Francesco all'udienza: «La pace va cercata sempre e comunque»

«È dedicata alla settima beatitudine, quella degli «operatori di pace», che vengono proclamati figli di Dio» l’udienza generale di mercoledì 15 aprile, svoltasi, come ormai di abitudine al tempo del coronavirus, nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano in diretta streaming.

Per capire il senso di questa beatitudine dobbiamo innanzitutto comprendere il senso della parola pace: «Dobbiamo orientarci fra due idee di pace – ha spiegato il Pontefice -: la prima è quella biblica, dove compare la bellissima parola shalòm, che esprime abbondanza, floridezza, benessere». «C’è poi l’altro senso, più diffuso, per cui la parola «pace» viene intesa come una sorta di tranquillità interiore: sono tranquillo, sono in pace. Questa è un’idea moderna, psicologica e più soggettiva. Si pensa comunemente che la pace sia quiete, armonia, equilibrio interno. Questa accezione della parola «pace» è incompleta e non può essere assolutizzata, perché nella vita l’inquietudine può essere un importante momento di crescita. Tante volte è il Signore stesso che semina in noi l’inquietudine per andare incontro a Lui, per trovarlo. In questo senso è un importante momento di crescita; mentre può capitare che la tranquillità interiore corrisponda ad una coscienza addomesticata e non ad una vera redenzione spirituale. Tante volte il Signore deve essere «segno di contraddizione» (cfr Lc 2,34-35), scuotendo le nostre false sicurezze, per portarci alla salvezza. E in quel momento sembra di non avere pace, ma è il Signore che ci mette su questa strada per arrivare alla pace che Lui stesso ci darà».

Quello divino è dunque un concetto di pace diverso rispetto a quello umano: «Anche nel nostro tempo, una guerra «a pezzi» viene combattuta su più scenari e in diverse modalità. Dobbiamo perlomeno sospettare che nel quadro di una globalizzazione fatta soprattutto di interessi economici o finanziari, la «pace» di alcuni corrisponda alla «guerra» di altri. E questa non è la pace di Cristo!«.

«Chi sono, quindi, gli «operatori di pace»? La settima beatitudine è la più attiva, esplicitamente operativa; l’espressione verbale è analoga a quella usata nel primo versetto della Bibbia per la creazione e indica iniziativa e laboriosità. L’amore per sua natura è creativo – l’amore è sempre creativo – e cerca la riconciliazione a qualunque costo. Sono chiamati figli di Dio coloro che hanno appreso l’arte della pace e la esercitano, sanno che non c’è riconciliazione senza dono della propria vita, e che la pace va cercata sempre e comunque. Sempre e comunque: non dimenticare questo! Va cercata così. Questa non è un’opera autonoma frutto delle proprie capacità, è manifestazione della grazia ricevuta da Cristo, che è nostra pace, che ci ha resi figli di Dio».

Sono dunque «I Santi, le Sante che costruiscono la pace. Questa vita da figli di Dio, che per il sangue di Cristo cercano e ritrovano i propri fratelli, è la vera felicità. Beati coloro che vanno per questa via».

Domenica la festa della Divina Misericordia

«Domenica prossima – ha detto papa Francesco nei saluti finali – celebreremo la festa della Divina Misericordia. San Giovanni Paolo II l’ha istituita rispondendo alla richiesta di Gesù trasmessa a santa Faustina: «Desidero che la festa della misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime. L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà alla sorgente della mia misericordia». Con fiducia preghiamo Gesù Misericordioso per la Chiesa e per tutta l’umanità, specialmente per coloro che soffrono in questo tempo difficile».

A questo link il testo completo della catechesi.

Foto L'Osservatore Romano.
15 Aprile 2020 | 11:14
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