Ticino

La Biblioteca diocesana: dopo tanti traslochi, ora la rivalorizzazione

È stato, fin qui, un destino itinerante, quello della biblioteca diocesana di Lugano. Un destino legato a doppia mandata a quello del seminario della diocesi, con cui ha condiviso nei secoli la sorte.

Fino al 1968 quando, con il trasferimento del seminario San Carlo a Friburgo, le loro strade sembrarono separarsi definitivamente. Non sembrò, infatti, il caso di trasferire i migliaia di volumi oltralpe che così, chiuso il seminario, finirono dapprima in un locale deposito e poi…in soffitta.

Finché con i lavori di ristrutturazione del Centro San Carlo a Lugano-Besso, dato in affitto al Conservatorio della Svizzera italiana, nel 2003, i libri furono di nuovo «sfrattati». Fu cercato un altro luogo dove custodire l’ingombrante patrimonio che fu infine trovato, in un altro seminario: quello minore, questa volta, che aveva sede nel collegio Santa Maria, a Pollegio. Dopo alcuni lavori per accogliere al meglio la biblioteca, i volumi trovarono quindi una nuova casa in Leventina. Ma anche qui non fu per molto.

Nel 2010 per volontà di mons. Pier Giacomo Grampa, il fondo librario fece ritorno a Lugano per essere di nuovo ricongiunto col seminario, che nel frattempo era stato riaperto nella struttura del Collegio Pio XII a Lugano-Breganzona. Questa volta non fu una cappella, anzi, una excappella ad accoglierli – come era stato il caso di Pollegio – ma una palestra inutilizzata del collegio, che venne sacrificata per i 2200 metri lineari di libri, che trovarono alla fine lì una loro nuova collocazione. Collocazione che hanno mantenuto fino ad oggi. Ad occuparsi di loro, in quegli anni, Timoteo Morresi e, in seguito, Gabrio Figini, che sull’arco di seisette anni provvidero alla schedatura di questi circa 12-13 mila volumi tanto che nel 2016 la biblioteca diocesana poté entrare a far parte del Sistema bibliotecario ticinese.

Al «fondo antico», originario della biblioteca dell’ex seminario costituito da circa 20 mila libri, che comprende anche alcuni incunaboli, cinquecentine, seicentine e settecentine e che costituisce, per così dire, il cuore dell’intera biblioteca, nel corso degli anni si sono aggiunti anche alcuni fondi provenienti da diverse biblioteche private.

Nel novembre 2013 mons. Pier Giacomo Grampa, al momento delle sue dimissioni da vescovo, dona i suoi circa 4 mila volumi, tra libri di teologia, filosofia morale, storia, storia dell’arte e letteratura. Don Luigi Agustoni (1917-2004), pioniere negli studi di canto gregoriano e liturgia, aveva fatto la medesima cosa con i suoi 2.580 volumi. Poi c’è il fondo di don Willy, giunto ad arricchire la biblioteca nel 2015 e costituito da libri soprattutto di teologia e pastorale familiare. Quello di Dario Palmisano (1929-2012) studioso appassionato di storia e di religioni, e infine quello di Pietro Agostino d’Avack (19051982), avvocato e giurista italiano, rettore dell’Università degli Studi di Roma «La Sapienza», che venne acquistato all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso da mons. Eugenio Corecco con il desiderio di lasciarli a disposizione degli studenti della Facoltà di Teologia. Esso comprende diverse cinquecentine, seicentine, settecentine, nonché libri dell’Ottocento e del Novecento e di cui una parte è in deposito alla biblioteca Salita dei Frati. Ultimo e più recente, infine: il «fondo moderno» nel quale sono confluiti i libri del seminario, che nel 2016 cambiando sede da Lucino al Centro San Giuseppe a Lugano, ha messo a disposizione della biblioteca circa 4 mila volumi.

di Corinne Zaugg

16 Giugno 2021 | 17:00
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