Commento

Dopo #Synod2018: «I giovani anche in Ticino chiedono una Chiesa calata nella realtà»

Dal documento del pre-sinodo, scritto dai ragazzi riuniti a Roma nel marzo scorso si è percepito questo desiderio di avere una Chiesa incarnata, presente in tutte le sfaccettature della vita delle persone giovani che necessitano di un accompagnamento e giocoforza di un orientamento nella «giungla pervasiva delle persuasioni elettroniche» (come scriveva Michele Fazioli mesi fa sul Giornale del Popolo) ed in un mondo valoriale sempre più distratto ed economicamente complesso.

I giovani: «Essere accompagnati con autenticità»

I ragazzi parlano in prima persona e chiedono insistentemente di esserci: nella formazione della personalità e della relazionalità, nelle scelte future della loro vita, nel rapporto con la tecnologia, nella ricerca del senso della vita, nel recupero di un rapporto personale con Gesù e di riflesso con la Chiesa medesima, pur coscienti del fenomeno della privatizzazione della fede nel mondo di oggi, nella riscoperta e nel discernimento di un senso vocazionale della vita (non limitandosi alla vocazione religiosa, pur importante, ma parlando di vera e propria vocazione alla vita a tutto campo). Insomma, i giovani chiedono proprio di essere accompagnati con autenticità, chiedono una Chiesa vicina, credibile, dove i protagonisti siano loro stessi, valorizzati, ascoltati e presi sul serio. Ovunque! Dalla Chiesa, alla scuola, al bar, alla caffetteria, ai luoghi più informali, ma anche in ospedali, carceri, orfanotrofi e zone di guerra …

Anche i nostri ragazzi nella Diocesi di Lugano non hanno mancato di citare gli ambiti in cui già la Chiesa è presente nel mondo dei giovani e in cui va potenziata: pastorale giovanile, Giornate mondiali della Gioventù (GMG), ritiri, gruppi giovanili accompagnati in contesti vari. Così come anche ci va un potenziamento nei media, nei multimedia, nell’arte, nella meditazione, nella preghiera ed adorazione, nello spazio da dare alle testimonianze di vita di fede. 

Insomma … una Chiesa tutta ancora da giocarsi! Anche abitando il mondo digitale.

I giovani: dalla «una Chiesa in uscita» alla ricerca di una liturgia bella

Sono uscite delle proposte, alcune che già da decenni ciclicamente si pensano e qua e là si riescono ad attuare: uscire dalle Chiese, dalle sagrestie, andare verso le periferie, verso il 90% dei giovani che non raggiungiamo. Dai ragazzi che abbiamo interrogato al liceo è uscita anche proprio l’esigenza di una Chiesa più coerente e di una vita liturgica più comprensibile e adatta al mondo di oggi. D’altro canto, abbiamo invece giovani posati ed in cammino di fede che approfondiscono di giorno in giorno, che affermano che la liturgia non va cambiata ma va potenziata la formazione e l’educazione a leggerla e saperla vivere, tradotta nel quotidiano con il senso della mistagogia (del mistero insito nei gesti); giovani che non riescono a concepire l’oratorio come un divertificio ma come luogo di crescita, con proposte diverse, che volano alto nello spirito!

Due anime presenti anche nel documento sinodale

Dal documento del sinodo: sono un po’ sempre due le anime che emergono anche nel documento finale del sinodo: quella che esce e si mischia nella folla civile, laica del mondo (perché è qui che viviamo, nel mondo pur non essendo del mondo), e quella che cerca un ambito più mistico, profilato, che richiama ad un altro modello di santità. L’umanità oscilla come un pendolo, sempre, ha le sue stagioni ma … come in ogni contesto, in medio stat virtus.

Forse una vera novità uscita ultimamente è stata quella di integrare, di integrarsi, di essere più presenti nelle proposte della società laica (incontri, manifestazioni, gare, concerti) … essere nel mondo ma non del mondo.

Continueremo a riflettere, a provocarci a vicenda, evitando di sederci sui falsi allori e di crogiolarci autocompiacendoci, dicendo che «è bello ciò che facciamo, che in fondo siamo bravi e che va bene così». Mettere le scarpe ai piedi, come disse papa Francesco a Cracovia nel 2016 durante la GMG; significa non accontentarsi, non distendersi sul divano, fare di più, avvicinarsi di più al mondo dei giovani, anche di chi apparentemente magari non è interessato … infatti ogni ragazzo ha nel cuore una domanda profonda di senso ed un desiderio di felicità … purtroppo disatteso ma mai ammesso davvero.

Come ha affermato il vescovo svizzero Alain De Raemy, presente a Roma nelle settimane scorse al sinodo, l’assemblea sinodale è finita ma il Sinodo non è concluso. Ora occorre leggere e rileggere il documento, evitando poi di inserirlo in qualche cassetto ad ammuffire per cinquant’anni. I giovani sono un «luogo teologico» importante per il futuro (sempre mons. De Raemy) e sarà importante coinvolgerli in organi sinodali nella Chiesa. Occorre accompagnarli verso il dono totale di sé. Il Papa ebbe a dire nel messaggio per la XXVIII GMG 2013 che il giovane è missionario del suo coetaneo. La missione rinvigorisce la fede (enc. Redemptoris Missio, 2). Occorre far riscoprire la missione da vivere a casa nostra! Occorre che noi preti animatori proponiamo una pastorale giovanile vocazionale in senso largo! L’adulto dev’essere consapevole che è il risultato di un cammino (accompagnato). Nella delusione dei giovani, primeggia la sovrabbondanza delle proposte che frammentano l’essere. Ascoltarli è bello ma faticoso; accompagnarli davvero pure … Accompagnarli proprio nel discernimento, verso la pienezza della gioia e dell’amore, verso una vocazione autentica a seguire Gesù. Dove si sente davvero a casa il giovane? Questa è la nostra missione di adulti cristiani.

Rivedi la puntata di Strada Regina girata al Sinodo

 

Il gruppo dei ragazzi della Pastorale Giovanile di Lugano che è stato durante l'estate 2018 in Madagascar.
7 Novembre 2018 | 23:00
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