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Francesco: «Giovani, siate custodi delle vostre radici», siate influencer dell'amore di Dio

È una festa gioiosa quella vissuta stanotte dall’altra parte del mondo. Il Campo San Juan Pablo II di Panama, dove si è svolta la Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù, è una distesa di giovani (l’organizzazione parla di 600 mila presenti) venuti da ogni dove per dare testimonianza della propria fede, per gioire con i propri coetanei, per condividere il desiderio di un mondo più giusto e fraterno e soprattutto per incontrare e ascoltare papa Francesco che, ovviamente, non delude.
Bergoglio parla ai nativi digitali con il linguaggio dei social, usando concetti come cloud, app e tutorial. Parla di una influencer di nome Maria, la donna che ha avuto il peso più importante nella storia. «La giovane di Nazaret – afferma – non compariva nelle «reti sociali» dell’epoca, non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia». Ecco, Maria, «la «influencer» di Dio. Con poche parole ha saputo dire «sì» e confidare nell’amore e nelle promesse di Dio, unica forza capace di fare nuove tutte le cose».
L’incontro con Dio, aveva detto all’inizio del suo discorso il Papa argentino, è una «storia d’amore» e non ha nulla a che fare con i-cloud, le app, i tutorial. La vita «che Gesù ci dona è una storia d’amore – sottolinea Francesco – una storia di vita che desidera mescolarsi con la nostra e mettere radici nella terra di ognuno. Quella vita non è una salvezza appesa «nella nuvola» in attesa di venire scaricata, né una nuova «applicazione» da scoprire o un esercizio mentale frutto di tecniche di crescita personale».
Dire «sì al Signore – continua Bergoglio che poco prima aveva abbracciato una coppia che aveva testimoniato la difficile scelta di accettare l’arrivo di una figlia disabile – significa avere il coraggio di abbracciare la vita come viene, con tutta la sua fragilità e piccolezza e molte volte persino con tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso».


Vuole dire «abbracciare la nostra patria, le nostre famiglie, i nostri amici così come sono, anche con le loro fragilità e piccolezze. Abbracciare la vita si manifesta anche quando diamo il benvenuto a tutto ciò che non è perfetto, puro o distillato, ma non per questo è meno degno di amore». Si domanda il Papa: «Forse che qualcuno per il fatto di essere disabile o fragile non è degno d’amore? Qualcuno per il fatto di essere straniero, di avere sbagliato, di essere malato o in una prigione non è degno d’amore?». Così fa Gesù: «Abbracciò il lebbroso, il cieco e il paralitico, abbracciò il fariseo e il peccatore. Abbracciò il ladro sulla croce e abbracciò e perdonò persino quelli che lo stavano mettendo in croce. Perché? Perché solo quello che si ama può essere salvato».
Il messaggio di Francesco continua facendo riferimento ai «quattro «senza» per cui la nostra vita resta senza radici e si secca: senza lavoro, senza istruzione, senza comunità, senza famiglia». Questi quattro «senza» uccidono», avverte con durezza.
Passa poi al tema dell’amore: «Non basta – ammonisce il Pontefice – stare tutto il giorno connessi per sentirsi riconosciuti e amati. Sentirsi considerato e invitato a qualcosa è più grande che stare «nella rete»». Perché «significa trovare spazi in cui con le vostre mani, con il vostro cuore e con la vostra testa potete sentirvi parte di una comunità più grande che ha bisogno di voi e di cui anche voi avete bisogno».
E infine, un altro avvertimento ai ragazzi del terzo millennio: «Essere un «influencer» nel secolo XXI – dice il Papa – significa essere custodi delle radici, custodi di tutto ciò che impedisce alla nostra vita di diventare «gassosa» ed evaporare nel nulla. Siate custodi – li esorta – di tutto ciò che ci permette di sentirci parte gli uni degli altri, di appartenerci reciprocamente».

Agenzie/redazione

I giovani ticinesi con Francesco Lorenzi, cantante e leader dei «The Sun», prima della veglia di Panama.
27 Gennaio 2019 | 11:04
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