Ticino

La Madonna del Sasso: un luogo dove Maria custodisce i suoi figli

Festa della Madonna del Sasso in due tempi: sabato i giovani, domenica i fedeli con il vescovo di Lugano. Un luogo, questo Santuario sul monte, dove fede mariana e legame al carisma francescano si intrecciano. I pellegrinaggi di S. Francesco in Terra Santa sui luoghi di vita di Gesù e di sua Madre, Maria; la celebre preghiera francescana intitolata «Saluto alla Beata Vergine Maria»; la devozione alla piccola chiesetta di S. Maria degli Angeli, meglio conosciuta come «Porziuncola», ad Assisi: sono tante e genuine le testimonianze storiche, i racconti, che ci parlano della fede mariana di S. Francesco. Una fede poi trasmessa ai suoi compagni e che si perpetua oggi anche in Ticino, dove i frati cappuccini sono custodi del santuario locarnese della Madonna del Sasso, patrona della diocesi di Lugano. Quest’anno, anche per permettere un accesso al santuario più controllato, la festa per la sua memoria liturgica – sempre molto sentita –  è stata celebrata in due momenti. A cominciare da sabato sera, quando per le strade di Locarno si è sentito risuonare un «Eccomi» forte e chiaro: l’eccomi, certo, di Maria, ma anche quello intonato dai circa cinquanta giovani che, con entusiasmo e nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie in vigore, sono saliti al santuario per prendere parte alla Veglia animata dalla Pastorale giovanile della diocesi, al termine della novena iniziata la scorsa settimana. I giovani sono giunti in santuario dopo aver percorso la Via Crucis sottostante e dopo un momento di condivisione e festa sul lungolago di Muralto, per affidare alla Madonna l’anno scolastico appena cominciato e per sentire dalla viva voce dei frati quanto, ancora oggi, il Santuario sia un punto di riferimento per pellegrini e fedeli.

Un incontro che ha avuto al centro la testimonianza di padre Mauro Jöhri accompagnato da Fra Eraldo Emma e padre Agostino Del Pietro. «Ogni santuario – ha spiegato ai ragazzi fra Eraldo Emma – è un luogo che ricorda la misericordia del Signore, luogo di grazia e benedizioni, dove trovare conforto e ristoro. Ma è anche luogo del silenzio; quel silenzio in cui Dio parla ai nostri cuori. Qualcuno ha parlato dei santuari come «ospedali d’alta quota»: sono i frati, quali custodi, a occuparsi della cura spirituale dei pellegrini, aiutandoli nella dimensione dello spirito e offrendo loro la possibilità di un accompagnamento spirituale, proprio come Cristo accompagnò i due discepoli sulla via di Emmaus, cercando di rispondere alla loro nostalgia di eternità».

Nella mattina di domenica 5 settembre, invece, la Santa Messa con mons. Valerio Lazzeri, vescovo di Lugano. Partendo dal Vangelo, il Vescovo ha approfondito l’importanza e il significato del santuario: «La prima mossa di Gesù, in questa pagina di Vangelo, sorprende tutti: Gesù porta via questo sordomuto, lo porta in disparte per farlo partecipe di un’esperienza di rinascita, lo pone in un luogo materno, dove essere accolto, usando un linguaggio non di parole ma anzitutto fatto di gesti primordiali. Lo raggiunge così nella profondità del suo essere, per fargli ritrovare la motivazione di cantare la gloria di Dio. Ebbene, cosa dobbiamo cercare in un luogo come questo, se non uno spazio dove essere accolti semplicemente per quello che siamo? Uno spazio in cui possiamo incontrare non una teoria sul nostro modo di vivere o su come affrontare i problemi, ma il contatto vivo e reale con quella presenza di cui ha sete il nostro cuore. È Maria la custode di questo luogo «altro», di questi spazi «materni», nei quali non ci estraniamo dalla vita, non ci allontaniamo dalle responsabilità, ma entriamo in quella vocazione che abbiamo ricevuto con la nostra chiamata all’esistenza e adesso si specifica giorno dopo giorno. Qui, in santuario, la nostra storia può essere presentata, perché c’è qualcuno che ci accoglie senza fare commenti: Maria crea spazio affinché noi possiamo essere accolti».

La celebrazione della domenica (foto @catt.ch)

«Più che mai abbiamo bisogno di un luogo così. Veniamo da un anno travagliato, ancora adesso riprendendo il cammino sono tante le preoccupazioni del cuore, tante le incertezze. Sentiamo il bisogno non di una guarigione generica; e Gesù, infatti, non agisce in base a un protocollo, ma inventa una terapia giusta per ciascuno di noi. Ciascuno di noi porta dentro una ferita che deve essere raggiunta non con un gesto banale, convenzionale, ma un gesto che comprenda il nostro dramma, la nostra tragedia, la nostra personale incapacità di amare e la nostra fatica di sentirci amati. Il vangelo di oggi ci parla di questa possibilità: l’opportunità di sciogliere quel nodo che ci impedisce di respirare a fondo nella vita. Effatà. Abbiamo bisogno di ritrovare tale respiro filiale. La nostra è una condizione ferita, incompleta: chi di noi può dire di aver raggiunto ciò che il suo cuore desidera? Il nostro cuore è assetato di una vita inesauribile. Ma questo non ci deve preoccupare: il Signore ci ha fatto insaziabili perché ha voluto che scoprissimo che il suo amore è inesauribile».

Infine la richiesta accorata del vescovo: che si preghi anche per il cammino della chiesa ticinese, in questi tempi difficili, e si preghi anche per chi ha delle responsabilità importanti in questo cammino.

L. Q.

il vescovo con il coro che ha animato la celebrazione foto @catt.ch
5 Settembre 2021 | 20:49
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