Ticino

Dalla Parola di Dio alla vita per tutti: commenti ai testi biblici del tempo di Natale (1° parte)

a cura del Coordinamento della Formazione Biblica della Diocesi di Lugano

Questa è la prima puntata del nostro percorso di confronto con alcuni testi biblici delle celebrazioni eucaristiche di rito romano e ambrosiano tra Natale e l’Epifania. Ragguardevoli esperte ed esperti di tradizione cattolica e di altre confessioni cristiane propongono le loro sintetiche linee di analisi e di interpretazione ai diversi testi evangelici che si succederanno, domenica dopo domenica. Le traduzioni dei brani evangelici sono quelle pubblicate dall’Associazione Biblica della Svizzera Italiana nei volumi delle Edizioni Terra Santa (la casa editrice della Custodia francescana di terra Santa) editi dal 2017 in poi, nel quadro del progetto internazionale ABSI «Leggere i vangeli per la vita di tutti»[1].

Saremo lieti di conoscere l’opinione su di essi delle persone che leggeranno questi contributi (scrivano pure a: info@absi.ch) sia per stabilire un dialogo con loro sia per avere stimoli a migliorare costantemente quanto sarà proposto, settimana dopo settimana, in queste pagine elettroniche…

Luca 2,22-40 (rito romano – commento di Stefania De Vito[2])

In Luca 22,22-52, sono condensati due eventi dell’infanzia di Gesù, molto distanti, dal punto di vista cronologico. I suoi genitori, in perfetta osservanza della Torah di Israele, si recano in pellegrinaggio a Gerusalemme in due occasioni: dopo la circoncisione, per presentare il Bambino al Tempio, a soli 40 giorni di età, per riscattare il bambino e imporgli il nome, e a 12 anni, per la festa di Pasqua, in cui l’adolescente Gesù fa il suo ingresso nella vita sociale e viene riconosciuto come un adulto. Il tema della Torah, a cui la famiglia si sottomette, apre e chiude la prima narrazione (vv. 22.39).

22E dopo che furono compiuti i giorni della loro purificazione[3] secondo la Torah di Mosè, lo condussero a Gerusalemme per presentarlo al Signore 23– come è (stato) scritto nella Torah del Signore che ogni maschio che apre la matrice sarà chiamato santo per il Signore[4] – 24e per offrire un sacrificio, secondo quanto è (stato) detto nella Torah del Signore: una coppia di tortore o due piccoli di colombe.

 25Ed ecco: c’era a Gerusalemme un uomo di nome Simeone; era una persona giusta e pia; aspettava la consolazione d’Israele e uno spirito davvero sorprendente lo sosteneva. 26Gli era stato divinamente rivelato dallo spirito stesso che non avrebbe visto la morte prima di aver veduto il messia del Signore. 27E venne, mosso dallo Spirito, nel (cortile del) tempio e, mentre i genitori portavano il bambino Gesù per fare, a suo riguardo, conformemente alla norma abituale prevista dalla Toràh, 28egli lo accolse tra le braccia e cantò a Dio dicendo:

29«Ora, secondo la tua parola, Signore,
puoi congedare in pace il tuo servo
30perché i miei occhi hanno visto la tua liberazione[5].
31Tu l’hai preparata davanti a tutti i popoli:
32luce di rivelazione destinata alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

33E suo padre e (sua) madre erano meravigliati per quanto veniva detto su di lui. 34E Simeone augurò loro il sostegno di Dio e disse a Maria, sua madre: «Ecco egli sta come motivo di caduta e rispettivamente di ascesa per molti in Israele[6] e in segno di contraddizione, 35– e anche tu, una spada ti trafiggerà interiormente – affinché siano svelati i pensieri che sgorgano da molti cuori».36E c’era Anna una profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser. Era molto avanti, nei suoi numerosi giorni: dopo la sua pubertà era vissuta col marito sette anni[7]. 37Rimasta vedova, era giunta fino all’età di ottantaquattro anni. Non lasciava mai il tempio, servendo (Dio) notte e giorno con digiuni e preghiere. 38E, sopraggiunta proprio in quella medesima ora, celebrava Dio ringraziandolo e parlava di lui a tutti coloro che aspettavano la liberazione di Gerusalemme. 39E quando ebbero compiuto tutto secondo la Torah del Signore, tornarono in Galilea, nella loro città di Nazareth. 40E il bambino cresceva e si fortificava, arricchendosi progressivamente in sapienza e il favore di Dio lo accompagnava.

v. 22: la Torah indica una serie di procedure previste per nascita di un primogenito maschio. Oltre al rito della circoncisione (v. 21), questi doveva essere presentato al tempio, al compimento del suo quarantesimo giorno d’età, per essere riscattato (cfr. Nm 18,16). In questo primo pellegrinaggio, il tema della Torah sarà ripreso ben 5 volte (vv. 22.23.24.27.39) per indicare che Gesù è nato sotto la Legge, per portare a perfezione la Torah di Mosè.

v. 24: Il sacrificio (cfr. Lv 12,2-6), celebrato 41 giorni dopo la nascita del bambino per purificare la madre, consisteva nel sacrificio di un agnello; nel caso di una famiglia povera, si richiedeva semplicemente il sacrificio di una coppia di tortore o di colombe, che potevano essere acquistate a prezzi più accessibili. Si assisterebbe, in Lc, ad un errore formale, perché il sacrificio è connesso alla presentazione di Gesù al tempio.

v. 25: Secondo alcuni Simeone era figlio del famoso rabbi Hillel e padre di Gamaliele, alla cui scuola Paolo di Tarso si era formato. Questi sarebbe divenuto presidente del Sinedrio nel 13 d.C., ma il suo nome non è menzionato nella Mishnà, forse proprio a motivo della sue fede in Gesù Cristo. Il suo nome, in ebraico, significa «colui che ascolta» e Luca, infatti, lo descrive come un uomo in attesa della «consolazione di Israele», espressione usata dagli ebrei come formula di benedizione. L’immagine di Simeone è quella di un uomo, che molto si è dedicato all’ascolto delle profezie di Dio, nella storia e nella Parola.

v. 27: L’incontro tra Simeone e il Salvatore non è casuale, ma voluto dallo Spirito.

vv. 29-32: Nel cantico di Simeone, l’uomo professa la propria fede, citando il testo di Is 42,6. Questi annuncia che la salvezza e la liberazione, operata da Dio, nel bambino Gesù non è solo per gli Ebrei, ma anche per le genti. L’espressione «luce di rivelazione» (v. 31) traduce il greco apokalypsis: la salvezza è manifestata alle genti e a quanti vivono nell’oscurità del proprio mondo pagano.

v. 34: Il bambino, riconosciuto come Messia (v. 26), viene descritto profeticamente come un Messia di «contraddizione», ovvero come un Messia ben diverso da quello della comune aspettativa: un Messia né politico né militante.

vv. 36.37: Anna era membro della tribù di Asher. Questa era famosa per la sua saggezza e la bellezza delle sue donne; aveva ricevuto in dono il territorio più fertile d’Israele, sulla costa mediterranea tra il monte Carmèl e la Fenicia. Secondo la tradizione giudaica, Anna si era sposata quando era ancora un’adolescente e, dopo sette anni di matrimonio, restò vedova; così, si dedicò completamente al Signore. Aveva fatto della casa del Signore la sua dimora.

v. 38: Probabilmente la donna conosceva molto bene Simeone. Quando vide il bambino tra le braccia di Simeone, si rese conto che stava per iniziare una nuova era. Il tempo della liberazione, più volte da lei annunziato, era ormai iniziato. Anna si dedica ad un nuovo ministero, quello del ringraziamento a Dio e della testimonianza al Messia di Israele.

v. 39: Nazareth è il luogo che Dio ha scelto per incarnarsi, prima della fondazione del mondo. Si tratta di un piccolo villaggio di confine, privo di una onorevole reputazione.

v. 40: Luca non descrive nel dettaglio i vari passaggi della crescita di Gesù, però questi mette in risalto una certa evoluzione della sua spiritualità e della sua relazione col Padre.

Giovanni 21,19c-24 (rito ambrosiano – commento di Luciano Locatelli[8])

(Il Signore Gesù) dice (a Pietro): «Seguimi!». 20Voltatosi, Pietro vede che seguiva Gesù il discepolo che Gesù amava, quello stesso che durante la cena si era posato sul suo petto e gli aveva detto: «Signore, chi è che sta per consegnarti?». 21Pietro dunque, vedutolo, dice a Gesù: «Ma di lui, Signore, che cosa sarà?». 22Dice a lui Gesù: «Qualora voglia che egli rimanga finchè verrò, che te ne importa? Tu segui me!». 23Uscì dunque, verso i fratelli, la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Qualora voglia che egli rimanga finchè verrò, che te ne importa?». 24Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e sappiamo che la sua testimonianza è vera.

v. 19: La gloria di Dio in Pietro si manifesterà come si è manifestata in Gesù: nel dono totale di sé si rende manifesto e tangibile l’amore compassionevole di Dio per l’essere umano. Ecco dunque arrivare alla fine del Vangelo l’invito a Pietro: «Seguimi». Solamente dopo la rinuncia al «suo Messia», proiezione immaginaria del proprio desiderio di supremazia e potenza, Pietro può essere pronto ora alla sequela. Il percorso di conversione di Pietro diventa dunque invito e paradigma per chiunque oggi voglia mettersi al seguito del Maestro: condizione essenziale è spogliarsi e rinunciare a qualsiasi pretesa di possesso della figura e del messaggio di Gesù per aprirsi ed accogliere la sua proposta in totale libertà di cuore.

v. 20: Quando Pietro «si volge», invertendo, in tutti i sensi, il suo cammino, scorge il discepolo «che Gesù amava», ossia il modello che rappresenta bene l’autentico discepolo: colui che è intimo, familiare del Maestro. Da adesso sono in due a seguirlo: colui che non aveva mai smesso, fin dal principio, e Pietro che comincia da ora il suo percorso di sequela. Ma… vi è ancora qualcosa da aggiustare.

v. 21: La vista di colui che era arrivato per primo presso il sepolcro suscita la reazione di Pietro che pensa così di poter prendere a modello proprio questo discepolo: imitando lui sarà sicuro di non commettere nuovamente errori nel suo cammino.

vv. 22-23: Come ci ha abituati in tutte le narrazioni evangeliche, Gesù non risponde direttamente alla domanda ma invita, come suo solito, ad andare oltre. E questo «oltre» è lui stesso: il Maestro deve restare l’unico punto di riferimento per chi si mette al suo seguito. La presenza continuata nel tempo (»finchè verrò«), rende pronunciabile finalmente il Nome di colui che si rende sempre presente laddove «due o tre sono riuniti…». Condizione perché questo si realizzi è che ciascuno accolga l’invito: «tu segui me«. In questo percorso, dove ognuno sceglie di mettere in gioco la propria libertà personale nella sequela, si rinnova e si compie la missione iniziata dal Maestro e da lui affidata a coloro che decidono e scelgono di ripercorrerne il cammino. Il Quarto Vangelo si chiude dunque con il detto di Gesù che rimanda alla libertà data da lui e a tutti espande l’avvertimento dato a Pietro. In questo modo viene sottolineata la dignità di ogni discepolo che affonda le sue radici nella disponibilità personale a seguire lui e lui solamente.

vv. 24-25: L’autore è identificato con il discepolo amato da Gesù, ossia come opera di tutta la comunità dei «fratelli di Gesù», coloro che hanno accettato di seguirlo nella sua proposta fino al dono totale di sé. L’opera che viene offerta nel testo giovanneo – anche in questo cap. 21, aggiunto da una seconda mano ai primi venti – ha condensato l’intera vita di Gesù ma anche e soprattutto espresso l’intero messaggio racchiuso nel comandamento dell’amore da lui affidato ai suoi «amici» e discepoli. Come il prologo aveva indicato in Gesù l’autentico esegeta del Padre, così ogni discepolo è chiamato a saper rendere vivo oggi, nella sua carne e nel suo sangue, il messaggio di Gesù: «Dio è amore». Null’altro, nient’altro.

Per leggere, in chiave ecumenica ed interreligiosa, l’insieme dei capp. 1-2 dei vangeli secondo Matteo e secondo Luca, si veda la registrazione dell’incontro, svoltosi presso il Convento milanese delle Suore Orsoline (via Lanzone 53, Milano) il 24 novembre 2012 e intitolato «I vangeli dell’infanzia». Intervennero la giudaista Elena Lea Bartolini De Angeli e il pastore e teologo valdese Giuseppe Platone (si utilizzi pure per l’ascolto il seguente link: https://youtu.be/YFejB1XTXOQ).


[1] Per avere accesso ai volumi di dette traduzioni, ci si rivolga pure a: info@absi.ch

[2] Nata ad Avellino nel 1977, cattolica, sposata e madre di famiglia, dottoressa in teologia biblica (Pontificia Università Gregoriana di Roma), già docente di introduzione alla Bibbia (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale/ISSR di Avellino), insegna discipline bibliche presso la Pontificia Università Gregoriana e l’Università LUMSA di Roma. Ha pubblicato la sua tesi di dottorato dal titolo La schiavitù via di pace. Una prospettiva pragmalinguistica di Rm 6,15-23, PUG, Roma 2016. Ha collaborato alla redazione dei volumi Iniziare a leggere la Bibbia, Cittadella, Assisi 2018; Di’ soltanto una parola. Per leggere la Bibbia nella cultura di tutti, Effatà, Cantalupa (TO) 20182.

[3] Una variante riporta: «i giorni della purificazione della madre».

[4] La citazione è una «contaminazione» di quanto si legge in Es 13,2.12.15-LXX e forse in Nm 8,15-16.

[5] Lett. (Essere) salvezza, perché il sostantivo sôtérion esprime, con la figura retorica della metonimia, il contenuto del concetto.

[6] Cfr., quali possibili ascendenti testuali più o meno stretti, per es., Is 8,14; 28,16; Sal 118,22; Dn 11,41.

[7] Una variante dice: «sette giorni».

[8] Nato a Sedrina (BG) nel 1963, presbitero cattolico, esperto di pastorale e comunicazione biblica, impegnato con la Caritas di Bergamo in vari progetti di carattere sociale. Molto seguiti sono i suoi commenti alle letture evangeliche della liturgia cattolica quotidiana pubblicati sulla sua pagina Facebook personale all’insegna dell’esordio Buongiorno, mondo! H scritto la postfazione del volumetto collettaneo Il peccato è originale?, Cittadella, Assisi (PG) 2018.

27 Dicembre 2020 | 08:30
bibbia (59), Epifania (22), formazione biblica (8), natale (196)
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