Commento

Giaccardi: Bibbia come il cellulare, Francesco si fa capire da tutti

Consultare la Bibbia come il telefonino. Le parole del Papa, all’Angelus domenicale, sull’importanza dell’avere sempre con sé la Parola di Dio hanno fatto il giro del mondo. Ancora una volta, Francesco ha saputo lanciare un messaggio di grande importanza in un linguaggio comprensibile a tutti. Su questa «lezione di comunicazione» del Papa, Alessandro Gisotti ha intervistato la prof.ssa Chiara Giaccardi, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Cattolica di Milano:

R. – Papa Francesco ci ha abituato a grandi lezioni di comunicazione, ma soprattutto è capace di parlare di quello che ci sta a cuore, di cose che noi sappiamo perfettamente perché sono quelle che impregnano la nostra quotidianità. Goethe diceva che le cose che amiamo ci modellano e noi in questo momento amiamo la tecnologia. Quindi un discorso, una parabola dei giorni nostri che parta dalla tecnologia risulta molto più comprensibile; mi sembra che Papa Francesco ci sfidi ad una nuova convergenza, a pensare che i libri e i dispositivi digitali non sono due mondi separati, ma che possono convergere – appunto – impregnando la nostra quotidianità.

D. – Francesco ha domandato ai fedeli, sempre all’Angelus di ieri, cosa succederebbe se i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia fossero letti con la frequenza con la quale leggiamo i messaggi sul telefonino? C’è un richiamo forte a rimettere al centro la Parola di Dio nella vita del cristiano …

R. – A me viene in mente quello che diceva McLuhan sulla Bibbia e sulla rivoluzione che ci fu quando questa diventò un libro stampato, portatile, accessibile a tutti, che poteva essere letto individualmente. Questa rivoluzione è ancora più amplificata dai media digitali. Se queste parole ce le portiamo con noi e possiamo consultarle, questo può veramente creare una novità nella nostra vita. Papa Francesco ci invita, in questo caso come in tanti altri, a non pensare a compartimenti stagni. Lui dice che tutto è connesso, quindi la religione non è qualcosa da confinare la domenica a Messa o nel privato della propria stanza, ma che la Parola di Dio è qualcosa che ci accompagna tutta la vita e che ci offre una finestra diversa. A me viene in mente il messaggio di Benedetto XVI per la 47.ma Giornata della Comunicazioni, quando parlava dei media come porte. Attraverso queste finestre, queste porte, noi guardiamo la realtà in modo nuovo e possiamo avere uno sguardo molto più libero. Mi pare sia questo ciò che Papa Francesco vuole sottolineare: la Bibbia non è un elenco di precetti, ma una finestra che fa entrare un’aria nuova, un’aria che ci fa respirare e che ci rende anche più liberi dai tanti condizionamenti della quotidianità.

D. – In un Angelus dell’aprile del 2014 Papa Francesco aveva già affrontato questo argomento. Aveva detto: «Si può leggere il Vangelo anche con tanti strumenti tecnologici. Si può portare con sé la Bibbia intera in un telefonino in un tablet». Il Papa sottolinea quanto la tecnologia possa aiutare anche rispetto alla Parola di Dio …

R. – Papa Francesco ci sfida ad una nuova convergenza, pensare che appunto la Parola non sta in un libro sul comodino, ma in un dispositivo nella nostra tasca e, in ogni momento, noi possiamo lasciarci ispirare. Credo che questa sia una parola importante che spazza un po’ via i nostri pregiudizi nei confronti della Bibbia, che non è appunto un elenco di leggi, di norme di precetti, ma è una Parola che ci libera, che spacca tutti i condizionamenti che tante volte ci sembrano inevitabili. Allora, tenere questa Parola con noi consultarla per poter leggere anche la realtà in un modo nuovo, penso sia veramente un invito alla libertà che Papa Francesco ci sta facendo e anche un riconoscimento che i dispositivi possono essere luoghi di post verità, ma possono anche essere luoghi di libertà, se si lascia che da queste porte entri una Parola di verità.

(Da Radio Vaticana)
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6 Marzo 2017 | 14:27
Tempo di lettura: ca. 2 min.
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