Papa e Vaticano

Il Papa all'Angelus esorta a non avere paura, «siate forti e fiduciosi di fronte alle sfide della vita»

All’Angelus di domenica mattina in piazza San Pietro, papa Francesco ha meditato sul vangelo odierno di Matteo, in cui risuona l’invito che Gesù rivolge ai suoi discepoli a non avere paura: la paura, spiega, «è uno dei nemici più brutti della vita nostra cristiana».

«Gesù incoraggia gli Apostoli a diffondere il messaggio di salvezza che Lui ha loro affidato. Per il momento, Lui lo ha trasmesso con cautela, quasi di nascosto, nel piccolo gruppo dei discepoli. Ma loro dovranno dire «nella luce», cioè apertamente, e annunciare «dalle terrazze» – così dice Gesù – cioè pubblicamente, il suo Vangelo».

«La seconda difficoltà che i missionari di Cristo – ha proseguito Francesco – incontreranno è la minaccia fisica contro di loro, cioè la persecuzione diretta contro le loro persone, fino all’uccisione. Questa profezia di Gesù si è realizzata in ogni tempo: è una realtà dolorosa, ma attesta la fedeltà dei testimoni. Quanti cristiani sono perseguitati anche oggi in tutto il mondo! Soffrono per il Vangelo con amore, sono i martiri dei nostri giorni. E possiamo dire con sicurezza che sono più dei martiri dei primi tempi: tanti martiri, soltanto per il fatto di essere cristiani. A questi discepoli di ieri e di oggi che patiscono la persecuzione, Gesù raccomanda: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima» (v. 28). Non bisogna lasciarsi spaventare da quanti cercano di spegnere la forza evangelizzatrice con l’arroganza e la violenza».

Gesù parla poi di quella sensazione, che si potrà pure sperimentare, che Dio stesso abbia abbandonato i propri figli, «restando distante e silenzioso». Eppure, chiarisce il Pontefice, «pur attraversando queste e altre insidie, la vita dei discepoli è saldamente nelle mani di Dio, che ci ama e ci custodisce».

«Sono come le tre tentazioni: edulcorare il Vangelo, annacquarlo; seconda, la persecuzione; e terza, la sensazione che Dio ci ha lasciati da soli. Anche Gesù ha sofferto questa prova nell’orto degli ulivi e sulla croce: «Padre, perché mi hai abbandonato?», dice Gesù. Alle volte si sente questa aridità spirituale; non ne dobbiamo avere paura. Il Padre si prende cura di noi, perché grande è il nostro valore ai suoi occhi. Ciò che importa è la franchezza, è il coraggio della testimonianza, della testimonianza di fede: «riconoscere Gesù davanti agli uomini» e andare avanti facendo del bene».

Il pensiero per i rifugiati

Al termine dell’Angelus, il Papa ha rivolto un pensiero e una preghiera a chi è costretto a mettersi al riparo da situazioni di crisi durante la pandemia, in particolare ai rifugiati di cui sabato si è celebrata la Giornata mondiale.

«Ieri le Nazioni Unite hanno celebrato la Giornata Mondiale del Rifugiato. La crisi provocata dal coronavirus ha messo in luce l’esigenza di assicurare la necessaria protezione anche alle persone rifugiate, per garantire la loro dignità e sicurezza. Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per un rinnovato ed efficace impegno di tutti a favore della effettiva protezione di ogni essere umano, in particolare di quanti sono stati costretti a fuggire per situazioni di grave pericolo per loro o per le loro famiglie».

«Un altro aspetto su cui la pandemia ci ha fatto riflettere è il rapporto uomo-ambiente. La chiusura ha ridotto l’inquinamento e ha fatto riscoprire la bellezza di tanti luoghi liberi dal traffico e dai rumori. Ora, con la ripresa delle attività, tutti dovremmo essere più responsabili della cura della casa comune».

Nei suoi saluti ai pellegrini, Francesco ha quindi rivolto un pensiero particolare ai giovani, affidandoli all’intercessione di San Luigi Gonzaga:

«Oggi ricordiamo San Luigi Gonzaga, un ragazzo pieno di amore per Dio e per il prossimo; morì giovanissimo, qui a Roma, perché si prendeva cura dei malati di peste. Alla sua intercessione affido i giovani di tutto il mondo».

A questo link il testo integrale dell’Angelus di domenica 21 giugno.

21 Giugno 2020 | 14:26
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