Svizzera

Dorothee Wyss, donna dimenticata oggi ritrova il suo posto nella storia

A Flüeli-Ranft la pace regna sovrana. Una lieve brezza agita i rami dei ciliegi in fiore. Sono in pochi, di questi tempi, ad aggirarsi tra la casa natale di Bruder Klaus e quella che costruì con le sue mani, per accogliere la sua giovane sposa Dorothee e uno dopo l’altro, i loro dieci figli: il covid, qui come altrove, ancora suggerisce prudenza. Sono passati quattro anni dal 600mo anniversario dalla nascita di quest’uomo che già in vita venne considerato dai suoi contemporanei alla stregua d’un santo e che in quell’acerba Svizzera che stava, cantone dopo cantone, confederandosi, aveva posto l’ideale della pace – quella interiore e quella tra i popoli – al di sopra di tutto. Quattro anni che si sono dimostrati fecondi, soprattutto per la ricerca intorno alla figura di Dorothee Wyss, la moglie di Bruder Klaus, la cui presenza al fianco del santo marito, tante domande e anche tante perplessità aveva suscitato durante i festeggiamenti. Domande e perplessità a cui Roland Gröbli, che di Nicolao è uno dei maggiori studiosi svizzeri, ha deciso di cercare delle risposte. «In molti mi chiedevano notizie su di lei, durante il secentesimo» spiega Gröbli. «E sempre rispondevo che non si sapeva nulla: che neppure la sua data di nascita, era nota. Invece poi, richinandomi sui documenti che già avevo letto e studiato, all’improvviso ho visto come la figura di Dorothee era da sempre presente, solo che non me ne ero mai accorto. Perché il mio focus era sempre Niklaus. Quando ho deciso di cambiare «occhiali», ecco che la figura di Dorothee ha iniziato ad emergere da quello che leggevo e a presentarsi come una personalità a se stante, al punto che ho raccolto questi nuovi elementi in una pubblicazione che è uscita nel marzo del 2021 e che si intitola semplicemente «Dorothee Wyss von Flüe 1430/2 – 1495/6»». Che cosa sappiamo ad oggi di Dorothee, che ignoravamo ancora solo quattro anni fa? «Innanzitutto che Dorothee è una personalità storicamente riconosciuta e riconoscibile, soprattutto dal 1465 in poi. Di lei sappiamo la sua data di nascita e quella di morte», spiega Roland Gröbli. «Ora che ho rivisitato le fonti su Niklaus nell’ottica della moglie Dorothee, mi vergogno addirittura di tutto quello che non avevo visto prima». Approcciando le fonti secondo un’ottica di genere, è emerso quanto fondamentale fosse l’apporto delle donne all’interno della vita familiare di allora. Dorothee, per esempio, era il perno della grossa azienda agricola famigliare. A lei spettava la cura della casa, l’educazione dei figli, oltre alla realizzazione del loro abbigliamento e della loro alimentazione. L’orto familiare rappresentava i 2/3 di quanto veniva messo in tavola. A lei – e alle donne di quell’alto medioevo rurale – spettava la cura dei vivi, dei malati, l’assistenza ai moribondi e il culto dei morti. Ma la situazione in casa Von der Flue-Wyss era speciale. Speciale perché Niklaus era speciale. Spesso lontano a causa dei suoi impegni in politica, Niklaus – già molto prima di quel 1467 in cui lasciò la sua famiglia – era travagliato: aveva bisogno di momenti di silenzio per raccogliersi in profonda preghiera. Momenti in cui non c’era per nessuno. Erano le avvisaglie di quella decisione che lo porteranno a chiedere alla moglie il permesso di darsi tutto a Dio solo. Possiamo solo immaginare la difficoltà di trovare le parole per esprimere l’inesprimibile. Andare via, solitudine, eremitaggio: chissà come queste parole avranno risuonato in Dorothee. Ci vollero due anni perché potesse dire il suo «sì». «Due anni – aggiunge Roland Gröbli – dove la coppia mise al mondo il loro decimo figlio che al momento della partenza del padre avrà solo tre mesi e a cui sarà dato il nome di Niklaus». «Non è un caso. Il piccolo Niklaus giunge come una promessa d’amore. Un ponte tra chi parte e chi resta: un «per sempre» che rimarrà intatto. Anzi, che crescerà nel tempo». La partenza di Niklaus, per Dorothee diventa col tempo un nuovo onere. Oltre al «normale» accudimento domestico, si trova anche a dover gestire e forse anche sfamare, il flusso di pellegrini che raggiungono quotidianamente Niklaus al Ranft. La fama di santità di Niklaus cresce, come cresce negli anni la centralità della figura di Dorothee. «Significativo che alla morte di Niklaus, un contemporaneo – conclude lo storico Roland Gröbli – annoti che fu Dorothee, la prima del lungo corteo funebre, immediatamente dopo il feretro. Prima dei politici, prima dei potenti, prima degli uomini. Lei, la sposa. Un dettaglio talmente straordinario, che l’ignoto cronista sentì il bisogno di annotarlo».


Una campana davanti alla casa della coppia di Flüeli per dare voce a chi forse ne ha avuta troppa poca

Nell’ambito di questo nuovo sguardo con cui si sta indagando la coppia Dorothee Wyss e Niklaus von der Flue, il Förderverein ( l’Associazione promotrice) nato nel 2019 allo scopo di affiancare la storica fondazione Bruder Klaus, ha chiesto a tre giovani artisti del canton Obwaldo – Judith Albert, Moritz Hossli e Christian Kathriner – di esprimersi sulla figura di Dorothee, rappresentandola attraverso un loro lavoro. Ne sono nati tre progetti interessanti, che dall’inizio del mese di maggio si possono vedere a Sachseln, all’interno del museo «Bruder Klaus», nella chiesa parrocchiale e a Flüeli davanti e all’interno della casa di Dorothee e Niklaus. Judit Albert con due video istallazioni si è focalizzata sulla mani di Dorothee, che vengono proiettate, nel primo lavoro, sul muro di legno annerito dal fumo della sua casa, rappresentate nel paziente lavoro di dare vita con l’ago – lettera dopo lettera – ad un scritta che piano piano prende forma, andando a comporre una frase che costituisce una sorta di leitmotiv della vita di Dorothee (che non sveleremo qui). Nel secondo le mani di Dorothee sono virtualmente proiettate sul tavolo di cucina intente a spostare, con gesti misurati e sempre uguali, delle palline di legno. «Un gesto – spiega Albert – che richiama un avanzamento rituale, il ritmo di un lavoro femminile che si basa sulla ripetizione quotidiana di gesti sempre uguali». Le mani proiettate e il respiro tranquillo che ne accompagna il movimento, ricreano nell’ambiente una presenza reale: al contempo domestica e suggestiva. Con una campana, invece, Moritz Hossli ha voluto dare voce a Dorothee. Una voce inconfondibile, propria ed inedita, che però non resta isolata, perché si unisce al coro delle altre campane che a mezzogiorno risuonano sopra il cielo di Flueli. Simbolicamente, la «Dorothee Bell» incarna l’essenza e il messaggio di pace della moglie di Niklaus. Nel museo Bruder Klaus di Sachseln si può seguire, in video, il processo di fabbricazione della campana, avvenuto nell’antica fonderia Rüetschi ad Aarau che da oltre 650 anni realizza campane. La terza ed ultima realizzazione, tesa a restituire ai contemporanei un’immagine di chi fu Dorothee Wyss è opera di Christian Kathriner ed è quella di più difficile lettura. Si tratta di una marsina in lino indossata da un manichino, posta nella galleria della chiesa parrocchiale di Sachseln. Un abito tipico del periodo del barocco (il riferimento è con la chiesa che data di quell’epoca) in puro lino: grezzo e nel contempo raffinato. L’abito si trova in linea d’aria di fronte alla teca che custodisce quella che fu la tonaca indossata da Niklaus e cucita da Dorothee. La dissonanza con la semplicità dell’originale veste dell’eremita è immediatamente visibile, mentre lo svelamento del senso dell’opera di Kathriner, richiede, forse, una riflessione più lunga.


Corinne Zaugg

Riproduzione di San Nicolao della Flüe e della moglie Dorotea Wyss.
8 Giugno 2021 | 06:00
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