Papa e Vaticano

Giornata mondiale dei poveri: il Papa ricorda don Malgesini, il prete di Como ucciso due mesi fa

Il 15 novembre è la domenica dedicata dalla Chiesa alla Giornata mondiale dei poveri. Papa Francesco ha celebrato questa mattina nella Basilica di San Pietro una funzione alla presenza di rappresentanze di persone in difficoltà ed indigenti.

Don Roberto Malgesini, il prete di Como ucciso esattamente due mesi fa, era il 15 settembre, da un senza fissa dimora con problemi psichici, è stato ricordato da Papa Francesco al termine dell’omelia della Messa per la Giornata Mondiale dei Poveri come un esempio dei «servi fedeli di Dio, che non fanno parlare di sé» che vivono per i poveri.

«Questo prete – ha detto Papa Francesco – non faceva teorie: semplicemente, vedeva Gesù nel povero e il senso della vita nel servire. Asciugava lacrime con mitezza, in nome di Dio che consola».

Il ricordo di don Malgesini arriva al termine di una omelia in cui Papa Francesco, commentando la parabola dei talenti ha lodato i cristiani che rischiano, e che non restano piuttosto fermi senza sfruttare i talenti del Signore. Talenti che vanno investiti, e l’investimento più sicuro è, per Papa Francesco, quello sul povero.

La Giornata Mondiale dei Poveri è una iniziativa che Papa Francesco ha voluto dopo l’Anno Santo dedicato alla Misericordia.  

Il Vangelo del giorno è quello della parabola dei talenti: un padrone da ad un servo cinque talenti, ad un altro due, ad un altro uno. I primi due raddoppiano il patrimonio, il terzo, intimorito di non saperlo gestire, lo conserva semplicemente, senza perdere né guadagnare nulla.

Il centro della parabola è, per Papa Francesco, il servizio, che «fa fruttare i talenti e dà senso alla vita». E i servi bravi sono «quelli che rischiano», quelli che «non conservano quel che hanno ricevuto, ma lo impiegano«, perché «il bene, se non si investe, si perde». «Non serve per vivere chi non vive per servire», ha detto Papa Francesco, chiedendo di meditare la frase. Bergoglio si è poi soffermato sulla qualità del servizio. 

«Se abbiamo doni, è perché siamo doni agli altri», ha commentato il Papa. E poi ha chiesto ai presenti di «domandarsi se seguono i bisogni o se sanno riconoscere i bisogni dell’altro». 

Papa Francesco ha sottolineato che i servi che rischiano «per quattro volte sono chiamati fedeli», perché per il Vangelo «non c’è fedeltà senza rischio» ed «essere fedeli a Dio è spendere la vita, è lasciarsi coinvolgere i piani dal servizio».

Il Papa ha aggiunto che «è triste quando un cristiano gioca sulla difensiva, attaccandosi solo all’osservanza delle regole ed al rispetto dei comandamenti», quei «cristiani misurati, che mai fanno un passo fuori, perché hanno paura del rischio», che «incominciano un processo di mummificazione dell’anima, e finiscono mummie».

Questo «non basta», la fedeltà a Gesù «non è solo non commettere errori. È negativo questo». Il servo della parabola è definito «malvagio” perché «non ha fatto nulla di male», ma allo stesso tempo «non ha fatto niente di bene», non è stato «fedele a Dio, che ama spendersi», anzi «gli ha fatto l’offesa peggiore: restituire i doni ricevuti«.

Il Papa ha esortato a «non spreacare la vita pensando solo da noi stessi», a «non lasciarci condannare dall’indifferenza». Per servire secondo i desideri di Dio, si è chiamati ad «affidare il denaro ai banchieri» per prendere gli interessi, e Papa Francesco interpreta la parabola con «i poveri», che «ci garantiscono una rendita eterna e già ora ci permettono di arricchirci nell’amore», perché «la più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore».

Papa Francesco ha poi aggiunto: «Si avvicina Natale e pensiamo tutti a cosa possiamo comprare. Usiamo un altro verbo: cosa possiamo dare, per essere come Gesù che ha dato tutto se stesso». 

Ed ha concluso che alla fine della vita «tramonterà la finzione del mondo, secondo cui il successo, il potere e il denaro danno senso all’esistenza, mentre l’amore, quello che abbiamo donato, emergerà come la vera ricchezza». Per questo, Bergoglio ha invitato «se non vogliamo vivere poveramente» di «chiedere la grazia di vedere Gesù nei poveri, di servire Gesù nei poveri».

Così alla fine dell’omelia il Papa ha voluto ricordare qual era l’inizio della giornata di don Malgesini «era la preghiera, per accogliere il dono di Dio; il centro della giornata la carità, per far fruttare l’amore ricevuto; il finaleuna limpida testimonianza del Vangelo«. E questo perché «aveva compreso che doveva tendere la sua mano ai tanti poveri che quotidianamente incontrava, perché in ognuno di loro vedeva Gesù. Chiediamo la grazia di non essere cristiani a parole, ma nei fatti. Per portare frutto, come desidera Gesù».

Il Papa ha celebrato una Messa per e con i poveri nella Basilica di san Pietro
15 Novembre 2020 | 13:38
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