia economica. La politica però ha uno sguardo a breve termine, privilegia ancora una serie di interessi particolari e di breve periodo e non considera che la minaccia ambientale colpisce già oggi.

Cristina Vonzun

2 Febbraio 2020 | 16:42
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