Ticino

In dialogo per trasmettere il proprio vissuto: le famiglie in cammino in questo periodo di «tempo sospeso»

Per don Willy Volonté, delegato vescovile nella Commissione diocesana per la Pastorale della famiglia, al di là dell’aspetto organizzativo, l’importante, in questo periodo di difficoltà a causa della pandemia di coronavirus, era di non restare al balcone a guardare qualcosa che stava capitando, ma di esserci dentro da protagonisti. «Il primo ad essere implicato sono io, la mia persona, e quindi l’importante era trasmettere il mio vissuto: solo così si può fare pastorale, educare alla fede», ci confida. La Pastorale Familiare ha giocoforza dovuto rinunciare negli scorsi mesi agli incontri formativi del sabato o alle vacanze formative per le famiglie in presenza ed ha quindi optato per degli incontri in rete con «Famiglie in dialogo». Seguendo l’invito del vescovo Valerio Lazzeri, sono state delle occasioni per toccare il cuore, l’interiorità della persona, non solo per organizzare le cose diversamente.

«In questo periodo sospeso mi hanno aiutato molto due frasi», ci confida don Willy. «La prima è quella del profeta Osea che così si esprime ›chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo’. Se ci ingolfiamo dentro a ciò che ci sta capitando senza guardare verso l’Alto non riusciamo a capirne il significato di una circostanza. Ritorniamo alla storia della salvezza: il Signore ha mandato delle situazioni difficili, talvolta violente, affinché la gente imparasse a guardare in Alto, verso il Signore della storia e a fidarsi di Lui. La seconda è di San Paolo: ›tutto coopera al bene per coloro che amano Dio’. C’è un positività dentro la fatica, ma per cogliere il bene nelle circostanze della vita bisogna imparare ad amare Dio.
Ad accompagnare i partecipanti nei due collegati in streaming (oltre 200 persone), anche il nostro vescovo Valerio, che ha insistito molto su tre dimensioni di cui occorre fare tesoro: essenzialità (ciò che veramente conta nella vita), interiorità (profondità delle persone), comunità (profondità delle relazioni, dello stare insieme).

Difficile dire adesso se questa difficile esperienza abbia avvicinato la comunità diocesana. Ha lasciato qualcosa oppure è percepito come una brutta avventura che si sta per chiudere? Una risposta per ora non c’è. Di certo è che sono in molti a ringraziare per essere stati accompagnati da iniziative come quelle proposte dalla Pastorale Familiare, dal Santo Rosario guidato dal vescovo, dalle Messe domenicale in rete. «Ho capito che la gente ha bisogno di guardare qualcuno per trovare conforto «, evidenzia don Willy, che però sottolinea l’importanza che ciò venga portato anche nelle famiglie. «Non c’è solo la liturgia della chiesa, anche quella della famiglia: sono fondamentali i momenti di preghiera strutturati dall’interno delle famiglie».

Incontrarsi fisicamente è arricchente, ma don Willy sottolinea anche che ciò che è stato sperimentato in questo periodo non è da sottovalutare. «Abbiamo raggiunto molte più persone, anche chi per fatica e impegni, non ha la possibilità di raggiungerci per i nostri incontri in presenza». Si va quindi verso un mantenimento in futuro anche della possibilità di partecipare in diretta streaming. Rimangono come sempre a disposizione sul sito della pastorale familiare di tutti le tracce audio e video degli incontri che si fanno. Gli appuntamenti annullati a causa della pandemia di coronavirus saranno riproposti più in là, mentre gli incontri in calendario da settembre sono confermati. In che modalità è ancora da valutare. Una cura particolare avremo per i gruppi di fidanzati che si stanno preparando al sacramento del matrimonio.

www.pastoralefamiliare.ch

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