Ticino

I commenti ai Vangeli di domenica 19 settembre

Calendario Romano

Anno B / Mc 9, 30-37 / XXV Domenica del Tempo ordinario

Scacco matto: la misura della fede

Domenica scorsa abbiamo celebrato l’intuizione prodigiosa di Pietro, un pescatore galileo capace di riconoscere in Gesù il Messia, il Dio che visita la storia, l’uomo che porta la salvezza. Non è durato molto in effetti e subito dopo è lo stesso apostolo a fare uno scivolone che gli ha reso l’attributo di «Satana», il tentatore. Questa domenica, dice don Willy Volonté, guidandoci attraverso la pagina evangelica, non è molto diversa, perché continua lo scandalo. Non riguarda solo Pietro, né gli altri apostoli che discutono su chi sia il più grande, su chi debba stare in questo o in quel ministero del governo messianico, spartendosi onori e potere, ma concerne tutti noi. Gesù non è uno facile da seguire, possiamo immaginarlo come lo vorremmo, a volte riconoscerlo nel suo potere di guarigione, di consolazione, di benedizione. Nella partita a scacchi con la vita, con Lui accanto ci sembra di essere vincitori sempre, di poter godere della sua benevolenza: nulla ci potrà far male, la nostra realtà sarà benedetta, il nostro cuore sarà portato in palmo di mano dal Signore. Tutto vero, guai a cancellarlo come un imbroglio, una illusione, ma è lo stesso Gesù a ricordarci l’altra faccia della medaglia: la sconfitta, la fatica, il dolore apparentemente ingiusto e inutile. Questo è quello che ha subito Lui, non per una sorta di legge del contrappasso, di pagamento per il bene, ma come prova della sua capacità di donarsi fino in fondo, senza ma e senza se, senza pretese o sconti. Questa è la prova suprema della fede e prima o poi ci dobbiamo passare: non sarà su una croce, magari sarà la pazienza di sopportare un limite, la perseveranza nel restare là dove siamo, la rinuncia alle nostre attese, la scoperta di un dono che possiamo diventare e non lo avremmo immaginato. Il paradosso della fede è nel lasciarsi sconfiggere, per vincere con il re che dallo scacco matto ha capovolto la scacchiera, per una vittoria definitiva.

di Dante Balbo,
dalla rubrica televisiva Il Respiro spirituale di Caritas Ticino in onda su TeleTicino e online su YouTube

Calendario Ambrosiano

Anno B / Gv 3, 1-13 / III Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni

Il Regno di Dio non si acquista, si riceve di don Giuseppe Grampa

L’evangelo di questa domenica ci introduce nel dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, «Colui che venne da Gesù». E forse l’evangelista gioca sul verbo «venire» che spesso nel vangelo di Giovanni equivale a credere. Sarebbe bello poter dire di noi: siamo di quelli che vengono da Gesù, che credono in Lui. Ritroveremo ancora Nicodemo: quando prenderà le difese di Gesù chiedendo che non lo si condanni senza averlo prima ascoltato (Gv 7,50) e quando porterà unguenti e profumi per la sepoltura di Gesù (19,39). Un gesto, quest’ultimo, che dice il legame profondo con la persona di Gesù. Il colloquio notturno aveva certo lasciato il segno nella vita di quest’uomo. Colloquio notturno: un dettaglio che l’evangelista non a caso ricorderà un’altra volta (19,39) e che forse allude ai dubbi, alle incertezze che agitano quest’uomo che nell’oscurità cerca luce parlando con Gesù. E a quest’uomo in ricerca Gesù dedica tempo, il tempo di una lunga conversazione. Avrebbe potuto con una sola folgorante parola dissipare le ombre che assediavano l’intelligenza e il cuore di quest’uomo in ricerca. Ma non è questo lo stile di Gesù che invece prende tempo perché Nicodemo dia voce ai suoi interrogativi e si apra, a poco a poco, alla luce. Il cuore di questo dialogo è l’affermazione perentoria di Gesù, rafforzata dal duplice Amen: «Se uno non nasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio». Vedere Dio, il suo Regno non è il risultato di una iniziativa dell’uomo ma frutto di una nascita dall’alto, non è nostra conquista ma dono. Certo, Gesù non vuol dire che si deve ritornare nel grembo della propria madre per venire una seconda volta alla vita. Si deve piuttosto riconoscere che, affidati alle nostre sole forze, noi non possiamo salire in alto. La direzione verticale ci è preclusa. Provo a immaginare Nicodemo che dopo il colloquio con Gesù esce nelle viuzze buie di Gerusalemme che anch’io tante volte ho percorso… era ancora notte ma già si annunciava la luce di un nuovo giorno.

don Giuseppe Grampa

19 Settembre 2021 | 06:19
Condividere questo articolo!