Papa e Vaticano

«Fratelli tutti»: l'enciclica della fratellanza presentata in Vaticano

Fratelli tutti, la terza enciclica di Bergoglio, la seconda di tipo «sociale» dopo la Laudato sì, è un testo che parla molto la lingua del dialogo tra le religioni a partire dal parterre d’eccezione che il 4 ottobre presenta in Vaticano l’enciclica .

Ci sono il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, e il cardinale Miguel Anguel Ayuso Guixot. Il primo guida la diplomazia della Santa Sede, il secondo è ora presidente dell’Alto Comitato per la Fraternità Umana nato dopo la dichiarazione di Abu Dhabi del 2019. Con loro, il giudice Mohamed Abdel Salam, che del Comitato è segretario, ma anche il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi e la professoressa Anna Rowlands dell’università di Durham in Inghilterra.

Il Cardinale Parolin si sofferma sull’enciclica come strumento diplomatico. Il Segretario di Stato vaticano spiega che l’enciclica «delinea una cultura della fraternità da applicare ai rapporti internazionali», attraverso un metodo che si basa «sulla manifestazione di atti concreti«, perché il dialogo è una «arma che ha un potenziale distruttivo superiore a qualsiasi armamento, perché se le armi distruggono la speranza fino a spegnere il futuro di persone e comunità, il dialogo distrugge le barriere, favorisce la riconciliazione e apre lo spazio del perdono».

Non solo. Il Segretario di Stato mette in luce che «l’assenza di dialogo permette ai rapporti internazionali di degenerare e affidarsi al peso della potenza», ma anche che «il dialogo domanda pazienza e avvicina al martirio» perché fa le sue vittime, che sono proprio «coloro che non rispondono alla logica del conflitto».

Il Cardinale Parolin però sottolinea anche che «per fare della fraternità uno strumento» si deve «far crescere una spiritualità della fraternità», in modo che questa possa poi concorrere «al rinnovamento di principi che presiedono la vita internazionale o essere in grado di far emergere linee per nuove sfide«, coinvolgendo tutti gli attori, anche quelli religiosi.

Si deve, aggiunge il Segretario di Stato vaticano, «cambiare la dinamica della relazione al suo interno«, perché quando viene «accolta la supremazia degli interessi generali, allora le sovranità smettono di essere un assoluto». Ecco, allora, che «la fraternità diventa il modo di far valere gli impegni sottoscritti, per rispettare la volontà legittimamente manifestata«.

Una fraternità, aggiunge il Cardinale Parolin, che deve guidare anche la governance globale (da tempo la Santa Sede chiede una autorità mondiale per competenze universali), in modo che all’accentramento dei poteri si sostituisca una «sovranità collegiale». Anche perché «si sente il limite delle strutture multilaterali, che fanno fatica ad adattarsi alla nuova realtà di un mondo che non è bipolare, ma multipolare», e dunque c’è terreno «fertile» per un rinnovamento.

Spiega il Cardinale Parolin: «La fraternità propone di trasformare la vita internazionale da semplice coesistenza necessaria alla necessità di sviluppare uno spirito di comunità che favorisca una effettiva convivenza», dove siano prevalenti le istanze dei popoli e delle persone, e in cui l’apparato internazionale possa garantire il bene comune.

Il cardinale Parolin lancia anche un appello alle Ong cattoliche che lavorano a livello internazionale perché «possano farsi portavoce di questo messaggio presso le organizzazioni internazionali«.

Il Cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, mette in luce che proprio il dialogo tra le religioni è «al cuore dell’insegnamento di Papa Francesco». «Il documento sulla fraternità umana firmato da Papa Francesco ad Abu Dhabi – dice – è una pietra miliare nel dialogo interreligioso».

Il Cardinale spiega che i credenti di diverse tradizioni religiose possono «veramente offrire il proprio contributo alla fraternità universale nelle società in cui vivono», sottolinea che c’è bisogno di uno spazio «per il pensiero religioso«, afferma che è necessario «vivere la propria identità con il coraggio dell’alterità», ed è questa «la soglia che il Papa ci chiede di varcare». Insomma, si tratta di «compiere passi concreti con persone di altre religioni, con la speranza di poter essere chiamati messaggeri di pace e costruttori di comunione».

«Guardando al futuro – aggiunge il Cardinale Guixot – è necessaria una solidarietà nuova ed universale e un nuovo dialogo basato sulla fraternità. Dobbiamo avere coscienza del fatto che le religioni non devono chiudersi in loro stesse. Come credenti, ci disponiamo a percorrere la via della fraternità umana nonostante le differenze».

È un tema sviluppato anche da Abdelsalam, segretario dell’Alto Comitato per la Fraternità umana che pone l’accento sul cammino decennale fatto tra Santa Sede ed al Azhar a favore della fraternità umana. C’è anche da ricordare che la dichiarazione di Abu Dhabi era arrivata al culmine dell’Anno della Fraternità proclamata dagli Emirati Arabi Uniti, mentre l’università di al Azhar aveva lavorato a lungo sulla riforma del concetto di cittadinanza nel mondo islamico, da legare alla nazione e non più alla religione di appartenenza. Un passo notevole. Per questo, Abdelsalam ha chiaramente indicato in due «monumenti della fraternità umana»  Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar Ahmed bin Tayyeb, e che a loro è dedicato un dipartimento scientifico ad al Azhar specificatamente impegnato sulla Fraternità Umana.

Non solo. Abdelsalam sottolinea che d’ora i poi i programmi scolastici di al Azhar includeranno il tema della fraternità umana e «ci saranno due milioni di alunni che studieranno i principi della Fratellanza umana anche nelle scuole». E questo perché «la fratellanza umana resta una assoluta priorità nel mondo intero».

acistampa/red

4 Ottobre 2020 | 13:45
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