Papa e Vaticano

Francesco a Nagasaki lancia un appello per un mondo senza armi nucleari

Non si può garantire la pace e la stabilità sulla base di una sicurezza falsa perché guidata dalla sfiducia. Non si può investire nella corsa alle armi provocando danni senza fine e distogliendo risorse allo sviluppo: il messaggio di Papa Francesco è chiaro e non potrebbe certo trovare smentita qui a Nagasaki, città testimone dei disastri enormi causati dalle bombe nucleari. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Francesco al Memoriale della Pace

All’Atomic Bomb Hypocenter, memoriale della Pace, Francesco è accolto dal governatore e dal sindaco della città. Due sopravvissuti alla bomba gli offrono una corona di fiori bianchi e il Papa la depone ai piedi del monumento dedicato alle vittime di quella tragedia nucleare rimanendo per un lungo momento in preghiera. Sotto la pioggia le persone l’hanno atteso riparate da impermeabili bianchi o gialli e poi salutato con compostezza. Papa Francesco accende una candela attingendo ad un lumino. Il clima è di commozione profonda.

Il Papa: la pace non si costruisce sulla paura

Il Papa comincia poi a parlare andando subito al cuore della questione sicurezza e afferma: La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale. Lo sono piuttosto «a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione».

Un grido che si alza al cielo

Non sarà, dunque, mai abbastanza, prosegue, l’alzare la voce «contro la corsa agli armamenti», che utilizza risorse togliendole allo sviluppo dei popoli e per la difesa dell’ambiente. Nel mondo di oggi, dove milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo.

Occorre una decisione collettiva e concertata 

E se milioni di uomini aspirano ad un mondo senza armi nucleari, far diventare questo una realtà richiede «la partecipazione di tutti»: sono chiamati in causa singoli e comunità religiose e civili, «gli Stati che possiedono armi nucleari e quelli che non le possiedono, i settori militari e privati e le organizzazioni internazionali». Già nel 1963, ricorda Francesco, la Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII chiedeva la proibizione delle armi atomiche e affermava «che una vera e duratura pace internazionale non può poggiare sull’equilibrio delle forze militari, ma solo sulla fiducia reciproca».

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24 Novembre 2019 | 11:08
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