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Il Papa in Bulgaria per lanciare un messaggio di pace tra i popoli

«L’auspicio è che questa visita apostolica di Papa Francesco possa essere per tutti, sia per le realtà ecclesiali sia per quelle civili, motivo di sempre più intensi rapporti fraterni e solidali e un forte incoraggiamento per il popolo bulgaro a perseverare nel proposito di edificare una società fondata sulla giustizia e sulla pace». Kiril Kartaloff, docente presso l’Università Cattolica di Milano, corrispondente del Pontificio comitato di scienze storiche e autore del libro «La sollecitudine ecclesiale di monsignor Roncalli in Bulgaria (1925-1934). Studio storico-diplomatico alla luce delle nuove fonti archivistiche», descrive con queste parole l’attesa in Bulgaria per l’arrivo di Papa Francesco, che tra il 5 e il 7 maggio prossimi sarà prima nel Paese delle rose e poi nella Macedonia del nord.

Mons. Roncalli e l’abbraccio con i fratelli separati
La Bulgaria, la cui popolazione per il 60% appartiene alla Chiesa ortodossa bulgara, abbraccerà così, in meno di venti anni, un nuovo Pontefice, dopo la visita di Giovanni Paolo II nel 2002. Oltre ad aver accolto un futuro Papa, tra il 1925 e il 1934. In Bulgaria, rimarca Kiril Kartaloff, «si possono rintracciare le radici dell’ecumenismo di mons. Angelo Roncalli»: «sin dai primi tempi del suo arrivo, il rappresentante della Santa Sede iniziò a conoscere da vicino gli ortodossi, i fratelli separati», e «cominciò a credere che la via da intraprendere era quella di sviluppare rapporti amichevoli tra i cristiani». Risale, infatti, al 1925 la nomina di mons. Angelo Roncalli a visitatore apostolico in Bulgaria: dopo l’ordinazione episcopale, avvenuta a Roma il 19 marzo 1925, egli partì con il compito soprattutto di provvedere ai bisogni della piccola comunità cattolica. L’incarico, inizialmente a termine, si trasformò in una permanenza decennale, durante la quale il presule pose le basi per la fondazione di una delegazione apostolica, di cui lui stesso venne nominato primo rappresentante nel 1931. Non senza difficoltà riuscì a riorganizzare la Chiesa cattolica, a instaurare relazioni amichevoli con il Governo e la Casa Reale bulgara e ad avviare i primi contatti ecumenici con la Chiesa ortodossa bulgara. «La sua prima visita al Santo Sinodo ortodosso avvenne prestissimo, nell’agosto del 1925 – prosegue l’autore del volume «La sollecitudine ecclesiale di monsignor Roncalli in Bulgaria», per i tipi della Libreria Editrice Vaticana – il futuro santo Papa volle insistere sulla necessità di cercare ciò che unisce piuttosto che ciò che divide. La sua permanenza in Bulgaria ha, dunque, concorso nella maturazione di una sua sensibilità ecumenica, che ha avuto modo di svilupparsi ulteriormente negli anni trascorsi in Turchia e Grecia, fino alla convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II». Richiamando alcune parole di Papa Pio XI, Kiril Kartaloff insiste sull’importanza di «uno spirito di carità fraterna»: «questo messaggio di fede è e resta il traguardo a cui tendere, affinché l’Oriente e l’Occidente cristiani possano pienamente ricongiungersi per far meglio risplendere insieme» il Vangelo.

Giganti dell’evangelizzazione nell’Europa dell’est
La visita del Pontefice, continua nell’intervista a Vatican News Kiril Kartaloff, «testimonia parimenti le radici cristiane del popolo bulgaro» e «permette di rinsaldare la plurisecolare amicizia tra la Santa Sede e la Bulgaria, avvalorata dalla devozione per i santi fratelli Cirillo e Metodio che hanno provvidenzialmente radicato il cristianesimo nell’animo del popolo bulgaro». I fratelli di Salonicco, dichiarati nel 1980 compatroni d’Europa da Giovanni Paolo II, con la Lettera Apostolica «Egregiae virtutis», furono evangelizzatori della parte orientale del Vecchio Continente. A loro si deve l’invenzione della scrittura che va sotto il nome di «cirillico», alfabeto che servì per tradurre in lingua slava la Bibbia. «La Bulgaria – spiega il docente presso l’Università Cattolica di Milano – probabilmente è il Paese europeo meno conosciuto e, al contempo, uno dei più ricchi di storia, di cultura e di arte: conserva ben 10 siti patrimonio dell’Unesco. Membro della Nato dal 2004 e dell’Unione Europea nel 2007». «La Bulgaria – conclude – è chiamata a promuovere e testimoniare quelle radici cristiane che discendono dagli insegnamenti dei santi fratelli Cirillo e Metodio, ancora oggi quanto mai attuali e necessari: l’opera di questi giganti dell’evangelizzazione nell’Europa dell’est costituisce un contributo eminente al formarsi delle comuni radici cristiane dell’Europa, quelle radici che per la loro profondità e vitalità configurano uno dei più solidi punti di riferimento da cui non può prescindere ogni serio tentativo di comporre, in modo nuovo e attuale, l’unità del continente».

L’intervista si può ascoltare su Vatican News

30 Aprile 2019 | 11:15
bulgaria (10), Papa (1111), Viaggio apostolico (119)
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