Internazionale

Forum migrazioni e pace: card. Hummes, attenzione ai popoli dell'Amazzonia

Tra i temi dibattuti al Forum internazionale su migrazioni e pace, in corso a Roma presso la Camera dei Deputati, c’è stato anche quello della difficile questione dei popoli indigeni dell’Amazzonia, costretti spesso a migrare dalla foresta alle città. Ne ha parlato il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, presidente della Commissione episcopale per l’Amazzonia. Cristiane Murray lo ha intervistato:

«Prima cosa: è importantissimo che gli indigeni restino lì dove sono, perché si sono sempre presi cura della foresta, dell’acqua, della biodiversità. Sono stati i grandi guardiani di tutto questo. In fondo, è quello che vogliono essere. Però le condizioni sono così difficili perché il governo non dà loro questa possibilità di vivere bene, felici. La loro storia, la loro cultura sono state portate via, loro non hanno un futuro davanti a sé come indigeni. Questo è il lato tragico, drammatico della situazione dei nostri indigeni. Li abbiamo privati della loro storia e del loro futuro. Questo fa sì che molti di loro si sentono praticamente costretti ad andare in città, a migrare verso le città. Oggi tantissimi indigeni sono presenti nei centri urbani dell’Amazzonia. Sono tanti quelli che migrano in città. Ma lì si trovano totalmente spaesati dal punto di vista culturale, economico, sociale; non hanno lavoro, non sono preparati per una professione… È una tragedia perché in città si perdono; non hanno opportunità, chance. Allora, come accogliere gli indigeni che vengono in città? Dobbiamo fare di tutto affinché loro siano felici nella loro storia e nella loro cultura. Tanti vengono per volontà propria, perché si sentono attratti dalle novità che una città può offrire, ma la maggior parte è spinta, costretta a causa delle circostanze a migrare verso le città. In questo caso, non hanno buone chance perché mancano le strutture di accoglienza, di accompagnamento verso questo difficile cambiamento, verso questa integrazione in un’altra cultura e verso una vita e un lavoro diversi. Tutte queste cose mancano da parte del governo, ma anche da parte dell’opinione pubblica, della città che non è sufficientemente accogliente. Credo che la Chiesa potrebbe dare un esempio, fare qualcosa di più specifico per accogliere coloro che arrivano: prima di tutto far sì che siano felici come prima. Ovviamente, hanno il diritto di spostarsi in città: ma hanno bisogno di essere accompagnati».

(Radio Vaticana)

24 Febbraio 2017 | 10:05
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