Internazionale

Il fondatore di «Aiuto alla chiesa che soffre» è accusato di stupro e di fascismo

Il fondatore dell’organizzazione «Aiuto alla Chiesa che soffre» (ACS), associazione riconosciuta e con un seguito anche in Ticino, il religioso di origine olandese Werenfried van Straaten e scomparso nel 2003, avrebbe tentato di stuprare una donna che collaborava con ACS nel 1973.

Un caso noto dal 2010

Il presidente esecutivo di Aiuto alla Chiesa che Soffre Internazionale ha detto che una volta che il caso è diventato noto nell’autunno del 2010, l’organizzazione ha immediatamente informato la Congregazione per il Clero a Roma e la Conferenza episcopale tedesca. «L’avvio di un’azione civile, che era previsto allo stesso tempo, si è rivelato impossibile perché l’imputato era morto».

La storia è stata successivamente confermata dalla stessa organizzazione che ha reso noti altri particolari sulla vicenda. Le informazioni raccolte, spiegava il vescovo Grothe nel testo ora reso pubblico,

«riguardano infrazioni in quattro ambiti della morale cattolica e nell’etica così come nella dottrina sociale cattolica. Si tratta di un tentativo di violenza sessuale, di sregolatezza nella condotta di vita, di consistenti deficit nella condotta personale e di una disposizione verso idee fasciste».

Monsignor Grothe, rileva ancora l’agenzia Catholic news agency, aggiunge che le sue informazioni poggerebbero su testimonianze oculari. Il vescovo afferma anche che la donna vittima del tentato stupro intendeva restare anonima,

«ma, avendo sentito che in Germania si sta istruendo un processo di beatificazione di p. van Straaten, si è allarmata e ci ha avvertito».

Nel 2011 Benedetto XVI trasformava «Aiuto alla Chiesa che soffre» in fondazione pontificia (dipendente dalla Congregazione per il Clero), il che implicava un profondo adattamento delle strutture a regole di gestione meno opache e più in sintonia con le direttive della Chiesa anche in materia di abusi e di gestione del personale. Come si osserva in una serie di note esplicative relative al caso diffuse dalla stessa ACS, quel cambiamento produsse «la revisione degli statuti, l’introduzione di nuovi organi di amministrazione e controllo e, dal 2019, l’istituzione di organismi per la prevenzione degli abusi sessuali come priorità dell’organizzazione».

Nell’articolo dell’agenzia Adista che riporta la notizia emerge che «A presiedere la fondazione veniva chiamato il card. Piacenza; la vicenda dell’abuso sessuale veniva però silenziata per non danneggiare la reputazione di un’organizzazione capace di raccogliere ingenti somme per i cristiani perseguitati. La famiglia della vittima ha ricevuto fra l’altro come forma di risarcimento 16mila euro; da rilevare che anche il padre della donna lavorava all’ACS e nel tempo ha ricevuto anch’egli delle somme di denaro da parte di van Straaten, tuttavia ha messo per iscritto – secondo quanto riferisce ACS – che tale denaro non era da mettersi in relazione con quanto avvenuto alla figlia «piuttosto rappresentava un risarcimento per l’ingiusto trattamento riservatogli da p. van Straaten quando aveva lasciato il suo lavoro con Aiuto alla Chiesa che soffre»»

Nessun processo di beatificazione

Il vescovo Manfred Grothe, vescovo ausiliare di Paderborn, ha ulteriormente messo fine agli sforzi di alcune persone per avviare un processo di beatificazione di padre van Straaten. Un eventuale processo di beatificazione non è mai stato avviato da Aiuto alla Chiesa che Soffre e non ha interesse a farlo in futuro, ha confermato Thomas Heine-Geldern.

14 Febbraio 2021 | 12:03
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