Chiesa

Don Bignami: don Mazzolari e don Milani, due figure profetiche

Come annunciato domenica, Papa Francesco il prossimo 20 giugno sarà a Bòzzolo, in Lombardia, per visitare la tomba di don Primo Mazzolari, figura profetica, attenta ai bisogni degli ultimi, divenuto convinto pacifista dopo la dolorosa esperienze delle due guerre mondiali. Lo stesso giorno il Papa renderà omaggio anche a don Lorenzo Milani, a Barbiana. Eugenio Murrali ha chiesto il significato di questo viaggio del Pontefice a don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari:

R. – E’ la visita a due figure profetiche del Novecento che hanno interpretato una Chiesa dei poveri, anticipando per tanti versi le istanze conciliari …

D. – In cosa consisteva, in particolare, la modernità di pensiero di don Primo?

R. – Mazzolari è stato capace di cogliere nel proprio tempo le possibilità del Vangelo. Ha saputo interpretare un tempo difficilissimo, con due guerre che ha vissuto da protagonista, prima come prete-soldato e cappellano militare, poi, successivamente come resistente. Ha vissuto i drammi del secolo scorso con il Vangelo in mano. Quello che rimane, per esempio, è il suo messaggio di pace: il pacifismo mazzolariano che nasce appunto dall’esperienza delle guerre del Novecento e che chiede di accantonare l’utilizzo delle armi e la giustificazione della guerra. Dall’altra parte, per esempio, troviamo istanze come l’attenzione agli ultimi, ai poveri e soprattutto le sacche di povertà, di disoccupazione, le istanze sociali che provenivano dalla gente più modesta, più umile. E mi pare importante anche evidenziare un aspetto che Papa Francesco ha sottolineato curando la prefazione di un libretto intitolato: «La parola ai poveri»: Francesco ha indicato in Mazzolari una persona che ha interpretato il radicalismo evangelico. Ha scritto, Francesco, queste parole: «Mazzolari ha indicato alla Chiesa che i poveri sono la vera ricchezza e che i poveri sono la salvezza del mondo».

D. – Il cardinal Bassetti, celebrando l’Eucaristia in occasione del 58.mo anniversario della morte, ha ricordato come don Mazzolari fosse vicino all’idea di una «Chiesa-ospedale da campo» espressa da Papa Francesco …

R. – Ha ricordato un passaggio di una riflessione di Mazzolari, che usava l’idea dell’ambulanza e della Chiesa come ambulanza che si mettesse in soccorso delle povertà umane. Ma la cosa interessante è che questo messaggio lui lo descrive a partire dalla consapevolezza che la povertà è innanzitutto esperienza cristiana e di Chiesa e lui stesso amava dire di essere povero perché persona, uomo debole, fragile, e proprio perché povero sapeva di avere bisogno del soccorso di questa straordinaria cura che era la vita cristiana. Ed è curioso anche qui notare come Mazzolari, che per tanti versi ha vissuto contrasti, fatiche, problemi con la Chiesa non abbia mai pensato di abbandonarla.

D. – Paolo VI, che riconobbe la forza profetica di don Primo, diceva che si stentava a tenergli dietro; c’è voluto tempo per accogliere il suo pensiero?

R. – Sì: c’è voluto tempo. Anche la stessa Fondazione a lui dedicata, che è nata a Bozzolo nel 1981, ha faticato a essere luogo di riferimento per tanti. Mi pare che la lettura che ha fatto Paolo VI nel 1970 sia appropriata, perché effettivamente Mazzolari ha saputo avere un passo veloce. Il vescovo di Cremona, domenica, dando l’annuncio dell’arrivo del Pontefice, ha detto che anche Papa Francesco ha un passo così veloce che ci sorprende sempre. In qualche modo c’è un rimando tra le due figure.

D. – Quanto ha dato; Mazzolari, anche nella definizione di una nuova pastorale?

R. – Mazzolari ci ricorda continuamente che è dall’incontro con il volto della persona dell’altro, in particolare del lontano, che nasce quella capacità di interpellare l’altro che diventa poi possibilità – appunto – di annuncio. In questo senso, la pastorale per Mazzolari non è qualcosa di già scritto, ma è qualcosa da scrivere continuamente, alla luce della propria epoca storica, alla luce del messaggio di Cristo.

D. – Oggi è il 25 aprile e a don Mazzolari è stata riconosciuta anche la qualifica di partigiano: nel 1931 i fascisti spararono contro la sua finestra. Don Primo, come ricordavamo, soprattutto a un certo punto prese una posizione forte contro la guerra …

R. – Inizia, per esempio, il suo calvario di sospetti nei confronti della sua figura proprio alla luce di un libro – «Impegno con Cristo» – che viene trovato in casa di un partigiano fiorentino con alcune parti sottolineate, critiche nei confronti del fascismo, e da lì nasce il primo arresto di Mazzolari. Successivamente, Mazzolari a Bozzolo si trova a organizzare un’esperienza di carità intorno alla guerra, che è drammatica per il popolo bozzolese, per tutta la gente: in pochi mesi arrivano numerosi profughi … E poi, l’altro elemento è il tentativo di supportare in qualche modo la resistenza perché ci fosse la possibilità di chiudere definitivamente il conflitto. Sempre una riflessione, la sua, partita dall’esperienza della guerra, di quei tremendi conflitti che sono stati i due conflitti mondiali del secolo scorso, al dramma di popoli e di Paesi che hanno incominciato a spendere enormemente in armamenti, quasi che la sicurezza e la garanzia della pace fossero negli investimenti per le armi. Qui sta la grande illusione dell’uomo di quel tempo, ma forse anche dell’uomo di oggi. Sicuramente.

(Da Radio Vaticana)

26 Aprile 2017 | 12:21
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