Papa e Vaticano

Francesco: «Liberiamo il cuore dai suoi inganni per avvicinarci a Dio»

È dedicata alla sesta beatitudine, «che promette la visione di Dio e ha come condizione la purezza del cuore«, la catechesi di mercoledì 1° aprile, ancora una volta trasmessa in streaming dalla Biblioteca di Palazzo reale in Vaticano.

«Conosciamo Dio per sentito dire – afferma il Pontefice -, ma con la nostra esperienza andiamo avanti, avanti, avanti e alla fine lo conosciamo direttamente, se siamo fedeli … E questa è la maturità dello Spirito».

«Come arrivare a questa intimità, a conoscere Dio con gli occhi? Si può pensare ai discepoli di Emmaus, per esempio, che hanno il Signore Gesù accanto a sé, «ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo» (Lc 24,16) […] Ecco l’origine della loro cecità: il loro cuore stolto e lento. E quando il cuore è stolto e lento, non si vedono le cose. Si vedono le cose come annuvolate. Qui sta la saggezza di questa beatitudine: per poter contemplare è necessario entrare dentro di noi e far spazio a Dio […] Per vedere Dio non serve cambiare occhiali o punto di osservazione, o cambiare autori teologici che insegnino il cammino: bisogna liberare il cuore dai suoi inganni! Questa strada è l’unica».

«È dunque importante capire cosa sia la «purezza del cuore” […] Ma cosa vuol dire cuore «puro«? Il puro di cuore vive alla presenza del Signore, conservando nel cuore quel che è degno della relazione con Lui; solo così possiede una vita «unificata«, lineare, non tortuosa ma semplice.

«Il cammino dal cuore malato – spiega Bergoglio -, dal cuore peccatore, dal cuore che non può vedere bene le cose, perché è nel peccato, alla pienezza della luce del cuore è opera dello Spirito Santo. È lui che ci guida a compiere questo cammino. Ecco, attraverso questo cammino del cuore, arriviamo a «vedere Dio»«.

«Questa beatitudine – in conclusione – è un po’ il frutto delle precedenti: se abbiamo ascoltato la sete del bene che abita in noi e siamo consapevoli di vivere di misericordia, inizia un cammino di liberazione che dura tutta la vita e conduce fino al Cielo. È un lavoro serio, un lavoro che fa lo Spirito Santo se noi gli diamo spazio perché lo faccia, se siamo aperti all’azione dello Spirito Santo. Per questo possiamo dire che un’opera di Dio in noi – nelle prove e nelle purificazioni della vita – e questa opera di Dio e dello Spirito Santo porta a una gioia grande, a una pace vera. Non abbiamo paura, apriamo le porte del nostro cuore allo Spirito Santo perché ci purifichi e ci porti avanti in questo cammino verso la gioia piena».

Il ricordo di San Giovanni Paolo II a 15 anni dalla sua morte

Nei saluti finali, Papa Francesco ha esortato i fedeli polacchi ad affidarsi a San Giovanni Paolo II, di cui domani 2 aprile ricorre il 15° anniversario della sua morte:

In questi giorni difficili che stiamo vivendo, vi incoraggio ad affidarvi alla Divina Misericordia e all’intercessione di San Giovanni Paolo II, alla vigilia del 15° anniversario della sua morte.

A questo link è possibile trovare il testo completo della catechesi.

Papa Francesco nella biblioteca del Palazzo Apostolico.
1 Aprile 2020 | 11:21
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