Svizzera

Dorotea Wyss. Non una santità per par condicio ma per onesta reciprocità

«Era attesa e desiderata da tanto tempo la richiesta di venerare Dorotea Wyss che i Vescovi svizzeri hanno rivolto al Papa». A dirlo è Beatrice Brenni, membro dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese. Ed è vero, da più parti se ne è parlato, soprattutto durante il 600esimo dalla nascita di san Nicolao della Flüe, suo marito. Quasi a voler dire che non servirebbe nemmeno l’approvazione perché il popolo la ritiene già Santa.

Storicamente, di Dorotea, non si sa quasi nulla. Non si conosce né la data di nascita né quella di morte. Questo perché le donne dell’epoca non compaiono né su documenti né su atti giudiziari. Molti visitatori dell’eremita del Ranft testimoniano di come Dorotea fosse operosa, onesta e anche graziosa. «Mi piace pensare – commenta Beatrice Brenni – che la santità di Dorotea sta nella normalità della sua vita, vissuta però con grande speranza, quella speranza che non è convinzione che tutto andrà bene, ma che tutto troverà un senso, indipendentemente da te. Nel momento del dolore più profondo non perde il senso delle cose, delle relazioni e procede nel rispondere alla vita che la chiama con le situazioni anche urgenti e incalzanti che deve affrontare (è una madre sola con dieci figli e ha un’azienda agricola da portare avanti). Dorotea capisce che Nicolao, e lei con lui, è chiamato a qualcosa di diverso, di sconosciuto, che li supera entrambi e che acquisterà significato solo più avanti«.

Si potrebbe pensare che la richiesta di farla Santa sia arrivata per una sorta di parità dei sessi o per soddisfare le attese da parte del mondo femminile. In realtà Beatrice Brenni ci spiega che il valore di questo atto è ben diverso: «a mio parere la richiesta della santità di Dorotea Wyss è per un onesto riconoscimento della reciprocità: Dorotea acconsente, malgrado questo le arrechi molta sofferenza, che Nicolao porti a compimento la sua vocazione eremitica. In sostanza gli permette di rinascere come lui chiede. E Nicolao, quando torna e si insedia al Ranft, riallaccia con Dorotea una relazione nuova, con nuovi termini: pur nella distanza si rivolge a lei e condivide con lei molte cose rafforzandola nella sua dignità e nella stima che ha di se stessa, regalandole un nuovo ruolo che Dorotea fa subito suo». Quindi questa proposta potrebbe essere di incoraggiamento a tante donne o a tante coppie che devono affrontare momenti difficili. La pensa così anche la signora Brenni: «Dorotea e Nicolao hanno la loro storia e ognuno può cogliere qualcosa che gli parli, che lo aiuti, nel quale riconoscersi o nel quale trarre ispirazione. Quello che stupisce in questa santa coppia, è la creatività dello Spirito, che ancora una volta abbatte gli stereotipi e inventa nuove modalità di relazioni nelle famiglie».

Chiara Gerosa

30 Marzo 2019 | 06:00
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