Il mattino: una poesia

Mattino

Il sol prima d’uscire

dal suo roccioso castello

manda un venticello,

il più gentile,

giù pei declivi d’ulivi

a portare un alito fresco

al pesco, alla chiesa, al molino,

alle cose che incontra

sul suo lieto mattino,

e dica a tutti,

ridente,

buon dì.

Poi sulle tracce del vento

con un nuvolino di piombo e d’argento,

manda spruzzate

al ruscello, al torrente,

che si ride stano

tra l’erbe e tra i sassi,

e dove incontrano massi

li aggirano

con barbagli improvvisi

di stelle e sorrisi

cantarellando

giocondamente

così.

Spedisce un rondinino

sotto ogni gronda di tetto

perché allegramente cinguetti;

tra schiocchi cantanti

e svoli e candor di lenzuoli,

e alle donne e ai bambini festanti,

. ai nidi che pigolano,

benedetti,

benedetti ripeta

a tutti

gli abitanti

di qui.

Intanto la notte,

ch’à dormito

sul prato fiorito,

nel frettoloso risveglio

sbadata

ha lasciato tra l’erba e le siepi

tutto il suo antico tesoro,

rubini, ametiste, diamanti,

topazi, ruquide, brillanti,

e quando il sole d’un subito sbuca

sul ciglio più alto del monte,

sull’orlo più basso del cielo,

pronto ogni fiore, ogni stelo,

a salutare il mattino,

s’appunta sulla fronte

il suo più prezioso rubino,

stellante,

abbagliante,

così.

Vincenzo Fraschetti

15 Agosto 2018 | 06:20
mattino (1), poesia (15)
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