Svizzera

Oggi Giornata del malato in Svizzera. L'incontro con la persona malata è specchio delle nostre fragilità

Venticinque anni di pellegrinaggi a Lourdes, accompagnando i malati della Diocesi di Lugano, ma ogni anno – come ci racconta – «un’esperienza diversa, irripetibile e, soprattutto, degli insegnamenti che posso poi applicare tutti i giorni nel mio contatto con gli ammalati». Loretta Jelmini, infermiera alla Casa anziani «Santa Croce» di Faido, con l’esperienza acquisita a fianco dei malati in lunghi anni di lavoro non ha dubbi: «Il malato ti insegna un approccio all’umano senza aspettative, giudizi o pregiudizi; insomma, l’apertura del cuore».

Signora Jelmini, il Papa nel suo Messaggio per la Giornata del malato ha esordito citando la figura del Buon Samaritano. Si riconosce in questa immagine? «Come il buon samaritano, anche nel mio mestiere si tratta di vedere oltre le apparenze e di imparare a percepire il non detto, di abbracciare con gentilezza e pazienza una situazione precaria. E vale sempre una regola: è la qualità che fa la differenza, non la quantità. La frequentazione di un malato è sempre motivo di crescita».

La signora Loretta Jelmini e la mamma.

La cura del malato esige anzitutto professionalità. Quali sono le sfide con cui è confrontato il personale curante? «Il nostro è un settore dove il personale è sempre carente. Forse perché curare rappresenta una sfida, richiede di mettersi in gioco. Anche noi, come infermieri e medici, siamo chiamati a riconoscere con umiltà i nostri limiti. Ecco, la malattia ti pone di fronte ai limiti, non solo quelli del malato, ma anche ai tuoi. L’incontro con una persona malata è specchio delle nostre fragilità; malgrado la nostra buona disposizione, ci ritroviamo immancabilmente sempre sperduti. È normale: il dolore ci interroga. In un mondo fatto di tante parole, dove tutti hanno la soluzione per tutto, la malattia ti insegna che serve umiltà. E allora, per finire, diventa più un ricevere che un dare. Ma, ripeto, serve umiltà «.

I Vescovi svizzeri hanno insistito nel loro Messaggio sull’importanza di dare un senso al dolore, ma è possibile, per finire attribuire un significato alla sofferenza? «In casa anziani arrivano anche persone relativamente giovani, per affrontare l’ultimo stadio della vita. Eppure io vedo speranza nella sofferenza, persone all’inizio arrabbiate che arrivano all’accettazione. Quest’ultima è un concetto chiave: la mentalità più diffusa vuole che contro la malattia «si lotti», mentre il segreto sta, secondo me, anzitutto nell’»accettare». Solo così scopri qualcosa di diverso, vedi la vita con occhi nuovi».

Il dono del nostro tempo – dice ancora Papa Francesco – presuppone il desiderio di instaurare un legame… «È vero, delle volte sappiamo donare ma non ricevere. Invece, il malato è capace di darti tantissimo, anche solo con uno sguardo. Ai giovani insegno sempre che esiste solo il «noi»: bisogna lavorare in comunione, prima di tutto con il malato, che può donarci tanto».

Anche Mary Gallino, da anni volontaria presso il reparto di oncologia dell’ospedale S. Giovanni di Bellinzona, è convinta che «il nostro compito, nell’accompagnare i malati, è accostarsi a loro sapendo che, prima di dare qualcosa, saremo noi a ricevere, dal loro modo con cui affrontano la malattia». «Certo – sottolinea – ci possono essere delle situazioni molto precarie e allora l’antidoto è l’ascolto; spesso, ritornando con la mente alla loro vita passata, vivono un vero e proprio cammino di guarigione interiore, direi di liberazione «.

La signora Mary Gallino.

Di cosa ha più bisogno una persona malata, secondo la sua esperienza? «Si tratta soprattutto di farle capire una cosa che spesso la malattia tende a farti dimenticare, ovvero che il mondo esterno, quello fuori dagli ospedali e dagli studi medici, non ti ha dimenticato e continua a pensare a te e a sostenerti».

È per questo che il Papa insiste sul ruolo imprescindibile del volontariato? «Penso di sì; i volontari, non essendo personale curante in senso stretto, rappresentano appunto il mondo esterno che viene incontro al malato. Si tratta di un approccio globale alla persona, che tutti i malati possono apprezzare indipendentemente dalla loro fede. Lo spirito del Samaritano, come dice Papa Francesco sta proprio nel divulgare questi valori universali, indipendentemente dalla persona che ci troviamo di fronte. L’amore verso il prossimo è condivisibile tanto da malati credenti che da atei. È un linguaggio che tutti capiscono e di cui tutti sentono la profonda esigenza. È un richiamo alla relazione, come ci indica il Papa».

Proprio per dimostrare la vicinanza dell’intera Diocesi alle persone sofferenti, in occasione della Giornata del malato di oggi, mons. Lazzeri, Vescovo di Lugano, celebrerà una Santa Messa alle ore 9.30 presso la Clinica Moncucco a Lugano, cui seguirà la visita dei vari reparti.

Loretta Jelmini durante il volontariato come infermiera a Lourdes.
3 Marzo 2019 | 09:00
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