Svizzera

Il miracolo di S. Nicolao del 13 maggio 1940

Innumerevoli sono i prodigi attribuiti a San Nicolao, il patrono della Svizzera festeggiato il 25 settembre. La tradizione popolare abbonda di riferimenti e in qualsiasi sua biografia sono ampiamente e minuziosamente documentati, ma molti sono cronologicamente lontani da noi, ad eccezione di uno degli interventi che gli sono stati attribuiti come tra i più clamorosi, spettacolari e a quanto si dice, documentati storicamente; quello del 13 maggio del 1940, in cui San Nicolao ha visibilmente protetto la Svizzera dall’invasione nazista. Visibilmente – perchè a quanto si racconta – in cielo, nel luogo dove è avvenuto il prodigio, delle nuvole hanno  formato una immensa mano che tutti hanno interpretato come una protezione della Svizzera.

Un intervento rigorosamente riportato dalla stampa di allora e per molti, ancor oggi, inspiegabile.

Bisogna premettere che chi non ha vissuto il periodo  tra il 1939 e il 1945, non può immaginare il pericolo che ha corso la Svizzera, con la bella prospettiva di un’ improvvisa invasione nazista.

Fino a una quarantina di anni fa, le nostre mamme e le nostre nonne ricordavano benissimo  le telefonate disperate a casa dei soldati ticinesi stanziati lungo il fiume Reno, dove si intravvedevano, al di là del fiume, dei movimenti più che allarmanti di truppe nemiche. Nei loro cuori cresceva  il terrore  di una imminente invasione della Svizzera.

Angoscia più che  giustificata vista la potenza dell’esercito di Hitler che, tra le sue ambite conquiste, aveva anche considerato l’annessione del nostro paese al III° Reich.

Ma vediamo di rievocare quel momento tragico  attraverso l’esperienza vissuta da un  testimone oculare di allora, un nostro soldato al fronte.

«Era appena scoppiata la IIa Guerra mondiale. Il «1939 e il 1940  per noi furono gli anni della mobilitazione generale; l’armata svizzera era consapevole  infatti  dell’estremo pericolo che correvamo. I miei commilitoni ed io eravamo pronti a versare il nostro sangue per la patria e per le nostre famiglie. Lo avevamo giurato solennemente sul Breitfeld di Gossau (S.G), giuramento di fedeltà che, in seguito, ci sarebbe costato pesanti sacrifici!

Era la notte tra il 13 e il 14 maggio del 1940, io sostituivo il comandante di guardia. La nostra truppa di copertura era di stanza a  Giessen, sulla Linth, tra Reichenburg e Benken. In caso di invasione tedesca, la pianura della Linth sarebbe stata inondata, in modo da bloccare l’avanzata dei carri blindati nazisti. Il mattino successivo vidi con i mei occhi come il canale di Binnen era stato sbarrato. La nostra unità aveva anche il compito di sorvegliare il tunnel del Ricken e, al bisogno, distruggerlo con l’esplosivo per impedire il passaggio ai convogli nemici.»

Altra testimonianza di un soldato al fronte: «Quella notte ero l’unico responsabile del servizio di guardia. Ero in ufficio. Il telefono squilla verso le 3 del mattino. Rispondo, è un ordine che parte direttamente da Berna, quello di istituire uno stato di massima allerta. Le nostre autorità erano state informate che Hitler aveva dato ordine alle sue truppe, sino allora imbattute, di conquistare la Svizzera per annetterla al suo Reich. Certo era necessario un pretesto.  La sua spudorata propaganda aveva già trovata la scusa per persuadere i tedeschi  che l’annessione della Svizzera, così come quella della Pologna, era legittima e nel contempo indispensabile: il motivo presunto era che i tedeschi  venivano da noi maltrattati e uccisi!»

Il nostro soldato al fronte così continua: «Una trasmissione della radio nipponica provava l’imminente invasione dell’esercito  hitleriano concentrato nel Baden- Württemberg. In Giappone, che allora era alleato della Germania,Padre Max Blöchlinger, dei Missionari di Bethlemme che era, dal 1940, Padre Superiore del suo istituto di stanza nel paese del sol levante, ascoltando un radiogiornale, sentì che i soldati tedeschi erano penetrati in Svizzera alle 2h del mattino. Chiamò subito un confratello che abitava in un altro quartiere e gli confidò la notizia. Essendo   entrambi di nazionalità svizzera, furono sconvolti da questa allarmante notizia. La stampa nipponica poi non fece che confermare l’invasione. Dodici ore più tardi, l’emittente giapponese smentì la notizia. Dichiarò che l’armata tedesca era rimasta sulle proprie posizioni. (Il 13 maggio del 1989, Padre Blöchlinger ha firmato una dichiarazione che confermava questi fatti; era stato in Giappone , nel 1940 e per 12 anni).

Ma cosa aveva impedito all’invincibile armata di Hitler di entrare in Svizzera?  È vero che le nostre frontiere erano egregiamente protette: l’armata era pronta; c’erano delle fortificazioni. La «terza  linea di difesa» era in allestimento, Ma bisogna comunque ammettere che alcuni ufficiali di alto rango temendo per la loro pelle, invitarono a più riprese il Generale Guisan a capitolare. Infatti, si sapeva, dall’invasione della Polonia, della forza d’attacco e della potenza di fuoco dell’esercito nazista: ai bombardieri d’assalto, gli Stukas, seguivano i lanciafiamme, poi i blindati. Ma il nostro Generale fu irremovibile, secondo dei testimoni, diceva sempre ai suoi ufficiali:

«Signori, noi combattiamo ! Non capitoleremo! Abbiate fiducia in Dio»

Ovviamente gli ufficiali miscredenti ironizzavano su questa fede nella Provvidenza; la paragonavano all’ingenuità dei cattolici «che credono in qualsiasi cosa, perfino in una nascita verginale…» Allora il Generale rispondeva  sempre:  «Nulla è impossibile a Dio!»

Ma allora, a questo punto, sorge spontanea una domanda: come mai Hitler non riuscì ad annettersi la Svizzera ?  Cosa glielo ha impedito?

Il film che ricorda la seconda guerra mondiale termina così: «La storia non  ci spiega perché le Forze dell’Asse hanno risparmiato la Svizzera   che avevano accerchiato. È un miracolo !»

Il Consigliere federale Kaspar Villiger, il 5 settembre 1989 scriveva: «Io non ho il minimo dubbio che i nostri sforzi non erano certamente sufficienti per evitarci gli orrori della seconda guerra mondiale senza l’intervento della Providenza Divina, coloro che  hanno vissuto quei momenti sulla loro pelle lo possono testimoniare: La Provvidenza è intervenuta ad assisterci»

La ragione di tutto questo ce la spiega il Cappellano del Ranft, un certo Werner Durrer che conosceva I fuochi dell’opera serafica per l’infanzia di Soletta. Infatti, partendo dal presupposto che «la preghiera dei bambini attraversa i nembi»,  chiese ai pensionati  di quelle istituzioni di  offrire una novena di preghiere affinché, per intercessione di San Nicolao della Flue, Dio allontani dalla Svizzera  gli orrori  della guerra.

Dio li ha esauditi: San Nicolao ci ha protetti dall’invasione nemica.

Infatti, nella notte tra  il 13 e il 14 maggio 1940, nei dintorni di Liestal (Basilea Campagna) molti abitanti e molti soldati  di stanza nella zona, hanno visto  apparire  nel cielo una nuvola a forma di mano ad evidente protezione. Malgrado vi fosse chi, come sempre in caso di fenomeni soprannaturali cerca di trovare una spiegazione, il maggiore Döbli, comandante del battaglione che sorvegliava la frontiera, protestante e dottore in diritto, era fermamente convinto che fosse veramente un intervento divino, per intercessione di San Nicolao, che ci avesse miracolosamente protetti da un  imminente aggressione.

Ma ecco un’altra prova: due fratelli, ufficiali di alto rango dell’esercito tedesco, avevano informato un loro terzo fratello che viveva a Baden dell’imminenza di un’occupazione della Svizzera, lo provavano un milione di militi stanziati lungo il Reno tra Basilea e Costanza. Hitler aveva dato l’ordine di marcia ma, misteriosamente, non era successo nulla, i due fratelli avevano poi confermato di aver visto due braccia luminose rivolte al cielo e tutto il commando era stato sconvolto. I tedeschi erano convinti che un fatto soprannaturale stesse difendendo la Svizzera.

Altra testimonianza : una sentinella di nome Zappa, fotografo di Langendorf (Soletta) raccontò quanto segue: «Vidi una nuvoletta nel cielo che si ingigantiva fino a diventare una mano luminosa e trasparente  al punto da far intravedere le ossa, che benediva il territorio, sopra la campagna. Ho immaginato che fosse la mano di San Nicolao e al mio ritorno dalla guardia, trovai i miei commilitoni eccitatissimi «I Tedeschi stanno arrivando!»  mi urlarono, io risposi: «No, non verranno proprio!» e raccontai loro ciò che avevo visto.

Altra testimonianza: il Professor Hans Felix Pfenninger, protestante, raccontò alla sua aiuto-medico, la signorina A:B, di cui conosciamo nome e indirizzo,  di aver visto con altri ufficiali, apparire in cielo quella famosa mano e di averlo dovuto confermare al Generale Guisan sotto giuramento. Il professore aggiunse questo aneddoto: il colonnello Bircher, ex capo medico ad Aarau, non volle inginocchiarsi di fronte al prodigio della mano, poiché indossava un mantello appena acquistato,  siccome aveva piovuto, il terreno era bagnato, ma poi finì per farlo. Il professor Pfenniger  era persuaso che la mano era quella di San Nicolao della Flue

Ma la testimonianza più avvincente è quella di un predicatore tedesco, nella cappella del Ranft,  nella sua omelia spiegò che dei soldati tedeschi  gli avevano confidato che una notte (secondo noi, tra il 13 e 14 di maggio 1940) avevano  ricevuto  dal quartier generale l’ordine di attaccare la Svizzera, ma nessun carro armato si accese: malgrado  ogni tentativo, nessun motore si avviò. Furono chieste delle istruzioni al quartier generale nazista. Hitler diede a tutti l’ordine di cambiare il carburante. L’ordine fu eseguito ma senza nessun risultato, nessun mezzo si accese.  L’invasione fu annullata, i tedeschi ricevettero l’ordine di ritirarsi senza spiegarne le ragioni, anzi, si parlò di un attacco simulato. Ma ecco che si verificò un altro prodigio: tutti i mezzi si accesero e i soldati tedeschi ebbero tutti la sensazione che la Svizzera fosse stata protetta. Ad aver assistito a quell’apparizione della mano protettrice furono 40 soldati stanziati nella zona e che hanno confermato la loro esperienza per iscritto.

Eppure c’è chi non accetta l’intervento soprannaturale di questo fenomeno mentre gli storici  arrivano al punto di asserire che Hitler non ha mai pensato di invadere la Svizzera. Un’altra scusa trapelata è che i tedeschi rinunciarono alla conquista della Svizzera trovando eccessivo il costo di vite umane che questa operazione avrebbe comportato.

Dovremmo sicuramente considerare molto di più il Santo protettore della Svizzera, soprattutto in questi momenti di angoscia che l’attualità provoca nei nostri cuori, dalle guerre che ci sono nel mondo, alla situazione sanitaria, all’inquinamento e al surriscaldamento globale.

Chissà che colui che ha protetto la Svizzera 80 anni fa non sia in grado di darci una mano. Certo è una questione di fede. Ma come  diceva il Generale Guisan: «Nulla è impossibile a Dio!»

Yor Milano

L'immagine di Nicolao della Flüe, al centro
24 Settembre 2021 | 13:26
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