Diocesi

Diario da Lourdes/La testimonianza di una malata e di un prete volontario

Il legame che si crea a Lourdes tra malati e volontari durante i pellegrinaggi è unico, irripetibile e costituisce il cuore dell’esperienza. Abbiamo voluto raccogliere per questo la testimonianza di un volontario sacerdote, don Marco Notari, e di una malata, che è al suo 29esimo pellegrinaggio a Lourdes, Denise Carniel, anche nostra blogger.

Don Marco, per te come sacerdote, cosa significa accompagnare i malati a Lourdes?

Venivo a Lourdes fin da bambino, prima con i genitori, poi nel contesto dell’esperienza scout. Dopo la mia promessa, sei anni fa, con gli scout Foulard bianchi, che si occupano di fare servizio a Lourdes, la mia voglia di servire è andata aumentando ancora di più e si è coniugata alla perfezione con il mio ministero di sacerdote. Per questo, in questi giorni sono a Lourdes non solo come sacerdote, ma anche come brancardier, così da poter servire la persona a tutto tondo. Lourdes è un’esperienza sempre arricchente e diversa, ogni volta che ci vieni.

Cosa ti regala il contatto con i malati?

Anzitutto mi insegna l’arte difficile della pazienza e poi ad accogliere tutto quello che arriva come se fosse predisposto per la nostra salvezza, ovvero la disponibilità. In questo senso, le sorprese sono all’ordine del giorno. Ogni persona che incontri qui vive a suo modo la malattia, ma sempre in un contesto cristiano. Dunque, ogni incontro è l’occasione di approfondire la mia fede. Quando incontriamo la malattia in un primo momento sperimentiamo rabbia e delusione. In un secondo momento, però, il malato riscopre la gioia di farsi umile e di lasciarsi servire. Una lezione di vita.

Denise conferma appieno le intuizioni di don Marco e ci racconta in che modo, il pellegrinaggio a Lourdes, anche se viene ripetuto nel tempo, è un’esperienza sempre nuova:

È bellissimo, io sono molto felice perché è come essere tornata a casa, qui è sempre estremamente formativo, mi ci ritrovo, nel senso che è la 29esima volta che vengo e ti garantisco che è bello, rifare i passi che hai fatto da bambina è un’emozione continua, non è mai un ripetere vano gli stessi gesti anche se può sembrare così perché ogni pellegrinaggio ha un po’ le stesse tappe, ma ogni anno è una sorta di riscoperta nuova di dettagli infinitesimali che fanno la differenza. Sto molto bene.

Segui Denise sul suo blog, che presto ci racconterà di più!

 

Denise Carniel
22 Agosto 2018 | 13:18
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