Ticino

«Il sacro del Ticino»: quando le Alpi sono incontro fra le culture

È a malincuore che terminiamo questa breve serie ispirataci dalla pubblicazione della guida «Il Sacro del Ticino». Scegliendo fra le chiese presentate per la Leventina, abbiamo privilegiato la chiesa di Mairengo, impreziosita da diverse opere ben inserite in un insieme armonico e sede di una vivace comunità parrocchiale.

Questo edificio sacro è attestato fin dal 1171 ed è dedicato al santo vescovo di Pavia Siro, che visse nel IV secolo evangelizzando anche le terre ticinesi. La facciata originale, a capanna, è divisa in tre campi (su due piani), sottolineati da archetti romanici. All’interno lo spazio è diviso in due navate che terminano con due absidi, opere del primo Cinquecento. Il patrono è rappresentato tre volte: nella parete esterna sotto il portico, accompagnato dai santi Andrea e Maurizio, all’interno, nella lunetta dell’abside destra e sull’altare ad ante, dove tornano i due compatroni.

La triplice presenza di questi santi si spiega per la centralità di Mairengo, che attorno al Cinquecento fu chiesa parrocchiale sia per Faido (con la chiesa di Sant’Andrea), che per Osco (S. Maurizio), oltre che per Calpiogna e Campello.

I due cori furono affrescati nel 1558 da Gerolamo Gorla di Milano, nove anni prima dell’inizio delle visite di San Carlo, fatto che indica il gusto per il bello della popolazione di questa porzione della vasta arcidiocesi milanese. La chiesa è anche decorata con ben due Ultime cene, del XVII secolo. In una, sul tavolo, troneggiano due pezzi di formaggio, che indicano il prodotto principe dell’attività alpigiana.

L’opera d’arte maggiore è indiscutibilmente lo splendido altare ligneo a sportelli, tipico della Germania meridionale, databile attorno al 1510-1520. Questo arredo sacro si compone di una scena centrale con i due citati santi e, sui due lati, le adorazioni dei pastori e dei magi, mentre sulle facciate esterne, chiuse per alcuni tempi liturgici, sono dipinti l’Annunciazione e altri santi. La predella invece mostra Dio Padre con altre figure. Questo altare è un segno del traffico di idee, fede, arte e cultura che caratterizza questo villaggio, posto sulla via delle genti, come forse raffigurano i pastori (locali) e i magi (giunti da lontano).

Ed è forse questa una delle vere costanti del viaggio alla scoperta delle nostre bellezze d’arte sacra: il continuo movimento degli uomini, che hanno riportato a casa un prezioso sostentamento per le comunità e famiglie d’origine e anche una viva ricerca di bellezza che possiamo ancora oggi far nostra. Senza andare lontano.

Cosa vedere in zona: la citata parrocchiale di Chiggiogna, San Lorenzo a Rossura e, sull’altro lato della Valle, le chiese di Chironico (Sant’Ambrogio e San Maurizio, con un piccolo museo parrocchiale).

Chiara Gerosa

13 Settembre 2019 | 09:00
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