La cerimonia di apertura del percorso sinodale a Bellinzona in Collegiata il 17 ottobre foto@catt.ch
Ticino

Il Sinodo «percorso condiviso per imparare uno dall'altro» (riflessioni di un teologo ticinese)

È partito il viaggio sinodale nella Diocesi di Lugano. Esso prevede il coinvolgimento dei fedeli, della gente, in un percorso attorno a 10 temi e relative domande, oggetto della consultazione. Occasione di incontro, dibattito, preghiera, confronto tra laici, preti, religiosi, adulti e giovani. Ne parliamo con il prof. Arturo Cattaneo, canonista e docente alla Facoltà di teologia di Lugano, che in esclusiva per catt.ch propone questa intervista. Sabato 24 ottobre don Cattaneo, con altri, interverrà a Strada Regina su RSILa1 alle 18,35. In studio ci sarà il vescovo Lazzeri.

Prof. Cattaneo, il Papa ha lanciato questa ampia consultazione, questo viaggio sinodale fino al 2023 sul tema della «sinodalità». Qualcuno potrebbe essere tentato di vedervi una questione di Chiesa un po’ autoreferenziale e teorica. Cosa ci sta dietro?

Un sinodo sulla «sinodalità», a prima vista potrebbe sembrare un po’ teorico e forse anche autoreferenziale. In realtà basta ricordare il significato del termine «sinodo» per accorgersi che non è affatto così. Il termine viene dal greco «syn» (=insieme) e «hodós» (=cammino), significa quindi «camminare insieme». Per evidenziare ancor meglio il suo dinamismo il Papa ha così formulato il titolo del Sinodo: «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». Questo sinodo potrebbe essere intesto in modo autoreferenziale se ci si limitasse a considerazioni relative alle strutture del governo ecclesiale e di tipo organizzativo, ma proprio la formulazione del titolo indica un’altra prospettiva, quella cioè di come vivere la comunione, come realizzare la partecipazione e come aprirsi alla missione. Riemerge qui l’idea di «Chiesa in uscita» e perciò per nulla autoreferenziale

La Chiesa in uscita che sta a cuore al Papa, potrebbe quindi avere in questo Sinodo, terreno fertile per germogliare?

Si potrebbe anche dire che si vuole riflettere su come far sì che si diffonda tra i fedeli e venga da loro vissuto lo spirito sinodale, affinché la Chiesa possa svolgere sempre meglio la sua missione. Il documento preparatorio del Sinodo suggerisce di chiedere «allo Spirito di farci scoprire come la comunione, che compone nell’unità la varietà dei doni, dei carismi, dei ministeri, sia per la missione: una Chiesa sinodale è una Chiesa in cui si cammina insieme ›per uscire’ in missione, è una Chiesa missionaria, con le porte aperte», come non si stanca di ricordare il Papa. Un tema, perciò né teorico né autoreferenziale

Il Sinodo propone ai fedeli una consultazione capillare: con quale attitudine affrontarla?

Da un lato questa fase potrebbe essere affrontata e svolta dando la prevalenza agli aspetti sociologici, nel senso di come possono migliorare i rapporti fra coloro che «camminano insieme». Il Papa, e il nostro vescovo, hanno chiaramente mostrato un approccio ben diverso, ricordando che «camminare insieme» significa anzitutto «insieme a Gesù». Lo ha ribadito con forza papa Francesco nell’omelia di domenica 10 ottobre aprendo il Sinodo a Roma: «Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio». Solo così il Sinodo non sarà – ha precisato il Papa – «un convegno di studi o un congresso politico, ma sarà un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito… Gesù ci chiama a svuotarci, a liberarci di ciò che è mondano, e anche delle nostre chiusure e dei nostri modelli pastorali ripetitivi; a interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuole condurci».

Il vescovo di Lugano nella sua sesta lettera pastorale recentemente pubblicata ha ampiamente parlato del Sinodo. Cosa si sente di riprendere dal testo del vescovo?

Il vescovo Lazzeri nella lettera pastorale «I cristiani? Quelli della via!» si chiede quale sia il modello sinodale più corrispondente alla nostra Chiesa. Egli osserva anzitutto che non ci sono «soluzioni magiche e preconfezionate». Nella sua risposta non si riferisce alle strutture ecclesiastiche ma all’atteggiamento dei fedeli: l’ascolto reciproco, l’aprirsi alle necessità altrui, l’esercitarsi nella fraternità, il superare sfiducia e rassegnazione (il vescovo parla dei «grovigli del nostro cuore» che ci impediscono di sognare), ma soprattutto egli ci invita a rivolgere il nostro sguardo alla vita di Gesù, per imparare da lui ad essere più sinodali. A tale scopo ci incoraggia a riscoprire la vita di preghiera, la centralità dell’Eucaristia, il valore del sacramento della Penitenza. Solo così saremo «quelli della Via».

Cosa si aspetta dalla consultazione sinodale in Ticino?

Qualcuno potrebbe obiettare che, in fondo, la nostra Chiesa locale sembra avere meno problemi di tante altre Chiese. È certamente vero, ma ciò non significa che vada tutto bene… Direi che soffre anch’essa di quella crisi di fede e quindi di vita cristiana, di cui soffre gran parte del mondo occidentale. Perciò possiamo ben dire che anche per la nostra Chiesa vale l’invito – contenuto nel documento di preparazione al Sinodo – a una «conversione sinodale» e ad invocare lo Spirito Santo, affinché ci aiuti a promuovere una Chiesa sinodale, in cui siano presenti uno «stile» e una «mentalità sinodale». Invochiamolo quindi già fin d’ora, affinché questo processo sinodale porti i frutti auspicati. Solo con l’aiuto dello Spirito Santo potrà infatti compiersi lo scopo del Sinodo che – ha precisato il Papa – «non è produrre documenti, ma far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani».

Un po’ di storia

Il Concilio Vaticano I aveva riaffermato la potestà suprema del Papa; circa un secolo dopo, il Vaticano II allargò opportunamente l’orizzonte non solo alla corresponsabilità di tutti i vescovi, che con il Papa costituiscono il Collegio episcopale, ma anche a quella di tutti i fedeli. Per rendere operativa questa corresponsabilità a livello episcopale venne quindi istituito il Sinodo dei vescovi. La novità introdotta ora da papa Francesco consiste nel coinvolgere tutti i fedeli nella riflessione sinodale. Perciò questo Sinodo prevede una prima fase (che si è aperta domenica 17 ottobre in tutte le diocesi del mondo) con la partecipazione di tutti i fedeli e questo non si era mai visto nella storia bimillenaria della Chiesa! Inoltre, dopo l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi, nell’ottobre del 2023, farà seguito la fase attuativa, nella quale verranno coinvolte di nuovo tutte le Chiese locali.

La cerimonia di apertura del percorso sinodale a Bellinzona in Collegiata il 17 ottobre foto@catt.ch
21 Ottobre 2021 | 18:06
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