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Francesco ai leader religiosi: “Costruiamo insieme l’avvenire, o non ci sarà futuro”

04.02.2019, 17:29 / guggiarisilvia

Non c’è più tempo da perdere. E neanche alternativa. È giunto il momento «in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione». In un’atmosfera da giorno di portata storica, ad Abu Dhabi, papa Francesco incontra 700 leader religiosi di tutte le fedi, a cui lancia un accorato appello: «O costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro». Il Pontefice elogia gli Emirati Arabi Uniti per la tolleranza. Ricorda qual è la piena libertà di fede. E sottolinea: «I diritti fondamentali siano affermati sempre».

L’incontro interreligioso si svolge al Founder’s Memorial, dove il Pontefice e il grande imam di Al-Azhar, Ahamad Al-Tayyb, giungono in pullmino dopo il colloquio di circa 30 minuti con il Muslim Council of Elders tutto incentrato sull’importanza della cultura dell’incontro per rafforzare l’impegno per il dialogo e la pace, e dopo la visita alla Grande Moschea.
Il primo a prendere la parola è lo sceicco Bin Zayed che, nel suo saluto, annuncia la firma di una dichiarazione comune e l’avvio di un Premio della “fratellanza umana”: un riconoscimento «sincero per avvicinare i popoli e le persone» che viene conferito in questa prima edizione proprio a papa Francesco e ad Al-Tayyb «per gli sforzi esemplari e determinati volti a promuovere la pace tra i popoli di tutto il mondo». «Vi prometto – dice lo sceicco al Papa, al grande imam e agli altri ospiti presenti – che porteremo con voi la bandiere dell’umanità e della fratellanza e che sosterremo con voi gli sforzi per rendere il mondo più sicuro e tollerante».
Segue il discorso di Ahamad Al-Tayyb che, denunciando il fatto che i numerosi conflitti e le guerre in corso hanno messo il mondo sull’orlo di una terza guerra mondiale, esorta chi è al potere di «fermare lo spargimento di sangue». «Dio – afferma – non ha creato le persone per essere uccise, oppresse e torturate». Da qui un invito alla comunità cattolica locale: «Liberatevi dal concetto di minoranza, voi siete cittadini. Non deve esserci distinzione tra cristiani e musulmani».
«Al Salamò Alaikum! La pace sia con voi!», esordisce invece Jorge Mario Bergoglio nel suo discorso. Da qui, dalla «vostra patria mi rivolgo a tutti i Paesi di questa Penisola, ai quali desidero indirizzare il mio più cordiale saluto, con amicizia e stima». Il Papa sottolinea che «con animo riconoscente al Signore, nell’ottavo centenario dell’incontro tra San Francesco di Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil, ho accolto l’opportunità di venire qui come credente assetato di pace, come fratello che cerca la pace con i fratelli». Volere la pace, promuovere la pace, «essere strumenti di pace: siamo qui per questo».
Il logo di questo viaggio raffigura una colomba con un ramoscello di ulivo. È un’immagine «che richiama il racconto del diluvio primordiale, presente in diverse tradizioni religiose. Secondo il racconto biblico – spiega – per preservare l’umanità dalla distruzione Dio chiede a Noè di entrare nell’arca con la sua famiglia». E anche «noi oggi, nel nome di Dio, per salvaguardare la pace, abbiamo bisogno di entrare insieme, come un’unica famiglia, in un’arca che possa solcare i mari in tempesta del mondo : l’arca della fratellanza».
Il punto di partenza è uno solo: «Riconoscere che Dio è all’origine dell’unica famiglia umana. Egli, che è il Creatore di tutto e di tutti, vuole che viviamo da fratelli e sorelle, abitando la casa comune del creato che Egli ci ha donato». Ecco, si fonda «qui, alle radici della nostra comune umanità, la fratellanza. Essa ci dice che tutti abbiamo uguale dignità e che nessuno può essere padrone o schiavo degli altri».
Il Pontefice chiarisce che «non si può onorare il Creatore senza custodire la sacralità di ogni persona e di ogni vita umana: ciascuno è ugualmente prezioso agli occhi di Dio. Perché Egli non guarda alla famiglia umana con uno sguardo di preferenza che esclude, ma con uno sguardo di benevolenza che include».
Pertanto, riconoscere a ogni essere umano «gli stessi diritti è glorificare il Nome di Dio sulla terra. Nel nome di Dio Creatore, dunque, va senza esitazione condannata ogni forma di violenza, perché è una grave profanazione del Nome di Dio utilizzarlo per giustificare l’odio e la violenza contro il fratello». Non esiste violenza che possa essere «religiosamente giustificata», sentenzia il Papa.

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Qua il testo del documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune” firmato da Sua Santità Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahamad al-Tayyib

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