Ticino

Il nuovo numero di Vocevangelica: fede e social media

Un nuovo numero, quello di novembre di Vocevangelica, dedicato al rapporto delle Chiese con i social media. «Il digitale è solo un’altra forma di comunicazione? In che misura la digitalizzazione modifica le chiese e la teologia, le pratiche religiose, ma anche lo stesso lavoro pastorale? Le nuove tecnologie influenzeranno il nostro concetto del divino?…L’interrogativo che si pone nell’immediato però è se le chiese siano in grado o meno di accogliere il fenomeno social contribuendo a plasmarlo». Una domanda che offre a Vocevangelica lo spunto di elaborare un nutrito dossier, a partire dall’intervista a Alexander Filipovic, docente presso l’Istituto di etica e filosofia sociale dell’Università di Monaco di Baviera, che non ha dubbi: «Le chiese potrebbero usare molto di più i social media e contribuirvi attivamente». Poi la parola passa ad altri due esperti, Markus Huppenbauer, docente di etica alla Facoltà di teologia di Zurigo e Thomas Schlag, docente di teologia pratica, sempre a Zurigo: «Finora né nel contesto svizzero, né in quello europeo è maturata una vera consapevolezza sociale in merito alle opportunità e ai rischi della religione digitale», indicano i due studiosi. «È tempo che la politica, la cultura e la scienza raccolgano seriamente questa sfida». Per la teologa Stefanie Neuenschwander, inoltre, serve professionalità: «È importante che la chiesa riconosca che questi canali necessitano di un impegno profondo e anche di professionalità. Bisogna pubblicare qualcosa regolarmente sui social, moderare discussioni e cosÎ via. Chi utilizza soltanto sporadicamente il proprio canale social non raggiungerà nessuna community. Anche la lotta contro l’incitamento all’odio dovrebbe essere in cima alle priorità delle chiese».

Ad arricchire ulteriormente questo 11esimo numero di Vocevangelica, una bella intervista a Milo Rau sul suo nuovo film «Nuovo Vangelo – Rivolta della dignità», una pellicola che è un manifesto politico, teatrale e cinematografico di solidarietà verso i più diseredati. Rau, sangallese, dichiaratemnte ateo, è tra i più acclamati e controversi registi del momento: non solo mette in scena il Gesù nero Yvan Sagnet, ma i dodici apostoli sono interpretati da braccianti africani e contadini italiani che vivono sulla loro pelle i soprusi della criminalità organizzata. «Spesso – commenta il regista nell’intervista – i braccianti sono illegali. Non hanno voce e sono invisibili. La schiavitù e l’illegalità sono sempre legate. Non esistono schiavi legali, sarebbe un ossimoro. La criminalità irrompe là, dove il soggetto vittimizzato è senza diritti, quando non ha meccanismi di difesa e non può appellarsi alla giustizia. Si stima che nella sola Italia siano mezzo milione gli sfruttati nei campi agricoli».

La redazione di Voceevangelica è composta da Paolo TogninaLuisa Nitti, Gaëlle Courtens, Giacomo Mattia Schmitt. Editore è la Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera (CoCelis).

(red)

4 Novembre 2019 | 15:09
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