La Basilica del Sacro Cuore a Lugano.
Ticino e Grigionitaliano

Giro d’orizzonti tra Lugano e Bellinzona sulla consultazione sinodale

Mettere a fuoco le relazioni, il dialogo, l’ascolto reciproco, la suddivisione rinnovata di responsabilità in parrocchia, nelle comunità e gruppi di appartenenza, nelle zone/ reti pastorali. Già questo sarebbe un bel frutto dell’attuale consultazione diocesana nell’ambito del rinnovamento voluto dal Papa con il Sinodo 2021-2023, nelle sue fasi locale e mondiale. Una proposta semplice. Non si tratta, infatti, di un Sinodo della Diocesi di Lugano che prevederebbe un altro tipo di prassi dettata dal Codice di diritto canonico ma di un momento di confronto comunitario nell’ambito del Sinodo della Chiesa mondiale. In diverse comunità parrocchiali e realtà aggregative ci si è messi in moto.

A Lugano

Al Sacro Cuore a Lugano don Italo Molinaro– e non è il solo in Ticino – ha rivisto i temi e le domande. «Ci siamo trovati con alcuni laici riportando la discussione al livello della vita della nostra parrocchia. La proposta si inserisce in una dinamica che nel nostro piccolo c’è da tempo, in uno stile di responsabilizzazione e condivisione di idee che cerchiamo di portare avanti non da oggi, riflettendo e interrogandoci insieme sui bisogni e sulle risposte da dare», spiega. Per don Italo questo viaggio sinodale «dal punto di vista pratico non produce immediatamente una svolta, ma semmai rafforza una cultura, un atteggiamento e una mentalità partecipativa. Credo che questo sia uno degli obiettivi della dinamica sinodale voluta dal Papa». Tra le critiche raccolte da don Italo c’è quella relativa al linguaggio della consultazione. «La Segreteria del Sinodo – spiega don Molinaro- avrebbe dovuto predisporre delle domande più adatte a chi non vive la comunità ecclesiale, se come viene proposto, si vuole coinvolgere persone lontane». Riguardo all’idea generale della consultazione don Italo ha riscontrato in taluni una certa disillusione, soprattutto in persone più «navigate». «Tra questi c’è chi vede la Chiesa come una realtà autoritaria, poco propensa ad adottare dinamiche più partecipative e quindi non crede molto in questo percorso sinodale». Un aspetto anche questo che il dialogo in comunità evidenzia grazie alla «franchezza» raccomandata dal Sinodo stesso.

A Bellinzona

A Bellinzona la consultazione sinodale viene svolta nelle differenti comunità. Don Maurizio Silini in Collegiata ci spiega che a partire dalla proposta di un laico, ogni settimana – dopo la Messa domenicale,- sono messi a disposizione dei fedeli dei foglietti riportanti un tema della consultazione. La gente li porta a casa e può successivamente rispondere o per iscritto, inserendo in una cassetta in chiesa la propria risposta, oppure partecipando a brevi momenti di dialogo di una ventina di minuti, previsti dopo la Messa prefestiva delle 17 in Collegiata e quella domenicale delle 10.30. «Si tratta di una modalità sperimentale utile a coinvolgere persone che non parteciperebbero ad un incontro serale, che richiede tempo». Insomma, una proposta più immediata per favorire dialogo, conoscenza, condivisione e idee. Un esperimento «i cui frutti si capiranno nel proseguimento dell’esperienza» sottolinea il parroco. A Bellinzona – accanto a questi dialoghi meno impegnativi – ci sono anche incontri di gruppo più classici, con riflessioni più articolate.

Nelle prossime settimane racconteremo su Catholica altre esperienze. «Neppure una scintilla di speranza e amore che emergerà dai nostri incontri fraterni sarà trascurata, ma semmai sarà custodita ed alimentata», ha sottolineato il vescovo il 17 ottobre, in apertura del processo sinodale. Un’indicazione da tenere presente in queste settimane di consultazione insieme all’esortazione di mons. Lazzeri a prolungare lo stile sinodale anche dopo questa fase che si conclude formalmente il 31 dicembre 2021. La sua sesta lettera pastorale, in tal senso, offre linee precise.

Cristina Vonzun

La Basilica del Sacro Cuore a Lugano.
21 Novembre 2021 | 05:41
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