Mons. Jean-Marie Lovey vescovo di Sion
Svizzera

Il vescovo Lovey: Papa Francesco «conosce molto bene la Svizzera»

Durante la visita ad limina a Roma, il vescovo Jean-Marie Lovey di Sion ha rilasciato un’intervista ai colleghi romandi il 27 novembre 2021 alla residenza Santa Marta, dove si trovava con i suoi confratelli la settimana scorsa. Questa è stata l’occasione per il Vescovo di Sion di parlare del significato di questo pellegrinaggio romano e del suo incontro con il Papa.

Il giorno prima, il vescovo di Sion e i suoi confratelli svizzeri hanno trascorso «quasi due ore» con Papa Francesco. Un tempo che ha completato un’intensa sequenza di incontri durante la settimana. Il vescovo Lovey racconta le sue impressioni personali di questa settimana a Roma.

«Il Papa era interessato e presente», continua il prelato svizzero. La loro conversazione si è svolta in tedesco, francese e italiano, ognuno parlando nella propria lingua, e questo praticamente senza l’aiuto del traduttore. «Il Papa capisce bene il francese», ha detto.

Una spinta papale per il Sinodo

Il vescovo Lovey ha sottolineato che Papa Francesco ha insistito – come ha fatto regolarmente negli ultimi mesi – sulla questione del sinodo sulla sinodalità durante il loro incontro. «Ha ricordato l’opportunità che questo importante processo rappresentava, ma anche ciò che non era: un parlamento.

«Penso che non sia del tutto innocente che dica questo alla Svizzera», ha continuato il prelato vallesano con un sorriso. «Abbiamo una cultura democratica e parlamentare molto antica e ognuno di noi è molto cauto se tocca questo tema. Questa specificità costituisce una «sfida sinodale» per i vescovi svizzeri».

«Dobbiamo permettere alle persone di esprimersi senza cadere in certe trappole», spiega il vescovo Lovey. Per esempio, rispondendo a un certo fatalismo che suggerisce che l’»inchiesta» sinodale sarà una goccia nel mare quando sarà sintetizzata con le altre relazioni del resto del mondo. «Ma è il percorso, più che il risultato, che è importante», ha sottolineato il vescovo di Sion. «E la via è Cristo», insiste, «è lui il centro».

L’energia del Papa

Tornando al suo incontro con il Papa, il vescovo Lovey ha confidato di essere stato personalmente colpito da due cose. In primo luogo, la «forma incredibile» mostrata da Papa Francesco. «Mezz’ora dopo di noi, ha ricevuto il presidente Emmanuel Macron; non si è risparmiato: ha dato il massimo.

Questa discussione, dice, è stata soprattutto un grande momento di ascolto da parte di Papa Francesco. «Ci ha detto di parlare di ciò che volevamo senza paura», si rallegra, ricordando loro che nei Vangeli, non vediamo mai Cristo avere paura.

Un senso dell’umorismo

Il vescovo Lovey è stato anche molto colpito dalle capacità «umoristiche» di Papa Francesco. «Francamente, ha avuto delle riflessioni molto divertenti», ha confidato, «e che hanno dimostrato che conosce davvero bene la Svizzera e ne percepisce le sfumature». E il suo senso del tempo, aggiunge, «mostra che è molto attento a ciò che viene detto».

L’incontro con Francesco è stato il culmine del loro «pellegrinaggio» di una settimana alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Ogni mattina, il vescovo di Sion e i suoi fratelli vescovi hanno celebrato la messa insieme in una delle maggiori basiliche di Roma, come è tradizione.

Un ritorno «alla fonte» è essenziale, spiega Mons. Lovey, soprattutto in vista del programma «stretto» che una visita ad limina comporta. Durante la settimana, lui e tutti i vescovi hanno visitato una quindicina di dicasteri della Santa Sede, i ministeri che amministrano da Roma tutte le dimensioni della Chiesa Cattolica. Si sono poi distribuiti, secondo le loro specialità e necessità specifiche, tra le altre entità della Curia Romana.

Il tocco di Papa Francesco

Il vescovo è stato contento di vedere un vero cambiamento di «clima» in tutti i dicasteri, che ha interpretato come una «conferma del tocco di Papa Francesco» a Roma. Ricordando la sua precedente visita nel 2014, ha osservato che «in diversi dicasteri, non c’era questa atmosfera».

Ovunque, i vescovi non solo hanno ricevuto «un’accoglienza amichevole», ma hanno percepito la «disponibilità» dei membri della Curia, pronti ad ascoltare le loro preoccupazioni e a «sentire la realtà delle nostre chiese».

Un cambiamento che considera «felice»: «ci rendiamo conto che il nostro ministero di vescovi è quello di essere al servizio del popolo, e che non possiamo essere al servizio di una sola categoria di persone.

Durante la settimana, i vescovi svizzeri hanno anche avuto contatti con i loro famosi compatrioti della Guardia Svizzera. Durante la settimana è stato anche organizzato un piccolo incontro con alcune guardie e, come i suoi confratelli, Monsignor Lovey si è preso del tempo per incontrare alcune guardie del suo cantone.

Tutti i vescovi li incontreranno di nuovo più ufficialmente lunedì per una messa, poco prima della sessione ordinaria della Conferenza episcopale svizzera che si terrà eccezionalmente a Roma. Alla fine della giornata, i vescovi terranno una conferenza stampa per approfondire il loro soggiorno a Roma. (cath.ch/imedia/cd/bh)

Mons. Jean-Marie Lovey vescovo di Sion | © Camille Dalmas/I.Média
29 Novembre 2021 | 11:18
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