Papa e Vaticano

Il Papa: nel cammino sinodale «lasciatevi sconvolgere dal dialogo»

Rivolgendosi alla Chiesa di Roma, Papa Francesco indica come la sinodalità sia un camminare insieme. Un messaggio che può essere esteso a tutta la Chiesa.

«Avere orecchi, ascoltare, è il primo impegno. Si tratta di sentire la voce di Dio, cogliere la sua presenza». Nel suo discorso Papa Francesco indica quello che è il primo impegno di un processo sinodale pensato «come dinamismo di ascolto reciproco, condotto a tutti i livelli di Chiesa, coinvolgendo tutto il popolo di Dio», nell’ascolto dello Spirito Santo. E spiega che cosa significa mettersi in ascolto, che cosa significa sinodalità, cioè «camminare insieme». Parla del protagonismo dello Spirito, delle sue novità e sorprese, della «sua libertà che non conosce confini», e ancora del concetto di «popolo di Dio», e del sensum fidei che gli appartiene, della Tradizione e della necessità per la Chiesa di essere in continuo movimento. Per prima cosa Papa Francesco vuol togliere di mezzo ogni possibile dubbio su quel «camminare insieme» che la parola ‘sinodo’ significa.

L’esempio degli apostoli Pietro e Paolo

Il Papa prende quindi in considerazione le figure di Pietro e Paolo, due personalità molto diverse. Di loro dice:

Pietro e Paolo, non sono solo due persone con i loro caratteri, sono visioni inserite in orizzonti più grandi di loro, capaci di ripensarsi in relazione a quanto accade, testimoni di un impulso che li mette in crisi – un’altra espressione da ricordare sempre: mettere in crisi -, che li spinge a osare, domandare, ricredersi, sbagliare e imparare dagli errori, soprattutto di sperare nonostante le difficoltà. Sono discepoli dello Spirito Santo, che fa scoprire loro la geografia della salvezza divina, aprendo porte e finestre, abbattendo muri, spezzando catene, liberando confini. Allora può essere necessario partire, cambiare strada, superare convinzioni che trattengono e ci impediscono di muoverci e camminare insieme.

[…]

Non aver paura del confronto

Il Papa osserva che anche oggi ci può essere il confronto tra pensieri differenti e addirittura scontri, ma che questo non deve far paura e cita l’episodio che riguarda Paolo e Barnaba inviati a Gerusalemme per risolvere la questione se anche per i pagani, che non osservavano la Legge, potesse esserci la salvezza.

Non fu facile: davanti a questo problema le posizioni sembravano inconciliabili, si discusse a lungo. Si trattava di riconoscere la libertà dell’azione di Dio, e che non c’erano ostacoli che potessero impedirgli di raggiungere il cuore delle persone, qualsiasi fosse la condizione di provenienza, morale o religiosa. A sbloccare la situazione fu l’adesione all’evidenza che ‘Dio, che conosce i cuori’, il cardiognosta, conosce i cuori, Lui stesso sosteneva la causa in favore della possibilità che i pagani potessero essere ammessi alla salvezza, ‘concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi’.

L’amore incondizionato di Dio

Il Papa si sofferma sulle parole «Lo Spirito santo e noi» e a braccio aggiunge:

Così dovrete cercare di esprimervi, in questa strada sinodale, in questo cammino sinodale. Se non ci sarà lo Spirito, sarà un parlamento diocesano, ma non un Sinodo. Noi non stiamo facendo un parlamento diocesano, non stiamo facendo uno studio su questo o l’altro, no: stiamo facendo un cammino di ascoltarsi e ascoltare lo Spirito Santo, di discutere e anche discutere con lo Spirito Santo, che è un modo di pregare.

Poi ricorda che la Chiesa, è «il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano», anche se c’è sempre, invece, la tentazione di fare da soli.

In questa frase, che raccoglie la testimonianza del Concilio di Gerusalemme, c’è la smentita di chi si ostina a prendere il posto di Dio, pretendendo di modellare la Chiesa sulle proprie convinzioni culturali, storiche, costringendola a frontiere armate, a dogane colpevolizzanti, a spiritualità che bestemmiano la gratuità dell’azione coinvolgente di Dio. Quando la Chiesa è testimone, in parole e fatti, dell’amore incondizionato di Dio, della sua larghezza ospitale, esprime veramente la propria cattolicità. Ed è spinta, interiormente ed esteriormente, ad attraversare gli spazi e i tempi. 

Ci saranno sempre discussioni, avverte Francesco, ma le soluzioni vanno cercate «dando la parola a Dio». La Tradizione, afferma, »èuna pasta lievitata, una realtà in fermento dove possiamo riconoscere la crescita».

L’orizzontalità del cammino sinodale  

Papa Francesco torna poi al processo sinodale e sottolinea l’importanza della fase diocesana «perché realizza l’ascolto della totalità dei battezzati, soggetto del sensus fidei infallibile in credendo«. E rivela che «ci sono molte resistenze a superare l’immagine di una Chiesa rigidamente distinta tra capi e subalterni», mentre «camminare insieme scopre come sua linea piuttosto l’orizzontalità che la verticalità». Il sensus fidei, sottolinea, dà a tutti «la dignità della funzione profetica di Gesù Cristo così da poter discernere quali sono le vie del Vangelo nel presente». E spiega che due sono le dimensioni che contribuiscono a questo fiuto: una personale e l’altra comunitaria. Non c’è sensum fidei, dice, se non c’è il sentire con la Chiesa:

L’esercizio del sensus fidei non può essere ridotto alla comunicazione e al confronto tra opinioni che possiamo avere riguardo a questo o quel tema, a quel singolo aspetto della dottrina. No, quelli sono strumenti, sono verbalizzazioni, sono espressioni dogmatiche o disciplinari. Ma non deve prevalere l’idea di distinguere maggioranze e minoranze: questo lo fa un parlamento. Quante volte gli «scarti» sono diventati «pietra angolare», i ‘lontani’ sono diventati ‘vicini’. Gli emarginati, i poveri, i senza speranza sono stati eletti a sacramento di Cristo.

Tutti, anche questi sono parte della Chiesa e parte del Sinodo, aggiunge Papa Francesco. Occorre andare «a sentire non cosa dicono ma cosa sentono». Ma il Sinodo è anche «fare spazio al dialogo sulle nostre miserie», le miserie di vescovi, preti e laici, «prendere tutta questa miseria, senza giustificazioni». 

[…]

(Vatican News/red)

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21 Settembre 2021 | 15:36
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