Papa e Vaticano

Il Papa all'udienza: «Cerchiamo sempre la libertà del cuore»

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (5,3)

È incentrata sulla prima Beatitudine del Vangelo di Matteo la catechesi di mercoledì 5 febbraio di papa Francesco, la seconda di questo ciclo dedicato alle Beatitudini. Essere poveri di spirito, afferma il Pontefice, è insito nella nostra condizione umana, significa riconoscersi mendicanti perché si accettano i propri limiti e solo così si diventa capaci di perdonare. Vuol dire poi garantirsi il Regno di Dio non perché si ha un potere fatto di prestigio e di beni, che poi passa e finisce, ma perché si ama il vero bene più di se stessi. È il dare la vita di Cristo per gli uomini e «in questo – sottolinea il Papa – sta la vera libertà».

Perché c’è una povertà che dobbiamo accettare, quella del nostro essere, e una povertà che invece dobbiamo cercare, quella concreta, dalle cose di questo mondo, per essere liberi e poter amare. Sempre cercare la libertà del cuore, quella che ha le radici nella povertà di noi stessi.

Lo spirito, soffio di vita

La domanda dalla quale prende spunto la riflessione del Papa riguarda su cosa si intende per «poveri». Sottolinea che non si tratta solo di un riferimento alla privazione materiale, ma che c’è molto di più perché mette in gioco la parte più profonda del nostro essere.

Lo spirito, secondo la Bibbia, è il soffio della vita che Dio ha comunicato ad Adamo; è la nostra dimensione più intima, diciamo la dimensione spirituale, la più intima, quella che ci rende persone umane, il nucleo profondo del nostro essere. Allora i «poveri in spirito» sono coloro che sono e si sentono poveri, mendicanti, nell’intimo del loro essere. Gesù li proclama beati, perché ad essi appartiene il Regno dei cieli.

L’incapacità di perdonare

«Essere qualcosa, essere qualcuno», la vita di oggi si snoda su questi binari che però, spiega Francesco, portano solitudine e infelicità perché significa mettersi in competizione con gli altri e vivere nella preoccupazione ossessiva dell’ego, vuol dire restare sempre «radicalmente incompleto e vulnerabile». «Se non accetto di essere povero – continua il Papa – prendo in odio  tutto ciò che mi ricorda la mia fragilità. Non c’è trucco che copra questa vulnerabilità».

Ma come si vive male se si rifiutano i propri limiti! Si vive male. Non si digerisce il limite, è lì. Le persone orgogliose non chiedono aiuto, non possono chiedere aiuto, non gli viene di chiedere aiuto perché devono dimostrarsi auto-sufficienti. E quante di loro hanno bisogno di aiuto, ma l’orgoglio impedisce di chiedere aiuto. E quanto è difficile ammettere un errore e chiedere perdono!

Le tre parole chiave per il matrimonio

Il Papa, a braccio, ricorda i consigli per gli sposi novelli, le tre parole che sono il segreto per continuare a camminare insieme: «permesso, grazie, scusa». «Sono parole – afferma Francesco – che vengono dalla povertà, dalla povertà di uno» e chiedere perdono è la cosa più difficile.

Perché l’orgoglioso non ce la fa. Non può chiedere scusa: sempre ha ragione. Non è povero di spirito. Invece il Signore mai si stanca di perdonare; siamo noi purtroppo che ci stanchiamo di chiedere perdono. La stanchezza di chiedere perdono: questa è una malattia brutta!

L’occasione di grazia

Nascondere i propri limiti è «faticoso e angosciante», ma «Gesù Cristo ci dice: essere poveri è un’occasione di grazia; e ci mostra la via di uscita da questa fatica».

Ma c’è da ribadire una cosa fondamentale: non dobbiamo trasformarci per diventare poveri in spirito, non dobbiamo fare alcuna trasformazione perché lo siamo già! Siamo poveri… o più chiaro: siamo dei «poveracci», in spirito! Abbiamo bisogno di tutto. Siamo tutti poveri in spirito, siamo mendicanti. È la condizione umana.

Il potere di Dio

«Il Regno di Dio – afferma Francesco – è dei poveri di spirito», non un regno fatto di beni e comodità destinati alla fine ma costruito sui mattoni del bene, il resto passa e dopo la morte le cose materiali non hanno più valore.

Tante volte vediamo nel telegiornale o sui giornali che quel governante forte, potente, quel governo che ieri c’era e oggi non c’è più, è caduto. Le ricchezze di questo mondo se ne vanno, e anche il denaro. I vecchi ci insegnavano che il sudario non aveva tasche. E’ vero. Non ho mai visto dietro un corteo funebre un camion per il trasloco: nessuno si porta nulla. Queste ricchezze rimangono qui. Regna veramente chi sa amare il vero bene più di sé stesso. E questo è il potere di Dio.

Liberi nella fratellanza, nella carità e umiltà

Cristo ha mostrato la sua potenza dando la sua vita per gli altri. E’ quello il vero potere che implica una libertà che deriva dal servizio e dalla fratellanza.

E questo è il vero potere. Potere della fratellanza, potere della carità, potere dell’amore, potere dell’umiltà. Questo ha fatto Cristo. In questo sta la vera libertà: chi ha questo potere dell’umiltà, del servizio, della fratellanza è libero. A servizio di questa libertà sta la povertà elogiata dalle Beatitudini.

Leggi il testo integrale dell’udienza di questa mattina.

Agenzie/red

Udienza nell'aula Paolo VI in Vaticano
5 Febbraio 2020 | 15:06
beatitudini (5), catechesi (29), udienza (103)
Condividere questo articolo!