Ticino

Dalla Parola di Dio alla vita per tutti: commenti ai testi biblici del tempo di Natale (IV)

a cura del Coordinamento della Formazione Biblica della Diocesi di Lugano

Questa è la quarta e ultima puntata del nostro percorso di confronto con alcuni testi biblici delle celebrazioni eucaristiche di rito romano e ambrosiano tra Natale e l’Epifania. Con questa lettura, nella giornata dell’Epifania, si conclude, per il momento, il contributo a www.catt.ch del Coordinamento della formazione biblica diocesana luganese. Riprenderemo nel corso del 2021 questo apporto, speriamo, utile per un rapporto significativo tra i testi biblici e tanto coloro che partecipano alle celebrazioni eucaristiche quanto chiunque sia interessato a questi argomenti.

Saremo lieti di conoscere l’opinione sui commenti proposti da parte delle persone che hanno letto questi contributi (scrivano pure a: info@absi.ch) sia per stabilire un dialogo con loro sia per avere elementi utili a valutare l’esito di quanto proposto, dall’inizio di dicembre 2020, in queste pagine elettroniche… 

Matteo 2,1-12 (rito romano / rito ambrosiano – commento di Angelo Reginato[1])

Il racconto della nascita di Gesù è incentrato sulla figura dei magi. La loro domanda (v. 2) introduce l’intera scena, che si divide in due parti: l’incontro con il falso «re dei giudei», Erode (vv. 3-9a), e quello con il vero re, nato a Betlemme (9b-12).

1Dopo che Gesù era nato a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco che alcuni magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «2Dov’è colui che è stato partorito[2] re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella nel suo sorgere, e siamo venuti per adorarlo».

3Udendo queste parole, il re Erode fu profondamente turbato e tutta Gerusalemme. con lui. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui era nato il Messia. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei assolutamente il più piccolo tra i capoluoghi di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà pastore del mio popolo, Israele» (Michea 5,1)[3]7Allora Erode, chiamati segretamente i magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi con esattezza del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga e lo adori». 9Udite le parole del re, essi partirono. 

Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Vedendo la stella, essi provarono una gioia molto, molto grande. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, cadendo in ginocchio, si prostrarono adoranti davanti a lui. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti poi in sogno di non dirigersi nuovamente da Erode, per un’altra via ritornarono al loro paese.

vv. 1-2: La narrazione matteana della nascita di Gesù è estremamente sobria: viene fatta in meno di un versetto (v. 1a), in cui l’autore fornisce le coordinate spazio-temporali dell’evento, le quali giocano un ruolo teologico, più che informativo. Ciò che sta a cuore a Matteo è il «prima» (Giuseppe) ed il «dopo» (i magi) di questa nascita. In linea con la lettura antica, che presenta la nascita di un grande personaggio nei termini di prefigurazione della sua vita adulta, anche questo brano del «vangelo dell’infanzia» matteano rimanda simbolicamente al Crocifisso risorto. Ecco gli indizi testuali: i magi domandano del «re dei Giudei», titolo che userà Pilato nell’interrogatorio di Gesù (cfr. 27,11) e i soldati del governatore, nella farsa dell’intronizzazione regale (cfr. 27,29); il medesimo titolo comparirà nel cartello posto sulla croce per indicare il motivo della condanna (cfr. 27,37). 

vv. 3-9a: Erode convoca scribi e sacerdoti, membri del sinedrio, come nel processo presieduto da Caifa (cfr. 26,57ss). Anche il dono della mirra rimanda al momento della sepoltura. Il racconto di Matteo non presenta l’album fotografico del neonato Gesù, ma legge, nel frammento della nascita, il tutto di una vicenda che lo porterà a regnare dalla croce. Dunque, non un resoconto storico; piut- tosto una narrazione midrashica. Essa rilegge in riferimento a Gesù l’attesa messianica di Israele, testimoniata in alcuni testi profetici, nonchè la ricerca pagana, espressa dalla figura dei sapienti giunti dall’Oriente. Su costoro Matteo non fornisce alcuna informazione, se non il fatto che hanno osservato il cielo stellato e vi hanno scorto una nuova stella. 

Per gli antichi, la nascita di un personaggio illustre era accompagnata dalla comparsa di una stella. Anche Israele attendeva che spuntasse la stella, profetizzata da Balaam (cfr. Nm 24,17), intesa come segno dell’avvento del Messia. I sapienti d’Israele, consultati da Erode riguardo alla domanda posta dai magi, rispondono facendo riferimento alla profezia di Michea (5,1): il Messia viene da Betlemme, la città di Davide. Gli scribi, che sanno, rimangono inerti ed Erode, venuto a sapere, corre ai ripari. Sono i magi a prendere sul serio la profezia, andando a Betlemme. 

vv. 9b-12: Ai magi appare la stella. Sono loro a sperimentare intensamente la gioia messianica (v. 10). E al termine del loro viaggio, trovano il bambino, che riconoscono come re, prostrandosi e offrendo i loro doni. Il Messia, protagonista del racconto di Matteo, va, dunque, cercato, lasciandosi guidare dai segni dei tempi (la stella) e dalle Scritture d’Israele. Una ricerca esistenziale, che mette in cammino, come tornerà a dirci Matteo, nel prosieguo del testo, facendo entrare in scena numerose altre figure discepolari. 

Per ascoltare una lettura complessiva di Matteo 2,1-12, si visiti pure il canale youtube «Associazione Biblica della Svizzera Italiana» (»Corso Vangelo secondo Matteo – Centro Pastorale «San Giuseppe» di Lugano – 8.10.2019 – LINK [sino a 25’ 39’’]).


[1] Nato nel 1963 ad Abbiategrasso (MI), è licenziato in Teologia biblica (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano) e svolge un ministero pastorale nella chiesa evangelica battista a Lugano. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: «Che il lettore capisca» (Mc 13,14). Il dispositivo di cornice nell’evangelo di Marco, Cittadella, Assisi (PG) 2009; (con Lidia Maggi), Dire, fare, baciare… Il lettore e la Bibbia, Claudiana, Torino 2012; (con Lidia Maggi), Liberté, égalité, fraternitè. Il lettore, la storia e la Bibbia, Claudiana, Torino 2014; (con Lidia Maggi), Vi affido alla Parola. Il lettore, la chiesa e la Bibbia, Claudiana, Torino 2017; Corpi di desiderio. Dialoghi intorno al Cantico dei Cantici, Claudiana, Torino 2019. 

[2] 2,2. La versione CEI 2008 (Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?) o altre traduzioni contemporanee (per es., la Nuova Riveduta 2006: Dov’è il re dei Giudei che è nato?) non rendono adeguatamente la pregnanza del participio sostantivato techthèis. Esso nel significato specifico di partorire esprime la differenziazione politica e religiosa decisiva tra il neonato e chi è in quel momento sovrano, ossia Erode. 

[3] 2,6. Il confronto del testo di Michea 5,1 tra il testo ebraico, la traduzione dei Settanta e il passo matteano mostra che quest’ultimo è sensibilmente diverso per tre motivi: il nome della regione di Betlemme (terra di Giuda, non di Efrata); il rafforzamento del ruolo di Betlemme rispetto alla regione di appartenenza; la sottolineatura della funzione di pastore messianico di chi nascerà (cfr. 2Sam 5,2b: «Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele»). Colui che deve nascere (e i magi credono che egli sia già nato) si ricollegherà alla dinastia di Davide, re-pastore, e non re-tiranno come Erode. 

6 Gennaio 2021 | 08:30
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