Ticino

Il nuovo numero di «Arte e Cultura» sulla parrocchiale di Novazzano

In Ticino ci sono centinaia di chiese che custodiscono tesori artistici straordinari, alcuni molto conosciuti, altri meno. La parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta di Novazzano– che viene presentata nel nuovo numero di «Arte e Cultura» (Fontana edizioni), diretta da Giorgio Mollisi– fa parte di quelle chiese note quasi esclusivamente per un solo capolavoro. A Novazzano, infatti, troviamo l’affresco dell’Ultima Cena, opera di fine Cinquecento di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia, e ispirata al grande capolavoro di Leonardo da Vinci. Pochi sanno, tuttavia, che questa chiesa ha una serie di opere, risalenti al periodo romanico, al manierismo, al tardobarocco, fino all’Otto-Novecento, che sarebbe bene conoscere. L’attuale parrocchiale è il frutto di una serie di parziali sovrapposizioni di edifici religiosi: del periodo romanico è rimasto il campanile. Fortunatamente si è salvato il presbiterio della chiesa quattrocentesca – l’attuale oratorio dell’Annunciata – a cui si accede dall’interno della chiesa nuova mediante un’apertura sulla parete destra della navata. Un vero scrigno, fra cui spiccano la decorazione dei Tarilli con un ciclo di affreschi sulla Passione di Gesù e un altare in stucco tardobarocco di Antonio Catenazzi di Mendrisio del 1711. A questi ultimi due aspetti «Arte e Cultura» dedica, in particolar modo, molte sue pagine.

Un tributo ai committenti
Gli affreschi del Tarilli erano conosciuti da tempo. L’ultimo numero di «Arte e Cultura» propone tuttavia di evidenziarne alcuni aspetti ai più sconosciuti, come, ad esempio, la presenza, negli affreschi, delle figure dei committenti: nella lunetta dell’Ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme, si possono infatti identificare i componenti della famiglia Fontana, assai influente a Novazzano. Tra i membri della famiglia, guardando con attenzione, si possono individuare i diretti antenati di quel Carlo Fontana (nato però a Rancate), allievo di Gianlorenzo Bernini e principale architetto della Roma della seconda metà del Seicento.

L’Oratorio dell’Annunciata
Per l’altro capolavoro – il grande altare in stucco realizzato dal Catenazzi – «Arte e Cultura» cerca di risolvere una sorta di «enigma» storico riguardante le figure presenti nella parte centrale della macchina d’altare. Secondo alcuni studiosi e secondo le guide attuali, le figure rappresenterebbero un’Annunciazione. Da qui, molto probabilmente, avrebbe origine la dedicazione novecentesca della chiesina, l’Oratorio dell’Annunciata, anche se, in realtà, le due sculture nell’Oratorio non rappresentano affatto la Vergine e l’angelo annunciante, bensì il centurione romano e la Madonna addolorata ai piedi di Gesù Crocefisso. Si tratta di un’iconografia in linea con il contesto degli affreschi del presbiterio ma mancante dell’elemento determinante, il Crocefisso, che non trova lo spazio fisico per essere posizionato all’interno della nicchia centrale. Il Crocefisso ligneo cinquecentesco, che oggi è esposto nella cappella del Crocefisso della chiesa nuova, si trovava effettivamente nella vecchia chiesa, ma dentro una cappella apposita, demolita nel Settecento.

Le testimonianze d’epoca
I documenti d’archivio non ci aiutano a spiegare il riferimento all’Annunciazione. Al contrario, ci dicono chiaramente che in questa nicchia dovevano essere presenti i Santi titolari, Quirico e Giulitta. Tuttavia, le attuali sculture non rappresentano affatto i santi titolari; soprattutto la figura maschile vestita con la lorica del soldato romano, non può essere identificata con Quirico, il bimbo ucciso dal governatore Alessandro. Per risolvere il «problema», gli studiosi che hanno collaborato con questo numero di «Arte e Cultura», fanno alcune ipotesi: si può pensare alla rimozione delle sculture originali, quando la nuova chiesa settecentesca assunse la dedicazione dei due santi titolari rappresentati poi nella pala d’altare del nuovo presbiterio, e nell’inserimento delle due sculture, molto probabilmente prese dall’altare demolito del Crocefisso, anch’esse eseguite dal Catenazzi, e adattate alla nicchia. Si tratterebbe, pertanto, di un equivoco sorto nel corso del Novecento, quando si volle dare una connotazione diversa all’oratorio. Infine, gli studiosi sottolineano che anche la chiesa nuova di Novazzano presenta una grande varietà di affreschi; di ciascuna, «Arte e Cultura» fa un’analisi iconografica particolareggiata, dando conto di interessanti vicende artistiche fra Sette e Novecento. Per ordinare la rivista scrivere a edizioni@fontana.ch.

Laura Quadri

5 Gennaio 2021 | 07:14
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