Internazionale

Giornata contro la violenza sulle donne: perché si celebra il 25 novembre?

«Las Mariposas» ovvero «le farfalle». Venivano chiamate così Patria, Minerva e Maria Teresa, le sorelle Mirabal uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana dagli uomini del dittatore Trujillo che le perseguitò per lunghi anni, prima di decretarne la morte violenta, sprezzante, ma che sancì pure la fine del suo regime. Il volo da una scogliera delle tre sorelle all’interno di una jeep, dopo essere state seviziate e uccise, divenne il volo di farfalle libere, di donne capaci di dire no al prevaricatore di turno. Per questo, con il tempo, sono diventate il simbolo dell’emancipazione femminile. Così nel 1999, proprio a ricordo del loro assassinio, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò ufficialmente il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Le sorelle Mirabal
Le sorelle Mirabal

Violenza e pandemia

A giugno scorso, l’Onu ha diffuso un report realizzato dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, da Avenir Health, dalla Johns Hopkins University e dalla Victoria University australiana, nel quale si metteva in luce il chiaro incremento di casi di violenza sulle donne durante la pandemia: più di 15milioni di casi con un aumento del 20% delle violenze per i primi 3 mesi di lockdown in tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite. È una piaga che percorre il mondo; negli Usa, in piena emergenza sanitaria, ogni minuto una donna è maltrattata dal proprio compagno; a Londra nelle prime sei settimane di lockdown sono stati 4mila gli arresti effettuati per abuso domestico.

Un tragico aumento di casi in tutto il mondo

Drammatici i numeri dell’America Latina. Quasi 50 femminicidi (termine più corretto che ha sostituito quello di «delitto passionale») in soli due mesi in Argentina. In Messico, da febbraio ad aprile 367 le donne assassinate, in El Salvador le autorità avevano segnalato 9 femminicidi nel primo mese di blocco ma si teme che il numero sia più alto. In Brasile si è registrato un aumento del 56% delle violenze a marzo, in sei Stati. Con il lockdown, sono raddoppiate le chiamate alle linee di aiuto in Libano, in Malaysia, in Australia i motori di ricerca come Google hanno registrato il maggior volume di richieste di aiuto per violenza domestica degli ultimi 5 anni. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha esortato tutti i Paesi affinché adottino misure contro questo «scioccante aumento» di violenze.

Non numeri, ma persone

C’è dunque un’altra pandemia, una «pandemia oscura», che colpisce milioni di persone, di donne. In questo video delle Nazioni Unite in occasione dell’odierna Giornata si ricorda che, in questo tempo segnato dal Covid-19, le violenze domestiche sono in aumento. In questo momento, molte persone sono intrappolate nelle loro case. Le storie di donne che ogni giorno, in tutto il mondo, subiscono violenza non sono dati statistici. Sono spesso anche volti sfigurati, corpi ricoperti da lividi. Vite vissute in gabbie di paura e violenza. «I dati sulle violenze contro le donne – si sottolinea nel video dell’Onu – non sono solo numeri, sono persone che potresti conoscere».

Vatican News/red

25 Novembre 2020 | 16:20
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