Ticino

Il Buon Samaritano è il paradigma di Bergoglio per il mondo economico

La pubblicazione dell’enciclica «Fratelli Tutti» di papa Francesco offre spunti di riflessione di grande ispirazione in vari ambiti della vita sociale, economica e politica. Essa si presenta come una bussola che indica l’autostrada della fratellanza universale di fronte alle ombre di un mondo chiuso. Come imprenditore cattolico, attivo nella farmaceutica e nella sanità al servizio dei pazienti, il Papa mi offre una chiave di lettura dell’economia basata sul modello del «Buon Samaritano». Già dalle prime righe dell’enciclica emerge la triste descrizione del mondo in modo generale e dell’economia in particolare: «»Aprirsi al mondo» – scrive il Papa- è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli» (n. 12).

La risposta giusta di fronte a questo modello economico basato solo sugli interessi consiste nel promuovere una cultura di valorizzazione della persona umana, una cultura del vivere in armonia con tutti sulla base dell’amicizia sociale, specialmente in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo con la pandemia di Covid-19, che ha messo in luce tutte le nostre insicurezze ed incertezze sul futuro. In effetti, il concetto dell’amicizia sociale è fondamentale, poiché non si riesce ad affrontare le problematiche della nostra vita quotidiana lavorativa in modo isolato, ma invece è necessario lavorare insieme sulla base di progetti e sogni condivisi.  Sempre più spesso si sente parlare di lavorare insieme (team working) che non vuol dire passare ad altri le responsabilità, ma anzi costruire insieme un progetto, un’attività per realizzare un sogno o una missione comune.

La parabola del Buon Samaritano

Senza essere un trattato di economia, l’enciclica sociale di papa Francesco ci propone un paradigma nel pensare l’economia: il modello evangelico del Buon Samaritano. Questa parabola lucana è molto attuale laddove l’incuranza sociale e politica è presente nel mondo e dove si lasciano tanti emarginati sul bordo della strada.  Cristo nella parabola incoraggia affinché ogni buon cristiano aderisca all’amore, recuperi il sofferente e costruisca una società basata sull’amicizia. Il buon samaritano della parabola se ne andò senza aspettare riconoscimenti o ringraziamenti, poiché la dedizione al servizio era l’unica soddisfazione davanti a Dio.

Commentando l’atteggiamento dei protagonisti di questa parabola lucana, il Papa pone queste domande: «Con chi ti identifichi? Questa domanda è dura, diretta e decisiva. A quale di loro assomigli? Dobbiamo riconoscere la tentazione che ci circonda di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli. Diciamolo, siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli delle nostre società sviluppate. Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finché queste non ci toccano direttamente» (n. 64).

Molti anni fa ho preso spunto dalla parabola del «Buon Samaritano» per realizzare con mia moglie Giuseppina un’attività in aiuto educativo dei più deboli in terra d’Africa. Successivamente questa attività è diventata la Fondazione Nuovo Fiore in Africa che ha permesso la realizzazione di oltre 25 progetti educativi e scuole con oltre 15.000 ragazzi in Etiopia, Sud Sudan, Congo, Togo e Madagascar (https://www.nuovofioreinafrica.org/?lang=en).

Secondo il Papa l’attività degli imprenditori è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti.  Dio si aspetta da noi che sviluppiamo le capacità che ci ha dato e questo è un principio presente anche nella parabola dei talenti. Nei disegni di Dio ogni persona è chiamata a promuovere il proprio sviluppo e questo comprende l’attuazione delle capacità economiche e tecnologiche per far crescere i beni e aumentare la ricchezza, sviluppando per l’appunto i propri talenti naturali e non sotterrandoli. L’imprenditore cristiano è chiamato dal Papa ad investire con impatto sociale, creando nuovi posti di lavoro, producendo nuovi prodotti utili ed etici e fornendo servizi di qualità. Nel mio settore, quello farmaceutico e della sanità, l’eticità dei prodotti e dei servizi è fondamentale: nella mia società realizziamo farmaci contro il cancro e per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici; quindi utilizziamo la scienza e la tecnologia al servizio della salute dei malati. Per me l’impegno verso le persone meno fortunate che hanno una malattia è parte integrante del mio essere e della mia vocazione, essendo anche Cavaliere dell’Ordine di Malta, ordine che è sempre al servizio dei malati.

Il mercato non risolve ogni problema

Il mercato economico da solo non risolve ogni problematica e gli imprenditori cristiani devono fare propria questa riflessione del Papa investendo sì, per creare profitto, ma per poi ridistribuirlo a tutti gli «stakeholders» (portatori di interesse) collegati all’impresa, quindi migliorando la qualità di vita dei propri dipendenti, soci, clienti, fornitori, la comunità locale dove l’impresa è attiva e altre realtà e persone che indirettamente posso beneficiare dei beni e servizi. L’impegno dell’imprenditore che non si sottomette ciecamente alle volontà del mercato sono quelle di pensare a preservare l’ambiente e la natura, producendo in modo sostenibile prodotti che rispettino sempre la qualità.

L’errore: lo sguardo a breve

L’errore oggi di molti politici e imprenditori economici è di guardare al breve termine senza avere una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti. Spesso le società quotate in borsa hanno una visione limitata nel tempo, guardano ai risultati dell’anno in corso o addirittura del trimestre. Questa ottica di breve termine diventa ancora più grave se aggiungiamo l’insensibilità per ogni forma di spreco energetico e alimentare. Oltre allo spreco vi è anche in molti imprenditori e responsabili economici l’ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze sulla disoccupazione con l’effetto diretto di allargare i confini della povertà. Questo non vuol dire di non licenziare il fannullone o il lavativo, ma di essere corretti ed etici verso le maestranze che lavorano in modo corretto e continuativo. Oggi poi nel mondo del lavoro è ritornato in modo importante il razzismo verso gli emigrati che arrivano in nuovi paesi alla ricerca di lavoro e speranza, e che invece potrebbero essere una fonte di capacità lavorativa per molte professioni che molti cittadini dei paesi ospitanti non vogliono più’ svolgere. L’imprenditore cristiano deve lavorare per creare ricchezza per poi poter essere ridistribuita senza realizzare iniquità e nuova povertà.

Personalmente nella mia azienda, la Helsinn, da decenni abbiamo realizzato un rapporto di sostenibilità per monitorare le attività che realizziamo e vorremo realizzare ancora di più  in futuro a favore dei pazienti, delle nostre forze lavoro e delle comunità dove operiamo (https://www.helsinn.com/social-responsibility).

Gli sviluppi positivi avvenuti nella scienza, nella tecnologia, nella medicina, nell’industria e nel benessere, soprattutto nei Paesi sviluppati hanno però causato un deterioramento dell’etica e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità. Noi alla Helsinn lavoriamo sulla base dei nostri tre valori di qualità, integrità e rispetto sulla base di un codice etico aziendale molto rigido (https://www.helsinn.com/about-us/our-mission-and-values).

Qual è lo scopo sociale dei progressi tecnologici?

Il Papa fa notare che la tecnologia fa progressi continui, ma sarebbe bello se alla crescita delle innovazioni scientifiche e tecnologiche corrispondesse anche una sempre maggiore equità e inclusione sociale. La connessione digitale è un primo passo ma non può da sola unire i popoli verso obiettivi comuni.  I media digitali (social media) possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche; e questo si è verificato ancora più’ marcatamente nel periodo del COVID-19. Gli esseri umani, i lavoratori, chi fa impresa ha bisogno soprattutto di comunicazione verbale diretta, di gesti fisici e di contatti di amicizia professionale concreta.

La «terapia» della fratellanza

L’enciclica «Fratelli Tutti» ricorda la terapia della fratellanza universale di fronte al cancro della «globalizzazione dell’indifferenza». Il Papa mette in guardia sul rischio di un’economia guidata dal solo profitto, che separa le persone e le nazioni per avere maggiori risultati, accentuando così molte forme di individualismo. Quest’enciclica dovrebbe ispirare tutti gli imprenditori cristiani e tutti gli operatori economici di buona volontà ad investire sull’amicizia sociale ed economica come unica risorsa per un futuro migliore per tutti, perché siamo tutti fratelli.

Riccardo Braglia, imprenditore farmaceutico, Presidente Fondazione Nuovo Fiore in Africa

21 Novembre 2020 | 07:28
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