Internazionale

Il coraggio di annunciare il Vangelo anche a costo della propria vita. Tre testimonianze

Storie di uomini e di donne che spendono la propria esistenza per il prossimo, che annunciano il Vangelo fino all’ultimo istante e che sul loro cammino incontrano uomini senza scrupoli. Sono queste le storie che racconta il rapporto dell’Agenzia Fides. Ma ci sono anche storie a lieto fine come quella del vescovo ausiliare della diocesi di Owerri, in Nigeria, monsignor Moses Chikwe che, con il suo autista, è stato liberato il 1° gennaio. I due sono stati rilasciati dai rapitori che li avevano aggrediti e prelevati la notte del 27 dicembre vicino all’abitazione del presule, mentre tornavano da una celebrazione in una parrocchia. Il portavoce del comando della Polizia dello Stato di Imo ha riferito che il vescovo e il suo autista sono stati rilasciati senza il pagamento di alcun riscatto, grazie a un’operazione di polizia. All’Angelus del primo giorno dell’anno, anche Papa Francesco aveva lanciato un appello per la liberazione del porporato, come per quella di «tutti coloro che sono vittime di simili atti, in Nigeria», e perché «quel caro Paese ritrovi sicurezza, concordia e pace». L’arcivescovo di Owerri ha ringraziato Papa Francesco per il suo appello e tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi, laici che hanno pregato per la felice conclusione del sequestro. Ringrazia anche il nunzio apostolico in Nigeria, l’arcivescovo Antonio G. Filipazzi, «per essere rimasto in contatto con me e con le autorità vaticane durante questa dolorosa vicenda».

Sil, giovane seminarista che non aveva paura ad alzare la voce
Il corpo senza vita del seminarista Zhage Sil, è stato trovato in un fossato a Jayapura, città della Papua indonesiana, la sera del 24 dicembre 2020. Alla comunità di Sorong-Manokwari, diocesi cui Sil apparteneva, sono giunti numerosi messaggi di condoglianze di leader religiosi e laici che condannano fermamente l’atroce atto. «Sono scioccato dalla sua morte improvvisa e tragica. Sarebbe divenuto diacono l’anno prossimo e sacerdote diocesano subito dopo» ha detto padre Johan, parroco nella diocesi di Jayapura. Padre Johan, che conosceva personalmente Sil, ha aggiunto: «Era una persona coraggiosa che si interessava dei bisogni delle persone, e non aveva paura ad alzare la voce, soprattutto quando si trattava di giustizia. Speriamo di ricevere presto notizie chiare sulla sua morte». Sil era tra i giovani spesso impegnati a chiedere giustizia per la provincia di Papua, stigmatizzando «il razzismo contro il popolo papuano».

In Gabon, suor Lydie si prendeva cura degli anziani abbandonati
Nella notte tra il 19 ed il 20 marzo, è stata aggredita e assassinata nella sua camera, suor Lydie Oyanem Nzoughe che aveva dedicato la sua vita ad accogliere e a prendersi cura degli anziani abbandonati dalle loro famiglie, poveri e senzatetto, nel Centre d’accueil Fraternité Saint Jean a Libreville in Gabon, che dirigeva. Il malvivente si sarebbe costituito: è una persona che faceva piccoli lavori per la casa. Secondo le informazioni raccolte da Fides nella Chiesa locale, il Centro di accoglienza Fraternité Saint Jean, diretto da suor Lydie, si trova nella Valleé Sainte Marie a Libreville, sotto la Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunta, non ha finanziamenti pubblici. Accoglie gli anziani malati e abbandonati, accompagnandoli con amore e dedizione alla fine della loro vita. Suor Lydie, che apparteneva alla congregazione religiosa autoctona delle Religieuses de Sainte Marie,era anche stata la fondatrice del Mouvement eucharistique des Jeunes.


Silvia Guggiari

12 Gennaio 2021 | 07:54
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