Giovani

Da una "Chiesa per i giovani" a una "Chiesa di giovani"

Una cosa è certa per mons. Alain De Raemy, vescovo ausiliare per la diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, nonché responsabile per la Pastorale dei giovani in seno alla Conferenza dei vescovi svizzeri: il Sinodo dei giovani, che si è tenuto nell’ottobre scorso a Roma, non è ancora finito, ma è nella sua fase di attuazione e chiede che i giovani siano aiutati a portare nelle Conferenze episcopali e nei movimenti a cui appartengono sia le conclusioni del Sinodo stesso, sia le riflessioni del Papa nell’esortazione apostolica «Christus vivit». Da questo documento e dal lavoro dei padri sinodali è emerso con chiarezza come sia necessario per la Chiesa lavorare di più per intercettare i sogni e le aspirazioni più profonde dei giovani. Una Chiesa eccessivamente «timorosa e strutturata» – come l’ha definita il Papa – non sarà mai capace di venire incontro ai giovani in modo autentico.

Proprio per continuare a riflettere su queste tematiche, settimana scorsa centinaia di giovani delegati da tutto il mondo si sono ritrovati a Roma in occasione del Forum internazionale dei giovani. Molto coinvolto durante il mese del Sinodo, mons. De Raemy questa volta non è sceso nella capitale italiana, ma ha delegato due giovani svizzeri per l’occasione: Aline Jacquier, attiva per i giovani in Vallese, e Roman Fiabane, della regione di Zurigo, accompagnati da Claire Jonard, coordinatrice al Centro romando per le vocazioni. Mons. De Raemy ha voluto coinvolgere e dare la parola a due giovani svizzeri, nella ferma convinzione che per una buona attuazione del Sinodo vi debba essere un lavoro congiunto di giovani e vescovi. Claire conferma questa attitudine: «La cosa bella del Forum è che abbiamo deciso di lasciar lavorare i giovani sulla Christus vivit in modo totalmente indipendentemente. Ciascuno ha inventato il suo modo di lavorare sul testo. Penso sia proprio l’auspicio del Papa. Per tutelare questo clima propositivo, il “Dicastero per i laici, la vita e la famiglia” sta promuovendo la creazione di un Consiglio dei giovani a livello vaticano».

Nel frattempo c’è chi ha parlato della possibilità che anche in Svizzera possa nascere un organo simile, che affianchi il lavoro dei vescovi a livello nazionale: «Idealmente – ci spiega mons. De Raemy – dovrebbe trattarsi di un organo che filtri i dibattitti con l’occhio dei giovani e aiuti i vescovi a capire come vivono i giovani le tematiche attuali. Ma devo dire che purtroppo non c’è molto entusiasmo al momento per questa idea. La perplessità maggiore è dovuta alla complessità della Chiesa svizzera e delle sue realtà».

«Mons. De Raemy – aggiunge Aline – ha perfettamente ragione. I giovani di tutto il mondo, e anche noi, oggi chiediamo una cosa soprattutto: che ci siano persone formate per accompagnarci e ascoltarci. Abbiamo grandi domande che richiedono grandi risposte». Ma Roman sottolinea: «Il Sinodo è un processo che continua ad evolversi. Per questo è difficile fissare un obiettivo e darsi delle temepistiche perché qualcosa cambi effettivamente. Il compito della Chiesa svizzera oggi? Motivare i giovani. Bisogna far vedere che credere e avere fede è bello: un di più, non un di meno».

Quanto alle realtà giovanili, mons. De Raemy ha un auspicio particolare: «Sarebbe bello recuperare ciò che tanti movimenti hanno perso: la radice della fede. I ragazzi sentono il bisogno di una fede contagiosa, trasmessa tra pari. In questo modo , il messaggio si fa davvero liberatorio, soprattutto per un adolescente».

Claire, che lavora da anni con decine di giovani nella Svizzera romanda e che ha visto crescere numerose vocazioni sostiene che «la sfida è fare del Sinodo un’esperienza missionaria. Non bisogna tanto chiedersi da chi siamo chiamati, ma perché e verso chi. È una domanda che, con il nostro aiuto, i giovani devono porsi. Bisogna inoltre cambiare prospettiva, smettere di parlare della “Chiesa e i giovani”», come se fossero due entità separate: i giovani sono la Chiesa».

109 Paesi a Roma per il Forum dei giovani

«Voi siete l’oggi di Dio, l’oggi della Chiesa! Non solamente il futuro, no, l’oggi. O ve la giocate oggi, o perderete la partita». Così papa Francesco si rivolgeva sabato scorso ai molti partecipanti dell’XI edizione del Forum internazionale dei giovani, tenutosi a Sassone di Ciampino, nei pressi di Roma, dal 19 al 22 giugno, sul tema «Giovani in azione in una Chiesa sinodale» e promosso dal “Dicastero per i laici, la famiglia e la vita”.

246 i ragazzi tra i 18 e i 29 anni che hanno partecipato, in rappresentanza di ben 109 Paesi e di 37 comunità e movimenti ecclesiali. L’incontro è stato voluto per riflettere sull’impatto, a nove mesi di distanza, del Sinodo nelle Chiese locali, alla presenza del cardinale Kevin Farrell, prefetto del «Dicastero per i laici, la famiglia e la vita». Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, invece ha richiamato l’attenzione sulla bellezza di quello che è stato il Sinodo: «Nel tempo del Sinodo abbiamo condiviso, abbiamo faticato insieme, abbiamo lavorato insieme, abbiamo gioito insieme per essere Chiesa insieme ». Una giornata intera è quindi stata dedicata all’esortazione post-sinodale di papa Francesco «Christus vivit». Alla fine, sabato scorso, i giovani sono stati accolti in udienza dal Papa.

Laura Quadri

Da sinistra: una guardia svizzera, Claire Jonard, coordinatrice del Centro per le vocazioni della Svizzera romanda, Romane Fiabane, Aline Jacquier e l’addetto stampa delle Guardie Svizzere, Urs Breitenmoser.
29 Giugno 2019 | 06:00
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