Internazionale

Ghana: la terra espropriata e sfruttata anche a causa di ideologie religiose

Land grabbing, sfruttamento minerario, inquinamento spesso ad opera delle multinazionali legate a Paesi stranieri sono realtà in Africa. In Quaresima questi temi tornano ogni anno grazie alla campagna di Sacrificio Quaresimale. Missionaria di Rovereto (Trento) e teologa, docente nell’University of Ghana a Legon, Nicoletta Gatti ci aiuta a guardare la realtà della crisi ambientale da una prospettiva «teologica» vissuta al fronte: in Ghana. Parola di Dio alla mano, la teologa impegnata nel Paese Africano come docente e in un importante progetto educativo dedicato a Santa Bakhita (vedi sotto) discerne il rapporto tra le religioni e la crisi ambientale nel Paese africano dove vive da anni. Uno sguardo inedito che ci aiuta a capire fenomeni lontani, non scontanti ed intrecci inimmaginabili ma possibili in un Paese dove il 98% della popolazione è religiosa e forme diverse di cristianesimo sono praticate da più del 70% della gente, mentre il 20% della popolazione è musulmana e altri sono legati ad varie forme religiose. La religione è decisiva in Ghana per vivere. A tutti i livelli, anche politico. E lo sfruttamento, a volte passa anche da forme di derive religiose.

Qual è la situazione ambientale in Ghana?

I vescovi del Ghana nel 2018 hanno denunciato il saccheggio ecologico come «problema numero uno del Paese»: di 90 mila ettari di foresta presenti ad inizio secolo nel Paese ora ne sono rimasti 20 mila.

Qual è il ruolo delle religioni davanti alla crisi ambientale?

Le Chiese missionarie che hanno evangelizzato il Paese cominciano ora ad avere una coscienza ecologica, ma il variegato mondo delle Chiese che predicano il «Vangelo della prosperità» va nella direzione opposta. La maggior parte dei cristiani del Paese appartiene a questo vasto movimento di area evangelico pentecostale. Per capire il fenomeno: io insegno nell’Università del Ghana dove ci sono 40mila studenti e 120 Chiese riconosciute.

Cos’è il «Vangelo della prosperità»?

Sofferenza, malattia, morte, fragilità sono segni di mancanza di fede. Quindi i poveri vengono colpevolizzati e marginalizzati.

Si tratta di una deriva teologica o c’è dell’altro?

Il «Vangelo della prosperità» è un’ideologia vicina al trumpismo, nata negli Stati Uniti per sostenere forme estreme di capitalismo. In Africa e Asia è in forte crescita perché la promessa di una fede legata alla prosperità economica, attira seguaci. Il legame con la politica è stretto. In Ghana, dove le religioni hanno un rapporto stretto con la politica, ci sono dei cosiddetti «profeti» che consigliano i politici.

Questi gruppi appoggiano forme di sfruttamento come il Land grabbing?

«Se Dio ti ha dato la terra e tu sei chiamato alla prosperità, la terra può essere sfruttata come vuoi tu». Il loro discorso va oltre la dimensione religiosa per diventare pratico: quando si è confrontati con forti problemi di sussistenza, quando non si hanno prospettive, allora forme di sfruttamento della natura o della vita che offrono un guadagno immediato, pur col rischio di pregiudicare il domani, vanno bene. Siamo davanti alla combinazione di due elementi: il bisogno di sopravvivere e l’ideologia.

C’è un dialogo ecumenico con queste comunità?

Grazie al dialogo tra le diverse Chiese cristiane con quelle dell’area pentecostale, tra queste ultime la Chiesa di Pentecoste sta mostrando una prima presa di coscienza di questi problemi, ma la situazione rimane complessa.

di Cristina Vonzun

Nicoletta Gatti e il progetto educativo «St. Bakhita school complex»

L’ultimo numero della rivista «Parola&parole» dell’Associazione biblica della svizzera italiana (ABSI) propone, tra gli altri, due contributi interessanti sul Ghana a cura dei teologi Nicoletta Gatti e George Ossom-Batsa. Nella stessa rivista c’è la presentazione del progetto missionario «St. Bakhita School Complex » dedicato a Santa Bakhita (1869- 1947), che fu anche schiava. Un’iniziativa educativa che si rivolge soprattutto alla scolarizzazione di ragazze e bambine, nata per rispondere alla problematica dell’abbandono scolastico. La scuola è portata avanti da collaboratori ghanesi vicini a Nicoletta Gatti.

Allievi della Santa Bakhita School.

«In Ghana – ci spiega la Gatti – ci sono molte donne che occupano dei posti chiave a livello politico e sociale, ma purtroppo nelle zone rurali dove la St. Bakhita School si trova, la mentalità
è diversa: ai maschi viene garantita più facilmente una formazione perché assicurano il futuro della famiglia. La figlia sposandosi appartiene ad un’altra famiglia. Le ragazzine, anche quando vanno a scuola, devono sobbarcarsi fatiche enormi: camminare per ore alla ricerca dell’acqua, governare la casa, andare al mercato. Poi ci sono i matrimoni precoci e le gravidanze delle adolescenti, problemi che la pandemia ha aggravato. Nella zona della nostra scuola i numeri sono impressionanti: esplosione di violenza, di matrimoni precoci e di ragazze madri. La scuola ha così creato un nido per accogliere i bambini di queste ragazze. Va detto che molte di queste giovani sono HIV positive. La scuola vuole dare alla donna delle capacità per renderla economicamente autonoma». Per chi desidera entrare in contatto con questa realtà può scrivere a Nicoletta Gatti. Per sostenere la scolarizzazione di queste ragazze e di alcuni ragazzi ci sono rette annuali che non superano i 160 euro. La mail per raggiungere la missionaria è: nicoletta.gatti@hotmail.com oppure ngatti@ug.edu.gh

Nicoletta Gatti

Per fare donazioni a favore del progetto ci sono le seguenti coordinate bancarie:

Banca Standard Charted Bank (Ghana)

Succursale: 01200, Osu (GA; Ghana)

Conto: 0150401230300

Swift code: SCBLGHAC

Intestatario George Ossom-Batsa

22 Marzo 2021 | 06:05
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