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La misericordia abita anche nel carcere

«Qui entra l’uomo, il delitto rimane fuori», questa la frase che si incontra prima di entrare nelle carceri Apac in Brasile. La stessa frase accoglie i visitatori della mostra, allestita al Meeting, intitolata «Dall’amore nessuno fugge», che illustra il progetto dell’Apac (dal nome dell’associazione che le gestisce, Associazione di protezione e assistenza ai condannati) che nell’ong internazionale «Avsi» ha il suo partner. Ladri, stupratori e assassini che vivono un’esperienza esemplare nel paese con la quarta popolazione carceraria al mondo, circa 600mila detenuti dei quali quasi 250mila in attesa di giudizio. In Brasile sono 50 le carceri Apac, ognuna delle ospita al massimo 200 detenuti. Non ci sono né guardie né secondini, le chiavi delle celle sono in mano agli stessi «recuperandi», così vengono chiamati i detenuti, ai quali viene insegnato un mestiere e dunque a risocializzare. Un metodo che sembra funzionare come testimonia la percentuale di chi torna a delinquere dopo la galera, solo il 20% rispetto alla media nazionale che sfiora l’80%. L’origine e il soggetto di questa esperienza è, spiegano dall’Avsi, «un piccolo gruppo di persone che, affascinate da Cristo, cominciano a generare un vincolo di amicizia che si compromette con la realtà e che li porta a introdurre un cambiamento anche a livello sociale e politico».

Il fondatore di quest’opera è Mario Ottoboni, un avvocato che nel 1972 comincia a prestare volontariato nelle carceri brasiliane per dare ai condannati la possibilità di pagare il debito con la giustizia senza perdere la propria dignità. Le Apac, infatti, non si propongono come obiettivo quello di essere una alternativa al sistema comune delle carceri, ma si pongono come un’esperienza esemplare di come si può «recuperare l’uomo rimuovendo il criminale». Nel contesto dell’Anno della Misericordia voluto da Papa Francesco, questa esperienza è stata presentata ieri sera al Meeting di Rimini «come un esempio paradigmatico dello sguardo che introduce Cristo nella storia, cioè un amore incondizionato che non trova il valore dell’uomo solo nelle sue azioni, ma confida totalmente nella forza dell’amore e del perdono, e nella capacità del cuore dell’uomo di riconoscere il bene, la verità e la bellezza quando queste gli vengono mostrate». Il percorso della mostra è composto da testi, foto e video e, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole rappresentare «una sfida al criterio con cui normalmente guardiamo chi sbaglia, pieni di pregiudizi e obiezioni. Non chiediamo al visitatore di annullare a priori i pensieri con cui arriva in mostra ma di provare a sottomettere la ragione all’esperienza che incontrerà».

(AgenSIR)

Una delle scorse edizioni del Meeting di Rimini
24 Agosto 2016 | 12:22
carcere (8), meeting (17), misericordia (52)
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