Papa e Vaticano

Il Papa all'udienza: «Il coronavirus non è l'unica malattia da combattere»

«Il coronavirus non è l’unica malattia da combattere, ma la pandemia ha portato alla luce patologie sociali più ampie». Papa Francesco lo ha detto questa mattina durante la catechesi generale nella biblioteca del Palazzo Apostolico, trasmessa in diretta streaming.

Con la ripresa delle udienze mercoledì scorso il Papa ha iniziato un ciclo di riflessioni dedicate proprio a quello che la pandemia ha provocato nella vita dei fedeli. Una delle patologie sociali – ha detto questa mattina –  »è la visione distorta della persona, uno sguardo che ignora la sua dignità e il suo carattere relazionale. A volte guardiamo gli altri come oggetti, da usare e scartare». Invece Dio «ci ha creati non come oggetti, ma come persone amate e capaci di amare, a sua immagine e somiglianza». La creazione è una armonia nella quale siamo chiamati a vivere dice il Papa; senza la quale non si può custodire la vita. Spesso invece la armonia viene distrutta dal cercare di superare gli altri.

L’armonia creata da Dio ci chiede di essere in comunione, e riconoscere la dignità umana, la armonia creata da Dio che mette l’uomo al centro. E poi l’essere umano è sociale, ha bisogno della armonia sociale, me se guardiamo solo a noi stessi si distrugge l’armonia. Quindi, dice il Papa dobbiamo chiedere  Signore «di darci occhi attenti ai fratelli e alle sorelle, specialmente a quelli che soffrono. Come discepoli di Gesù non vogliamo essere indifferenti né individualisti. Vogliamo riconoscere in ogni persona, qualunque sia la sua razza, lingua o condizione, la dignità umana».

Il Papa sottolinea che la «rinnovata consapevolezza della dignità di ogni essere umano ha serie implicazioni sociali, economiche e politiche. Guardare il fratello e tutto il creato come dono ricevuto dall’amore del Padre suscita un comportamento di attenzione, di cura e di stupore». Ecco che il credente «contemplando il mondo alla luce della fede, si adopera a sviluppare, con l’aiuto della grazia, la sua creatività e il suo entusiasmo per risolvere i drammi della storia».

E, conclude il Papa: «Mentre lavoriamo per la cura da un virus che colpisce tutti in maniera indistinta, la fede ci esorta a impegnarci seriamente e attivamente per contrastare l’indifferenza davanti alle violazioni della dignità umana; la fede sempre esige di lasciarci guarire e convertire dal nostro individualismo, sia personale sia collettivo. Possa il Signore «restituirci la vista» per riscoprire che cosa significa essere membri della famiglia umana».

Agenzie/red

Foto L'Osservatore Romano.
12 Agosto 2020 | 10:40
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