Commento

Il digiuno gradito a Dio

Lettura

Il Vangelo annunciato oggi contiene due «detti» o risposte di Gesù a chi lo interpellava, sul fatto che i suoi discepoli non digiunassero nei due giorni della settimana stabiliti dalla tradizione religiosa dei gruppi di discepoli dei farisei e di Giovanni Battista. Non era quello il momento adatto per digiunare: era infatti il tempo delle nozze dello Sposo (il Messia) con la sposa (Israele), e tutti gli invitati dovevano far festa con lui. La convivialità era infatti il modo con cui il Maestro radunava i lontani, avvicinava i peccatori e rivelava la grandezza del suo cuore. Il banchetto sancisce la chiamata e la conversione di Levi (Lc 5,29-32), ed è il momento in cui la salvezza entra nella casa di Zacchèo (Lc 19,1-10).

Meditazione

Il digiuno, praticato per secoli anche nella Chiesa latina, è ormai una forma di ascesi desueta. Solo le persone sovrappeso lo prendono sul serio, ma non per il motivo religioso originario. Nel nostro ordinamento liturgico e canonico si prevede il digiuno in due giorni dell’anno: nel mercoledì delle ceneri e il venerdì santo. La Conferenza Episcopale Italiana ha emanato, nel 1994, una Nota Pastorale sul Senso cristiano del digiuno e dell’astinenza, che merita di essere conosciuta, perché ci aiuta a trovare le forme più adeguate che il digiuno può assumere oggi. Secondo la concezione biblica e patristica, il digiuno e l’astinenza affermano la signoria di Dio su tutto il creato. Noi non possiamo comportarci da padroni: siamo solo fittavoli di Dio e usufruttuari delle cose create. L’uso appropriato delle cose create ci fa apprezzare anche le piccole cose, ci avverte sul prezzo di ogni cosa e ci invita all’uso moderato e senza mai sciupare ciò che riceviamo dal Creatore. Gesù fa sapere ai farisei che, con la sua presenza, i suoi seguaci sono entrati in un mondo nuovo, perché nel tempo messianico la realtà più importante è Gesù stesso: egli è lo sposo, il sacerdote e la vittima, che non ha bisogno di doni e sacrifici esterni; egli è la Parola vivente, l’alleanza, il tempio, perché è la presenza salvante di Dio. Le pratiche ascetiche (digiuni, veglie, preghiere) ci insegnano la moderazione, ad evitare lo spreco. Esse non devono essere mai separate dal cammino di conversione interiore. Il digiuno cristiano è stato sempre collegato con la carità. Il frutto economico della privazione del cibo o di altri beni non deve arricchire colui che digiuna, ma deve servire per aiutare il prossimo bisognoso.

Preghiera:

O Padre, che in Cristo Sposo e Signore chiami l’umanità intera all’alleanza nuova ed eterna, fa’ che nella tua Chiesa tutti gli uomini possano conoscere e gustare la novità gioiosa del Vangelo.

Agire:

Il digiuno dei cristiani deve diventare un segno concreto di comunione con chi soffre la fame, e una forma di condivisione e di aiuto con chi si sforza di costruire una vita sociale più giusta e umana.

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Meditazione del giorno a cura di mons. Francesco Pio Tamburrino, Arcivescovo emerito di Foggia – Bovino, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it

16 Gennaio 2017 | 18:00
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