Svizzera

Deposta in Vallese una targa commemorativa per le vittime di abusi in Svizzera da parte del clero

Il 22 febbraio scorso è stata posta in Vallese una targa commemorativa in memoria dei bambini e degli adolescenti vittime di abusi sessuali da parte di preti e religiosi, per volontà di una vittima stessa. Durante la cerimonia l’emozione era palpabile, riporta cath.ch. Il luogo in cui si trova la targa è la «cappella del Closillon», a Monthey. Il gesto vuole ricordare la sofferenza subita, ma anche la necessità di rimanere vigilanti per evitare che fatti analoghi possano ripetersi. «La paura di nuocere all’immagine della Chiesa cattolica ha permesso a persone perverse di commettere i loro crimini senza essere mai veramente puniti e presentati davanti alla giustizia pubblica», ha fatto notare il vice-presidente del gruppo di sostegno alle persone abusate da uomini di Chiesa (SAPEC), Jean-Marie Fürbringer. «Le vittime – ha proseguito – hanno il diritto di sapere, un diritto alla giustizia e un diritto ad avere la garanzia che siano intraprese le azioni necessarie per far sì che questo non accada più».

Già nel 2016 si era tenuta una manifestazione nella basilica di Valère, a Sion, una manifestazione che «aveva permesso a certe vittime di uscire per la prima volta allo scoperto», spiega dal canto suo mons. Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion.

Il luogo in cui il 22 febbraio è stata deposta la targa commemorativa non è casuale. A Monthey infatti, anni fa, un uomo era rimasto vittima di abusi commessi da un religioso di una comunità locale, insegnante e allenatore di calcio. Anche la data non è casuale: in questi giorni infatti è in corso la visita pastorale alla Diocesi di mons. Lovey. Il Vescovo ha chiesto perdono a nome della Chiesa: «Questo gesto deve rendere possibile un avvenire di liberazione».

Il Vescovo sta applicando una tolleranza zero in materia di abusi. Hanno infatti recentemente visto la luce una serie di direttive per la diocesi, che chiedono la consegna del casellario giudiziario di tutti gli agenti pastorali sul territorio al Vicario generale, auspicando anche che si tengano dei corsi mirati di prevenzione.

Le statistiche riportano casi allarmanti: sarebbero una quindicina i preti pedofili attivi nel Vallese tra il 1958 e il 1992. Quattro di loro sono ancora in vita, ma non più in attività. Un nuovo caso, risalente al 1962, è emerso nel 2019. «Tutti casi annunciati alla giustizia civile, anche quelli caduti in prescrizione», fa notare mons. Lovey.

Cath.ch/red

24 Febbraio 2020 | 14:04
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