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Il Papa in Romania per una cultura del dialogo: la prima giornata

Questo pomeriggio, dopo l’incontro con le autorità della Romania e il Patriarca ortodosso Daniela, Papa Francesco ha incontrato il Sinodo permanente della Chiesa Ortodossa Romena nel palazzo del Patriarcato; quindi ha pregato il «Padre Nostro» nella cattedrale ortodossa di Bucarest, per poi tenere in quella cattolica una Santa Messa.

Il saluto del Patriarca Daniel

«I nostri predecessori ci chiamano oggi a difendere e a promuovere la fede in Cristo e nei valori cristiani in un’Europa molto secolarizzata, per trasmettere alle giovani generazioni la fede nell’amore misericordioso di Cristo per il mondo e la fede nella vita eterna per la persona umana». È il saluto del patriarca Daniel al Papa, dopo l’incontro privato. Secondo il Patriarca «la predicazione del Vangelo di Cristo significa oggi riunire la liturgia con la filantropia, la preghiera con l’azione sociale per aiutare i poveri, i malati e gli emarginati. Allo stesso tempo, il Vangelo di Cristo ci chiama a promuovere la giustizia, la riconciliazione e la solidarietà nella società affinché l’amore di Cristo per tutti gli uomini sia percepito come benedizione, pace e gioia per le persone e i popoli».

La preghiera del «Padre Nostro»: vincere la tentazione di essere figli maggiori

Nella «comune preghiera» del Padre Nostro «è racchiusa la nostra identità di figli e, oggi in modo particolare, di fratelli che pregano l’uno accanto all’altro». Con queste parole il Papa ha salutato il «caro fratello» Daniel e i fedeli ortodossi, nella cattedrale ortodossa della Salvezza del Popolo di Bucarest, definita un «tempio santo che ci raccoglie in unità». «La propria chiamata non è completa senza quella del fratello», ha detto il Papa riferendosi allo speciale legame tra Pietro e Andrea e alle due chiese che rappresentano: «Oggi vogliamo elevare insieme, gli uni accanto agli altri, «gettare insieme», dal cuore del Paese, la comune preghiera del Padre Nostro», ha annunciato Francesco a proposito di ciò che sarebbe avvenuto subito dopo. «Ogni volta che diciamo ›Padre nostro’ ribadiamo che la parola Padre non può stare senza dire nostro», ha spiegato il Santo Padre cominciando un’intensa meditazione sulla preghiera per eccellenza dei cristiani, già oggetto di un recente ciclo di catechesi del mercoledì. «Aiutaci a vincere la tentazione di sentirci figli maggiori, che a forza di stare al centro dimenticano il dono dell’altro», l’invocazione del Papa, che ha stigmatizzato le «dinamiche orientate dalle logiche del denaro, degli interessi, del potere», del «consumismo sempre più sfrenato, che ammalia con bagliori luccicanti ma evanescenti». Di qui l’invito a «rinunciare alle comode sicurezze del potere, alle ingannevoli seduzioni della mondanità, alla vuota presunzione di crederci autosufficienti, all’ipocrisia di curare le apparenze». Oltre al pane quotidiano, Francesco ha chiesto anche «il pane della memoria, la grazia di rinsaldare le radici comuni della nostra identità cristiana, radici indispensabili in un tempo in cui l’umanità, e le giovani generazioni in particolare, rischiano di sentirsi sradicate in mezzo a tante situazioni liquide, incapaci di fondare l’esistenza».

La cultura dell’incontro

«La giovane va incontro all’anziana cercando le radici e l’anziana rinasce e profetizza sulla giovane donandole futuro». È l’incontro tra Maria ed Elisabetta, nelle parole pronunciate dal Papa durante l’omelia della Messa celebrata nella cattedrale cattolica di San Giuseppe a Bucarest. «Così, giovani e anziani si incontrano, si abbracciano e sono capaci di risvegliare ognuno il meglio dell’altro», ha detto Francesco tornando su un tema a lui caro, quello del rapporto tra le generazioni: «È il miracolo suscitato dalla cultura dell’incontro, dove nessuno è scartato né etichettato, al contrario, dove tutti sono ricercati, perché necessari, per far trasparire il Volto del Signore. Non hanno paura di camminare insieme e, quando questo succede, Dio arriva e compie prodigi nel suo popolo. Perché è lo Spirito Santo Colui che ci incoraggia a uscire da noi stessi, dalle nostre chiusure e dai nostri particolarismi, per insegnarci a guardare oltre le apparenze e regalarci la possibilità di dire bene degli altri – ›benedirli’ – specialmente di tanti nostri fratelli che sono rimasti esposti alle intemperie, privati forse non solo di un tetto o di un po’ di pane, ma dell’amicizia e del calore di una comunità che li abbracci, che li protegga e che li accolga».

È la «cultura dell’incontro», ha ribadito il Papa, «che spinge noi cristiani a sperimentare il miracolo della maternità della Chiesa che cerca, difende e unisce i suoi figli. Nella Chiesa, quando riti diversi si incontrano, quando a venire prima non sono le proprie appartenenze, il proprio gruppo o la propria etnia, ma il popolo che insieme sa lodare Dio, allora avvengono grandi cose. Diciamolo con forza: beato chi crede e ha il coraggio di creare incontro e comunione».

(red)

 

31 Maggio 2019 | 20:00
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