dal Mondo

Conversioni forzate e mancanza di diritti per le minoranze in Pakistan

08.08.2019, 06:08 / RedCattKG

Porre l’attenzione sul drammatico fenomeno delle conversioni forzate all’islam di giovani donne e perfino adolescenti appartenenti alle minoranze religiose, in particolare indù e cristiane. E’ l’obiettivo della conferenza stampa che l’avvocatessa cattolica pachistana, Tabassum Yousaf, terrà oggi 8 agosto, a Karachi, assieme all’associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”. “Ogni anno almeno mille delle nostre ragazze vengono rapite, violentate, obbligate a convertirsi all’Islam e costrette a sposare i loro aguzzini”, denuncia la Yousaf in un comunicato. All’evento prenderanno parte esponenti delle diverse religioni, come il cardinale Joseph Coutts e alcuni leader religiosi islamici.

La Giornata per le minoranze
La conferenza è realizzata anche in occasione della prossima Giornata per le minoranze, che in Pakistan ricorre l’11 agosto, intende infatti approfondire il tema delle misure che in Pakistan potrebbero consentire non soltanto la tutela delle minoranze, ma anche il loro sviluppo. “I nostri ragazzi non hanno accesso ad un’istruzione adeguata e pertanto sono penalizzati anche nella ricerca di un impiego”, afferma la Yousaf che con la collaborazione del cardinal Coutts e di leader di diverse fedi, ha steso una risoluzione in 10 punti per la promozione delle minoranze che sarà firmata dai partecipanti alla conferenza.

Le richieste di giustizia e di diritti
Al primo punto, la risoluzione si chiede di fissare a 18 anni l’età minima per contrarre matrimonio, mentre al punto n. 9 si richiedono tutele legali contro i rapimenti e le conversioni forzate che non sono consentite dalla stessa religione islamica. Le minoranze del Pakistan necessitano di essere tutelate, ma desiderano anche contribuire attivamente allo sviluppo del Paese e chiedono di avere un ministro federale per le minoranze, un vuoto ancora non colmato dalla morte di Shahbaz Bhatti nel 2011. L’avvocatessa Yousaf rivolge un appello alla comunità internazionale e in particolare all’Occidente, perché diano voce alla richiesta di giustizia e di diritti che viene dalle minoranze del Pakistan, “come fa da sempre ACS che ringraziamo per aver sostenuto anche questa nostra iniziativa”. La sua gratitudine va poi a Papa Francesco a nome dei cristiani del Paese, per la vicinanza nella preghiera.

L’intervista de “L’Osservatore Romano”
A difendere i cristiani perseguitati in Pakistan è anche l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, 38 anni, attivista dei diritti umani, di cui L’Osservatore Romano di oggi pubblica un’ampia intervista realizzata da Paolo Affatato. “La vita per le minoranze religiose in Pakistan è segnata da violenze, discriminazioni, abusi dei diritti umani fondamentali, denuncia nell’intervista l’avvocato. (…) Il governo dovrebbe prenderne piena coscienza e agire di conseguenza, per tutelare i cittadini pakistani non musulmani e promuovere lo stato di diritto, la giustizia e la libertà”. Sardar Mushtaq Gill, afferma nell’intervista che “le violenze sui cristiani e gli episodi di intolleranza sono in aumento in Pakistan e molte famiglie oggi soffrono solo a causa della loro fede”.

Occorre rispettare la libertà religiosa
La Giornata dedicata alle minoranze, allora, “serve proprio a ricordare che cittadini cristiani, indù o di altre religioni non sono cittadini di seconda classe, non devono essere discriminati o, nel peggiore dei casi, perseguitati impunemente – dice Gill – ma hanno i medesimi diritti e doveri , devono godere di pari opportunità e vivere in Pakistan una vita serena, all’insegna di libertà, giustizia e benessere”. Per questo c’è bisogno anche “del supporto di organizzazioni internazionali, nonché di una indagine Onu che possa fare luce sulla situazione, rispondendo alle preoccupazioni sul mancato rispetto della libertà religiosa”.

Gli abusi di cui sono vittime le ragazze cristiane
E ricorda “le vite di innocenti che languono nel braccio della morte nelle carceri pakistane”, coloro che accusati falsamente in base alla nota legge di blasfemia, che punisce il vilipendio all’islam o al profeta Maometto, “stanno attraversando un lungo calvario giudiziario” con la prigione, la perdita del lavoro e della casa o l’obbligo di vivere nascosti per sfuggire alle esecuzioni sommarie. Tra i casi più recenti di uso improprio della legge di blasfemia, l’avvocato cita quello dei coniugi cristiani Shafqat Emmanuel e Shagufta Kausar, condannati a morte nel 2014 con l’accusa di aver inviato sms blasfemi. L’avvocato sottolinea poi come quello dei rapimenti e delle conversioni religiose forzate sia “un tasto dolente ed è una ferita aperta nella società”. Coinvolge, infatti, ogni anno oltre mille ragazze indù e cristiane, se si calcolano solo i casi denunciati. Secondo Gill, “è necessario, per arginare seriamente il grave fenomeno, emanare una legge federale anti-conversione che tuteli esplicitamente la libertà di coscienza e di fede e punisca ogni abuso”. Inquietante risulta anche, rileva ancora, “la tratta di esseri umani che coinvolge ragazze cristiane che, attratte con l’inganno, finiscono in Cina per allietare ricchi uomini d’affari in Oriente”.

E’ necessario lavorare insieme per il bene del Paese
L’articolo de L’Osservatore Romano ricorda che sul tema della tutela delle minoranze si è alzata anche la voce della Commissione giustizia e pace dei vescovi cattolici del Pakistan, che chiedono al governo misure urgenti. Da parte loro “le minoranze religiose – osserva Sardar Mushtaq Gill – non devono ghettizzarsi o procedere separatamente nella società, poiché ne sono parte integrante”. E cita “il prezioso contributo dato al Pakistan da membri delle minoranze”. Cristiani e indù, conclude Gill, “sono veri patrioti, che amano e sono pronti a dare la vita per la nazione. Oggi siamo chiamati a lavorare insieme per la prosperità del nostro amato Paese”.

(Vatican News)

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